Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1975>   pagina <106>
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Libri e periodici
della marina, mentre qualche maggiore attenzione, sia pure priva d'approfondimento, e rivolta alla vita intellettuale e culturale.
Da quanto s'è accennato, risulterebbe che il libro del May per molti versi delude; è basato prevalentemente sulla pubblicìstica di seconda mano, e per di più piuttosto invec­chiata (poiché la sua pubblicazione in America risale al 1968, ma la stesura si colloca negli anni fra il 1940 e il '48); risente d'una certa frettolosità e incompletezza, tanto da risol­versi per molti capitoli in ima serie di oc schede labilmente collegate; ed fornisce piuttosto una storia esterna che una storia della struttura sociale e della vita economica dell'Im­pero. Eppure, per molti versi, abbiamo davanti la più vasta sintesi della storia asburgica nell'età di Francesco Giuseppe che sia mai comparsa. Specialmente attento ai rapporti fra l'Austria e l'Ungheria, fra il centro e la periferia, e alle relazioni che intercorrono fra le necessità della politica interna e le manifestazioni di politica estera, il libro si rivela un indispensabile strumento di studio per quanti vogliano affrontare nei particolari, quindi anche nell'ambito della storia delle regioni italiane, la trattazione d'argomenti che rientrino nella complessa e contraddittoria storia della duplice monarchia.
Se il volume del May, pur nella sua estesa mole, fa avanzare parecchie e non lievi riserve (la traduttrice contribuisce a qualche confusione, usando indifferentemente Tiralo e Trentino, Zagabria e Agrani, e simili), il volume del Wandruszka, assai più agile, ci ap­pare anche più coerente e preciso. Esso risente, certo, del fatto d'essere inserito in una col* lana storica di tono divulgativo che ospita libri di valore assai diverso sulle Grandi fa­miglie , ina l'Autore evita con cura di cadere nell'apologia, pur essendo mosso da indubbia simpatia per il suo argomento, in cui si mostra per ogni aspetto competente.
Il motivo di fondo del libro del Wandruszka è che la dinastia degli Asburgo sia stata forse l'unica dinastia europea, fedele alla legge che l'aveva fatta sorgere nel centro stesso del continente. Regnando su paesi diversissimi, assimilando nella propria tradizione idee politiche e correnti spirituali proprie di molti popoli, essa partecipò veramente della loro vita piuttosto che dominarli, esplicò un'intensa attività riformatrice in ogni epoca, dando prova di spiccato senso dell'equilibrio. Nella sua storia quasi millenaria, la dinastia espresse diverse vigorose personalità di principi, su cui l'Autore si sofferma per esemplificare con­cretamente il suo assunto: il capostipite Rodolfo, l'ambizioso Rodolfo IV, Federico HI vero fondatore dell'Impero, l'abile Massimiliano e il grande Carlo V fondatore dell'ege­monia spagnola in Europa, Filippo II re cattolico e Ferdinando II restauratore del Cattolicesimo nell'età della Controriforma, Carlo VI e la mitica Maria Teresa, i figli di questa Giuseppe H e Pietro Leopoldo intensamente rivolti alle riforme, il ce buon Fran­cesco. Con Francesco Giuseppe, a primo impiegato dello Stato e buon padre di famiglia , la dinastia esercitò una lunga azione educatrice e plasmatrice che in parte sopravvive; con Carlo II essa si concluse non indegnamente sotto il segno della corona di spine .
Suggestivo, sintetico e illuminante, felicemente articolato e steso, il libro del Wan­druszka assolve pienamente il suo scopo di cogliere gli aspetti significativi della storia asburgica e di stimolare nuove, inconsuete linee di ricerca al di fuori degli schemi abusati, nella convinzione che sempre le esperienze passate possano riuscire feconde, e queste in particolare possano servire per i compiti presentì, e futuri dell'Europa. Tale convinzione trova conferma nella pubblicazione recente, anche in lingua italiana, di libri come quello del May, o del Tapié (Monarchia e popoli del Danubio), o del Brook-Shepherd (La tragedia degli ultimi Asburgo), mentre ci vengono naturalmente alla mente gli Atti di alcuni Con­gressi triestini e trentini, studi di Ernesto Sestan, di Giovanni Quarantotti, di Umberto Corsini, d'Angelo Filipuzzi e del compianto Giuseppe Stefani. Un profilo assai interessante d'un dimenticato come l'arciduca Lodovico Salvatore ad opera di Fiorello de Farolfi (negli Atti e Memorie della Società istriana di archeologia e storia patria, voi. 72-73) con­fermerebbe quello propensione per le scienze naturali, che assieme alle buone capaciti amministrative sarebbe caratteristica degli Asburgo oc italiani . Son segni tutti che ci di­cono d'un ripensamento, già in atto, della storia del grande Impero centro-europeo e dei suoi uomini influenti, al di fuori degli schemi risorgimentali e post-risorgimentali che
troppo a lungo han dominato.
SERGIO CELLA