Rassegna storica del Risorgimento

STORIOGRAFIA GRAN BRETAGNA
anno <1975>   pagina <176>
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Gabriella. Ciampi
verni europei, essi prepararono, come già in passato, alcuni Memorandum. Uno fu redatto allorché, prima dell'inizio delia guerra sì profilò la possibilità, poi svanita, di un Congresso europeo in cui venisse affrontato il problema italiano. Un secondo, nel quale si chiedeva l'unione personale, con due corone separate, di Napoli e della Sicilia, sul modello della Svezia e della Norvegia, l> fu pre­disposto nel vivo delle ostilità a cura di Enterico Amari per essere presentato a Napoleone HI. L'Amari stesso, con il marchese di Torre Arsa, il principe di Pandolfina e Filippo Cordova, si recò a Milano con la speranza di avvicinare Napoleone, che aveva fatto ingresso insieme con Vittorio Emanuele II nel capo­luogo lombardo 1*8 giugno. La ime improvvisa della guerra e l'armistizio di illafranca interruppero bruscamente l'attività e le speranze degli esuli e il memorandum non potè essere presentato.
D'altra parte, però, c'era chi, come il marchese Torre Àrsa, pur conti* nuando a partecipare all'opera dei suoi amici autonomisti, cominciava a distac­carsene per avvicinarsi alla politica cavouriana. Egli, infatti, vedeva nel Cavour l'iniziatore, se non il fondatore, di quella nazionalità Italiana... che io riguar­derò come già esistente, allorché uno Stato forte sarà cosi solidamente costi* tuito da riassumere in sé gl'interessi maggiori e l'avvenire politico delle altre frazioni della Penisola .2 Egli invitava, perciò, i Siciliani ad appoggiare il governo piemontese nella guerra contro l'Austria, rinviando ogni discussione sulla forma governativa a dopo la liberazione dell'Italia dallo straniero. In parti* colare per la Sicilia egli auspicava che non potendosi l'Italia unificare, si ac­quistasse l'Isola nostra quanto più le sia possibile della sua autonomia, com­piendo però tutti i doveri, che in questo momento le impone il grande inte­resse della guerra nazionale .3
) Uco DE MAIUÀ (L'opera degli emigrati siciliani nel carteggio Torrearsa. Quadrien­nio 1857-1860), in La Sicilia nel Risorgimento italiano, a. I (1931), fase. I, p. 66), ag­giunge: Fare si fossero accordati per chiedere all'imperatore il cambiamento del re di Napoli con un monarca dì coniazione francese . Però, non confermano tale supposizione, né FRANCESCO DE STEFANO (/ Fardello di Torre Arsa. Storia di tre patrioti, estr. da Rassegna statica del Risorgimento, 1934, pp. 921-984, 1221-1372; Torino, Chiautore, 1935, p. 138) che ha consultato il carteggio di Torre Arsa, né LUCIA LA BELLA (Vincenzo Fardello di Torre Arsa, I suoi tempi e i suoi amici, in Archivio storico per la Sicilia orientale, 1932, p. 467, nota 3) la quale testualmente scrive: Nulla c'è, veramente nel carteggio che giustifichi tale supposizione, tuttavia potrebbe avere una certa probabilità . Anche nelle lettere scambiate in quel periodo fra Torre Arsa e Ruggero Settimo sul memorandum in questione, non c'è alcun accenno a tale particolare. Cfr. CARLO AVARNA DI GUALTIERI, Ruggero Sèttimo nel Risorgiménto Siciliano, Bari, Laterza, 1928, pp. 242*244. In ogni caso si può escludere, con una certa sicurezza, che negli autonomisti siciliani vi fossero echi muratliani, poiché essi erano ben consapevoli del pericolo che una monarchia accen­tratrice ed autoritaria, sostenuta dall'impero francese, poteva esercitare sulla loro Isola. Cfr. FIORELLA BARTOCCINI, Il Muranismo, Milano, A. Gmffrè, 1959.
2) Lettera di Torre Arsa a Calvino del 13 aprile 1859, in GIACOMO EMILIO CUBATOLO, Garibaldi, Vittorio Emanuele, Cavour nei fasti della Patria, Bologna, Zanichelli, 1911, p. 40.
3) Ibidem. Sin dal gennaio, il Torre Arsa aveva scritto Sai il mio programma: l'Italia una, la Sicilia parte di essa. L'Italia divisa; e la Sicilia si abbia la sua amministrazione, per non dire la tremenda parola indipendenza e che si leghi con forti vincoli politici agli stati liberali della penisola; le parziali fusioni con Napoli e col Piemonte non mi vanno a san­gue . Lettera di Torre Arsa a Calvino, del 15 gennaio 1859, ibidem, p. 39.