Rassegna storica del Risorgimento

STORIOGRAFIA GRAN BRETAGNA
anno <1975>   pagina <177>
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Gli esuli moderati siciliani nel 1859-60 357
Diversità di posizioni fra gli autonomisti emergono anche dalle reazioni che i vari esponenti del grappo ebbero nei confronti di una iniziativa per un'azione congiunta fra esuli napoletani e siciliani, presa nella primavera del '59 da Pasquale Stanislao Mancini, iniziativa che alcune lettere del Ferrara con­sentono di meglio definire.
Tra la fine di maggio ed i primi di giugno il Mancini avvicinò il Ferrara ed il Cordova, nel tentativo di superare il tradizionale antagonismo con gli Iso­lani; egli si proponeva altresì di eliminare, o almeno attenuare, le discordie esistenti all'interno del gruppo napoletano fra il Mancini stesso da un lato e Poerio, Scialoja e Massari dall'altro. Questi ultimi, infatti, sotto l'impulso del Poerio, '' convinto per i colloqui avuti con i rappresentanti inglesi e francesi che né l'Inghilterra, né la Francia avrebbero mai dato aiuto per scacciare i Bor­boni da Napoli, ritenevano che, non potendosi sperare che il popolo si levasse contro l'oppressore, non rimanesse altra via che indurre Francesco II, appena salito al trono, a rimettere in vigore la Costituzione non era mai stata ufficial­mente abrogata e ad allearsi con il Piemonte e la Francia per cacciare dal­l'Italia lo straniero.2) La missione Salmoni- a Napoli, alla fine di maggio,3) ebbe in loro i principali ispiratori.
Al contrario il Mancini, leader del gruppo di sinistra degli esuli napole­tani, riteneva necessario eliminare il Borbone, temendo che l'alleanza di questi con il Piemonte avrebbe creato un grave ostacolo all'unità italiana. Il Ferrara scrisse ad Emerico Amari il 1 giugno, richiedendo il parere anche del fratello di questi, Michele, conte di Sant'Adriano, e del marchese di Torre Arsa che in quel momento si trovava a Genova *' sul progetto del Mancini : Si vor­rebbe fare un Memorandum alle Potenze, firmato dalla doppia emigrazione delle Due Sicilie, nel quale, dopo una breve esposizione di quello che il paese ha sofferto, e delle delusioni del nuovo regno, si chieda... che cosa? ecco il ponte dell'Asino... Mancini vorrebbe la detronizzazione della stirpe borbonica; Poerio e Scialoja vogliono conservata la Dinastia; tutti però si accorderebbero su due punti: 1 che non si debba fare domanda di alcun re designato, ma la­sciare aperte le speranze di tutti i pretendenti; 2 che ci dovremmo esprimere in modo, da non pregiudicare per nulla la quistione siciliana , Stabiliti questi due punti fondamentali, Mancini aveva proposto a Ferrara di redigere egli stesso il memoriale cercando di trovare un mezzo-termine in modo da non pregiudicare nessuna possibilità*
t) Poerio arrivò in Piemonte dall'Inghilterra nella prima metà del maggio 1859.
2) Lettera di C. Poerio agli amici napoletani del 30 maggio 1859, in Carteggi di Vittorio Imbrumi. Vota di esuli politici meridionali. Lettere e documenti dal 1849 al 1861 con appendici varie, a cura di NUNZIO COPPOLA, Roma, Istituto per la Storia del Risorgi­mento italiano, 1965, pp. 192-197. La lettera era già stata pubblicata dallo stesso NUNZIO COPPOLA, Carlo Poerio. La questione meridionale e le annessioni nel 1859 da documenti mediti, ha Nuova Antologia, voi. 477 (novembre 1959), pp. 295-300.
3) Le istruzioni date al Salinoli/ erano: Persuadere il nuovo Re, ohe il governo sardo non vuole conquista, non vuole rivoluzioni: ma solo invita il napolitano a cooperare, anche nel proprio interesse alla guerra italiana . GIUSEPPE MASSARI, Diario dalle cento voci. 1858-1860, a cura di EMILIA MoaBLLl, Bologna, Cappelli, 1959, p. 250.
4) I due fratelli Amari risiedevano a Genova; il Torre Arsa, dopo il suo matrimonio con Giulia Lo Faso, figlia del duca di Scrradi falco, avvenuto nel 1858, si era trasferito a Nizza.