Rassegna storica del Risorgimento
STORIOGRAFIA GRAN BRETAGNA
anno
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1975
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pagina
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183
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Gli esuli moderati siciliani nel 1859*60 3:63
Il tema di fondo era. dunque, la pregiudiziale a itti napoletana, per cui, in* uanzi tatto, bisognava astenersi da ogni iniziativa che potesse, prima o poi, arrecare danno all'indipendenza dell'Isola nei confronti di Napoli, tanto più che l'atteggiamento dello stesso Cavour, di fronte al problema meridionale, non era ben chiaro; d'altra parte, pero, si ribadiva la volontà di abbandonare le posizioni rigidamente federaliste ed autonomiste, proprie del programma del '48, per accettare la possibilità di una eventuale unione dell'Isola al Piemonte pur che la Sicilia conservasse i suoi diritti e le sue prerogative. Era questa una posizione di alternativa alla politica lafariniana dell'annessione incondizionata. Lo stesso Cavour, d'altro lato, nei colloqui col Cordova, riconosceva il peso politico rappresentato dal gruppo di esuli che costituiva ampia parte della ex classe dirigente dell'Isola, dove manteneva ancora un forte ascendente; '* v'era perciò da parte del Conte l'intenzione di appoggiarsi ad essi.2)
Da non sottovalutare il fatto che, di fronte alle notizie provenienti dall'Isola che testimoniavano un crescente stato rivoluzionario nella popolazione, c'era fra gli autonomisti chi, cominciando a ritenere di secondaria importanza le discussioni e le polemiche circa il futuro assetto della Sicilia spingeva a riconoscere la posizione di preminenza del Piemonte nel processo unificativo ita* liano, ed a cercare di risolvere il problema siciliano in quel contesto. Mio fratello Emerico confidava, infatti, il conte Michele Amari a Giovanni Del Castillo è un uomo che vive nel passato e come se si trovasse fra uomini di mezzo secolo fa. Io sono per principio federalista repubblicano, ma attualmente la corrente è per l'unione d'Italia e come uomo pratico quindi dico alla Sicilia: fate la rivoluzione e gridate: Viva Vittorio Emanuele, Viva l'unione al Piemonte .3'
della sua autonomia guanto ne resta alla Toscana, tutt'altra deve essere la sua condotta se questi soccorsi, come è probabile, non ci venissero anticipatamente promessi. Allora restando di faccia a faccia con Napoli, dovrebbe fin dal primo momento mirare a riacquistare il suo Parlamento, e dovrebbesi guardare dal pronunziare la parola d'incondizionata fusione col Piemonte, poiché non potendo questo difenderla, aspirazione così generosa servirebbe a farla ricadere senza garentigie alcuna sotto la dominazione Napolitana . Lettera di Torre Arsa a Cordova del 29 marzo 1860, ibidem, p. 322.
t) Particolarmente fitta era la corrispondenza, ad es. fra il conte Amari e Luigi Naselli Flores. Cfr. B. COMPOSTO, Carteggi del Risorgimento. Lettere del conte di Sant'Adriano a. Michele Amari ed a Luigi Naselli, in Archivio storico siciliano, serie HI, voi. XII (1961), pp. 84-115.
2) È chiaro che il programma La Farina non gli dispiace; ma panni chiaro altresì che l'esperienza della sterilità di esso e il non vederlo fin ora appoggiato da alcuna siciliana notabilità, ha dovuto aprire le vie alle nostre pratiche . Lettera di Cordova a Torre Arsa del 28 gennaio 1860, in G. MINOI.FI, op. cit., p. 297.
3) Lettera di Del Castillo a Roccaforte del 3 marzo 1860, in FRANCESCO BHANCATO, La rivoluzione del 1860 in Sicilia, in Quaderni del Meridione, a. Ili (1960), n. 9, p. 44. Di fronte alle rimostranze del suo interlocutore il conte Amari ribadiva: n Oggi la posizione delle cose ò la seguente* o dovete consigliare a' Siciliani la pura e semplice unione al Piemonte, o di rimanere come si trova con Napoli, o finalmente dire: io non voglio aver parte al movimento .
Già nel febbraio egli aveva espresso tale convincimento al Torre Arsa. Per adesso bisogna essere d'accordo colle maggioranze ed il nostro dissenso altro non produrrebbe che svegliare inimicizie e farci segno all'ingiurie e recriminazioni di venti milioni dita* nani. Lo sapete, io sono separatista per eccellenza, eppure in questo momento domando