Rassegna storica del Risorgimento
STORIOGRAFIA GRAN BRETAGNA
anno
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1975
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pagina
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180
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360 Gabriella Ciampi
nisse posta sul tappeto anche la questione dell'Isola. Dopo il fallimento delle speranze riposte in Napoleone, ai vide di nuovo nell'Inghilterra l'ancora di salvezza, tanto più che nel nuovo gabinetto Palmerston il Foreign Office era stato affidato a Lord John Russell, genero di Lord Minto, ben noto e familiare ai Siciliani per l'azione da lai svolta nel 1848. In questa direzione spingevano soprattutto il Ferrara e l'Amari, i quali già nel giugno avevano sostenuto la necessità di fare un viaggio a Londra. Mi fa un gran piacere scriveva Ferrara ad Enterico Amari che tu e, forse tu solo, non perdi di vista l'Oltre-Maniea. Se da lì ci può venire qualche cosa di buono, è preferibile, perché io non so ancora persuadermi che tutto il resto non sia un fuoco fatuo . *)
Il 19 luglio fu tenuta una riunione a casa di Emerico Amari, alla quale parteciparono gli Ondes, gli Amari, Ferrara, Padre Fiorenza ed altri. Si stabilì, fra l'altro, di pregare il marchese di Torre Arsa di recarsi a Londra per patrocinare presso quel governo la causa siciliana, mentre Ferrara si incaricò di toccare le acque a Torino .2)
Ferrara, infatti, sin dalla fine di giugno, aveva accennato alla possibilità di allacciare contatti con una persona di primo piano,3 che egli, però, non nominava. Quella persona era Rattazzi le cui cerimonie scriveva Ferrara mi hanno riavvicinato a lui, del quale per nessuna cosa son disposto a profittare, fuorché trattandosi di impegnarlo a patrocinare il nostro affare.4)
È interessante il programma espresso in quell'occasione dal Ferrara che testimonia come, pur essendo egli uno dei più accesi federalisti, riconoscesse ormai la funzione di Stato-guida assunta -dal Piemonte, ed accettasse, quale possibile soluzione, l'unione della Sicilia al Regno di Sardegna. Analizzata la situazione generale ed accantonato il progetto di rispolverare l'elezione del duca di Genova (esso non troverebbe la menoma simpatia, tanto perché la madre è al bando, quanto perché non si vuol far passare in ramo cadetto i vantaggi che ai accetterebbero volentieri per il ramo primogenito ), egli prospettava due possibilità:
O il secondogenito di Vittorio] E[manuelej; o la fumine. A noi, non è necessario dirlo, conviene il primo; ma qui non sarà gradito che come un pis-aller, quando tutt'altra combinazione sia dichiarata impossibile... La fusione, se io non sono allucinato, sarebbe cosa eccellente, se fosse ridotta alla Sovranità, e perciò guerra e diplomazia, dichiarandosi, per espresso patto costitutivo, l'obbligo d'un viceré locale munito di tutto il potere esecutivo, e la perfetta indipendenza locale, in una parola il sistema del marzo 1848... Io donane, se tu e Torrearsa lo consentite, tratterei, in questo senso. Impegnare V:[ittorio] E[manuele] ad agevolare dal canto suo il progetto, o se noi può attivamente in faccia alla diplomazia, al meno senza contrariarlo con de' rifiuti e delle condizioni che intralcino e ritardino. Ma io sento la necessità di aggiungere, ajuti segretissimi e prudentissimi per agevolare una buona manifestazione laggiù; perché è evidente ohe allo stato in cui siamo arrivati, se la pace è seria, bisogna convenire che un movimento è indisepnsabile onde potersi mettere in quistione il bisogno d'un, nuovo ordine di cose nel mezzodì, tanto più che
) Lettera di F. Ferrara ad Emerico Amari del 30 giugno 1859.
2) Lettera del conte Amari a Torre Arsa del 20 luglio 1859, in RENATO COMPOSTO, La missione Torre Arsa a Londra, in Trapani, a. VII (1962), n. 6, p. 2. La lettera era già stata pubblicata da LUCIA LA BELLA, op. afa, p. 468, ma non era completa.
3) Lèttera di F. Ferrara del 30 giugno 1859, cit. a Ti prevengo ohe, in caso di bisogno vero e per qualche cosa di serio, avrei una via da potervi indicare per tentare delle trattative; salvo ohe la persona, interrogata all'occasione, e molto atta a riuscire, ai negasse .
4) Lettera di F. Ferrara ad Emerico Amari del 13 luglio 1859.