Rassegna storica del Risorgimento

STORIOGRAFIA GRAN BRETAGNA
anno <1975>   pagina <175>
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RASSEGNE, DISCUSSIONI E VARIETÀ
H GLI ESULI MODERATI SICILIANI
ALLA VIGILIA DELL'ANNESSIONE DELL'ISOLA
I moderati siciliani emigrati in Piemonte dopo il '48-*49 rimasero a lungo legati al programma quarantottesco i cui punti fondamentali erano: costitu­zione, monarchia, autonomia, federazione. Si confermava, cioè, che la Sicilia doveva prima risolvere i propri problemi, per unirsi poi, conservando la con­quistata autonomia, agli altri Stati italiani, allorché anche questi avessero com­piuto la loro opera di affrancamento dallo straniero e dal dispotismo. ')
Ma la permanenza in Piemonte portò gradualmente i moderati a compren­dere la necessità di un unico aforzo nazionale, del conseguente abbandono delle particolari aspirazioni siciliane. Questo processo dette luogo al formarsi di un vasto ventaglio di posizioni particolari, non sempre ben definite, anche perché molto influenzate dal rapido mutare delle circostanze. La differenziazione do­veva divenire più acuta nel biennio '59-60, allorché gli avvenimenti prevalsero sui programmi teorici e costrinsero gli esuli siciliani a prendere posizione per evitare di essere completamente tagliati fuori dal gioco politico.
Nel caleidoscopio di voci, di incontri, di dissensi, assumono una non trascu­rabile importanza alcune lettere di Francesco Ferrara dalle quali si possono ricavare elementi utili per comprendere avvenimenti altrimenti poco chiari.2'
All'inizio del '59, in seguito alle dichiarazioni, il 1" gennaio, di Napo­leone m e, il 10 gennaio, di Vittorio Emanuele II* apparve prossima una solu­zione del problema italiano: più che mai gli esuli, pronti ad approfittare di ogni occasione favorevole, intensificarono la loro attività.
Fin dall'inizio dell'esilio, gli autonomisti siciliani avevano ricercato l'ap­poggio dei principali governi europei ed avversato ogni tentativo di insurre­zione popolare, in quanto lo ritenevano sterile e pericoloso. Continuavano, in­fatti, a credere che la sorte della Sicilia dipendesse principalmente dalla diplo­mazia e che in quella direzione dovessero essere convogliati i loro sforzi. Per­ciò, di fronte al succedersi degli eventi del '59, sperando sempre di ottenere il riconoscimento dei diritti dell'Isola attraverso la pressione esercitata sui go­
ti Non si intendeva con questo venir meno al sentimento di nazionalità italiana; Eme-rico mjàju combatteva aspramente l'accusa che la rivoluzione siciliana del '48 fosse ri­masta ancorata al mito della e nazione siciliana . I Siciliani amano l'Italia come e forse più degli altri italiani; ... odiano i governi unitari di fusione perché soli in Italia hanno sof­ferto per mezzo secolo i donni di questo ni sterna vandalico... I Siciliani sarebbero oggi meno infelici se nel 1848 fossero stati, meno italiani (E. Amari a Guerrazzi, 12 gennaio 1858, in RENATO COMPOSTO, Gli esuli siciliani alla vigilia della rivoluzione del 1860, Palermo, Manfredi, 1901, p. 50, in parte già pubblicato in Quaderni del Meridione, a. Ili, 1960, PP. 113-129; 225-237; 850-363).
2) Tutte le lettere del Ferrara citate nel presente articolo sono ancora inedite e deposi­tate pressoi! a Fondo per la pubblicazione delle Opere Complete di Francesco Ferrara, sotto gli auspici dell'Associ azione Bancaria Italiana e della Banca d'Italia , che ne ha cortese­mente consentita la consultazione.