Rassegna storica del Risorgimento
STORIOGRAFIA GRAN BRETAGNA
anno
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1975
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pagina
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178
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358
Gabriella Ciampi
Ferrara chiedeva dunque die cosa gli Amari ed il Torre Arsa pensassero di tale iniziativa, e nello stesso tempo esprimeva la sna opinione:
I son di parere che il Memorandum è da {arai, e che, fatto bene, firmato da tutti, e presentato alla diplomazia, avrà, se Popporlunità si presenta di mettere in discussione gli affari di Napoli, il suo peso.
2 crederei dover procedere in modo ohe la quislione tra Napoli e Sicilia non venga risuscitata, che in qua* termini conciliativi pe1 quali remigrazione napoli tana sembra affatto disposta a secondarci, ma preferirei che il Memorandum sia doppio, si perché può venire il caso in cui la Sicilia possa agire da sé e per sé. si ancora perché noi abbiamo speciali motivi di doglianza ohe i napoletani non hanno, e viceversa.
3 Io domanderei in generale che le Potenze prendano a cuore lo stato nostro, e ci ajutino con la loro alta protezione ad uscire da una condizione di cose che ci disonora, ci condanna ad una immeritata barbarie, minaccia una crisi imminente, e se dovesse continuare renderebbe inutile tutto ciò che si sarà fatto per emancipare l'Italia. Se questa con-clusione è fatta precedere dalla esposizione di tutto ciò che rende impossibile ormai hi do-mimudone borbonica, porterà implicita la domanda della sua esclusione, senza formolarla.
4 Per parte mia, non assumo l'incarico della redazione. ')
Da questa lettera risalta chiaro come il Mancini tentasse di trovare un terreno comune sia con i Siciliani sia con il gruppo Poerio-Scialoja, in modo da superare le dissidenze e concordare una linea di azione. Sempre il 1 giugno, infatti, veniva redatto un invito, firmato da Mancini, Cordova, Leopardi, Pina, Tommasi e Antonino Platino, rivolto alla emigrazione delle Due Sicilie per un incontro il 6 giugno a casa Mancini nell'intento di preparare ima riunione generale dell'Emigrazione delle Due Sicilie, per consultare di comune accordo intorno a ciò che meglio convenga farsi dalla medesima, nelle presenti condizioni politiche di quella parte d'Italia.2)
Ma l'iniziativa era destinata a fallire su tutti e due i fronti: infatti il Poe* rio e il Massari risposero pubblicando il 4 giugno una dichiarazione in cui esortavano il governo borbonico a partecipare alla guerra e spingevano il partito liberale napoletano ad appoggiare Francesco II. 3> Per quanto riguarda i Siciliani, da una lettera del Ferrara del 4 giugno, si può dedurre che sia il Torre Arsa, sia i fratelli Amari si erano mostrati contrari all'iniziativa e, anzi, avevano invitato Ferrara e Cordova a non partecipare alla riunione del 6 giugno.4)
II Ferrara, pur dichiarandosi pronto a seguire le direttive di Genova, replicò caldeggiando ancora il progetto manciniano e sostenendo che sostanzialmente esso non impegnava molto la Sicilia.
Io credo vedere ben chiaramente che tutto l'accordo co' Napoletani si aggira sopra un sol punto: unità di corona. Salvato questo estremo, il rimanente non sarebbe soggetto dì grandi difficoltà. Ora, io credo, ed ho sempre creduto che ciò sia possibile; che, date le debite e sicure guarentigie all'indipendenza governativa della Sicilia, ciò non le sarebbe nocevole; ma ora credo che all'ili fuori di un tal sistema, noi non possiamo trovare né aiuti,
i) Lettera di F. Ferrara ad Enterico Amari del 1 giugno 1859.
2) MATTEO MAZZIOTTI, La reazione borbonica nel Regno di Napoli (Episodi dal 1849 al 1860), Milano-Roma-Napoli, Dante Alighieri, 1912, p. 372; Giacomo Tofano ai suoi elettori, Napoli, Stabilimento Tipografico, 1861, p. 151.
3) M. MAZZIOTTI, np. cit., pp. 373-374.
4) Lettera di F. Ferrara ad Emerico Amari del 4 giugno [1859] : a Io mi asterrò, in vista delle difficoltà ohe fa sorgere hi tua lettera; probabilmente si asterrà anche Cordova; con cui ho lungamente parlato jeri, e che rivedrò domani .