Rassegna storica del Risorgimento

STORIOGRAFIA GRAN BRETAGNA
anno <1975>   pagina <173>
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li Mezzogiorno nella Restaurazione 353
timo attendersi, in conseguenza della biografìa ideologica dell'autore), l'analisi della dialettica delle classi egemoni e degli strati subalterno:, -vista dall'interno delle classi subalterne stesse. È incontestabile che al centro del­la storia meridionale, come quella più vasta, italiana, ci ala la borghesia con le sue convinzioni, credenze ed interessi, però obiettività e rigore etilici reclamano che sa individuino e localizzino in seno a questa situazione lo stato reale delle classi subalterne, che ha svolto nel corso deU'800 una non trascurabile funzione nello sviluppo della società meridionale, da misurare volta per volta. E per questo motivo l'obiettivo della sua ricerca, controllo più esaurientemente possibile delle strutture socio-economiche dei nodi del Mezzogiorno (come pure era slato anticipato nella premessa), rimane a li­vello di intelligente rilettura (non distigue Gramsci a tale proposito tra ce storia integrale e storia integrativa e complementare ?), ma mai di ribaltamento, o, come la storiografia militante marxista viene facendo da alcuni anni a questa iparte, di vero e proprio rovesciamento 'd'inter­pretazione. ')
A costo dà sembrare un poco pedanti, dobbiamo insistere riguardo alla vastità ed estensione del lavoro di scavo sulle classi subalterne, non senza ricordare che i modelli e i risultati conseguiti da circa un trentennio dal Lefebvre e continuali dalla recente storiografia francese sullo studio della mentalità collettiva sono li a dimostrarci come questo desideratum possa realizzarsi.2)
Così potrebbe accadere di non dovere trascurare, come pure è avvenuto nell'economia di questo libro, il mutamento del paesaggio agrario meridio­nale nel primo cinquantennio d.ell'800, elemento che è a monte del suo sistema economico. non accenniamo, se non di sfuggita, ad un altro set­tore, suscettìbile di ulteriore analisi, quello delle tecniche agrarie adottate o respinte nel Regno, e tanti, campi ancora, come l'altro sulla 'burocrazia borbonica, rimangono aperti per lo studioso del periodo.
i) È la caratteristica che distìngue lavori della a nuova sinistra , come quelli di R. DEL CARHIA, Proletari senza rivoluzione. Storia delle classi subalterne italiane dal 1860 al 1950, Milano, 1966; e di G. DE CARO, Salvemini (Torino, 1970). Una segnalazione a parte merìla U lavoro di E. M. CAPJSCELATRO-A. CARLO, Contro la questione meridionale Studio sulle origini dello sviluppo capitalistico in Italia, Roma, 1972, almeno per il periodo ohe ci riguarda, che rigetta l'impostazione sia gramsciana, sia liberale (Romeo) della questione meridionale, sulla base della linea del sociologo-economista Gunder-Frank: il sottosviluppo complementare e congenito allo sviluppo. Indubbiamente nel libro dei due autori ai riper­corrono, con soluzioni forse esageratamente sbrigative e definitorie, tappe significative per la storia politica recente e meno recente del nostro paese, e da qui il carattere di chiusura oltranzista alle tesi avanzate da parte di tutti gli schieramenti politici e storici.
2) Un aggiornamento di questo discorso è stato avviato nel colloquio di Snini-Cloud del 1965, diretto da Ernest Labrousse, e di cui sono da vedere gli interventi in Ristoire sociale. Sources et méthodes, Paris, 1967, in particolare quello di A. SobouL