Rassegna storica del Risorgimento
STORIOGRAFIA GRAN BRETAGNA
anno
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1975
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pagina
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172
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352
Luigi Parentm
gàorno, proprio sul filo di una crisi generale. Ne risulta pertanto il capitolo più lungo (oltre cinquanta pagine contro la media delle trenta) ed armonico nei suoi termini, rivelatore inoltre del metodo storico dello stesso studioso.
Naturalmente è la diade di sempre a rimettersi in moto in questa occasione: la rivoluzione borghese, esplicanlesi attraverso il parlamento e le classi egemoni, e di contro, quella contadina, la cui unica aspirazione era la spartizione delle terre, cosa che faceva gridare non a torto alla leisure-class all'avanzata del comunismo.
Il discrimine quarantottesco va individuato allora in una crisi congiunturale e momentanea, e non di struttura, a nostro parere, ed una concausa legittimamente valida potrebbe partire anche dalla lotta diplomatica con la Inghilterra a proposito degli zolfi siciliani.
Ma vale sempre dopo quanto detto il giudizio della scuola etico-poLitica sugli ultimi dodici anni del Regno, per il quale essi rappresentano la caduta di ogni ideale morale e culturale?
Il Lepre non pare sostanzialmente discostarsi da questa posizione, spiegando inoltre le ragioni esclusivamente politiche dell'indirizzo economico governativo, riportabili però all'intera area europea all'indomani del colpo controrivoluzionario napoleonico del 2 dicembre.
Nessuna occasione migliore per iniziare una quantificazione socio* strutturale, che è poi il desiderio auspicato dall'autore, che servirsi dei suggerimenti del Villari {Problemi dell'economia napoletana alla vigilia dell'unificazione, con antologia di testi, Napoli, 1957). ed anziché fruire di vecchi strumenti, guardare ad esempio, ad un fondo interamente trascurato quale i fasci della Commissione di statìstica generale (decreto 21 agosto 1851), che per 'la sua stessa natura amministrativa rappresenta l'optimum per Tesarne della 'bilancia commerciale contemporanea.
Però l'istanza ideologico-politica (1* attrazione del pensiero pisaca-niano per il Lepre è forte, ne sono testimoni le pagine dedicate al suo pensiero sul ruolo del comune) precede ed annulla quella economico-sociale, e non si raggiunge allora la completezza d'analisi del capitolo precedente.
Abbiamo cercato di riassumere per sommi capi alcuni passaggi del vastissimo ed attento lavoro del Lepre, almeno per la parte che più direttamente ci riguarda.
Alla colonna dell'attivo dobbiamo allegare la capacità di darci un quadro dei fatti e dei problemi trattati in modo partecipe e scarno, da liberarci cioè da quelle visioni contemplative così ireniche, mentre lo specifico sto-co vide tensioni, opposizioni e scelte di capitale importanza.
In definitiva il problema di fondo, accanto ai tratti esterni segnalati e alle obiezioni particolari già avanzate, rimane la dimensione metodologica quale emerge da questa ricerca. Manca in essa, per potersi parlare di una indagine puntuale ed esauriente in chiave marxista {come pure era legit-