Rassegna storica del Risorgimento
STORIOGRAFIA GRAN BRETAGNA
anno
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1975
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pagina
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184
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364 Gabriella Ciampi
Questa dichiarazione, anche se colui che la formulava non intendeva esprimere una rinuncia definitiva a vedere garantita all'Isola la sua autonomia, suonava cerne un mutamento radicale dalla tradizionale posizione autonomista per chi,, come appunto il fratello Emerico, ancora insisteva sulla necessità di ottenere per la Sicilia una propria Costituzione ed un proprio Parlamento.1)
Gli avvenimenti erano destinati a superare le discussioni e le polemiche. Nonostante gli ammonimenti mandati in Sicilia sia dal conte Amari sia dal Torre Arsa2' di non iniziare alcun movimento, il 4 aprile scoppiò a Palermo il moto della Gancia: giunta la notizia a Torino, l'8 aprile La Farina tenne una riunione a casa Plutino, che si concluse con una dichiarazione nella quale si proclamava, a nome della comune emigrazione siculo-napoletana, il principio: di unificazione sotto lo scettro di Vittorio Emanuele.3) Ciò suscitò lo sdegno e la preoccupazione di chi temeva che la Sicilia potesse essere annessa al Regno di Sardegna incondizionatamente, senza aver cioè nessuna garanzia riguardo ai suoi antichi diritti ed alle sue particolari esigenze.
Non faccio commenti scriveva Ferrara ad Emerico Amari . Nulla di ciò mi sorprende. Son qualtr'anni che il dico, a tutti voi, ed a te sopratutto, che trovavi difficilmente o impossibile avvenimento che in Sicilia si riuscisse a snaturare fin II le idee siciliane. Ed ora son quasi a desiderare che la sommossa fallisca; perché coscienziosamente non so decidere de' due mali guai sia peggiore.4)
Benché pessimista, il Ferrara, che alla fine del '59 aveva lasciato il Pie* monte per trasferirsi a Pisa, dove aveva ottenuto la cattedra di Economia poli dea,5) pure non cessava di operare per contribuire a risolvere il problema della sua terra, ed allorché, alla metà di aprile, Vittorio Emanuele fece un viaggio in Toscana accompagnato dal Cavour, egli cercò di approfittare dell'occasione per avvicinare il conte : invitato come preside della facoltà di giurisprudenza 6> al pranzo che si tenne a Pisa il 19 aprile, riuscì ad avere un breve colloquio col ministro piemontese.
Cavour mi è stato estremamente cortese. Mi cercò, mi strinse caldamente la siano, C si trattenne a discorrere di tante cose per circa un quarto d'ora... Io ebbi il destro di raccomandargli la Sicilia e potei spingermi sino a dirgli che è sempre quella Sicilia per
che la Sicilia facci parte della grande unità Italiana, eppcrò se ciò non può succedere io chieggo che l'Isola mia avesse vita sua propria. L'unione con Napoli sotto qualunque forma è la morte della Sicilia . U. DB MARIA, op. etti, p. 79.
1) F. BBANCAIO, op. cit., p. 46.
2) Lettere del conte Amari a Naselli del 9 e 30 marzo 1860, in R. COMPOSTO, Lettere del conte di Sant'Adriano cit., pp. 102-103: pp. 105-106; il marchese di Torre Arsa, a sua volta, inviò a Palermo il consiglio dato da Cavour al Cordova e cioè di attendere, ma la lettera arrivò dopo il 4 aprile.
3) G. MINOI.FI, op. cit., p. 333.
4) Lettera di F. Ferrara ad Emerico Amari dell'll aprile [1860]. Durissimi furono gli attacchi di Cordova il quale aveva partecipato alla riunione al La Farina. Cfr. G. MIWOI.FI, op. cit.-, pp. 322-330*
5) Sempre nel 1859. andarono in Toscana anche Emerico Amari e Michele Amari, lo storico, ambedue a Firenze: il primo insegnava Filosofìa della storia nell'Istituto di Studi Superiori; il secondo Lingua e Storia araba sempre presso l'Istituto di Studi Superiori.
6) ERSILIO MICHEL, Maestri e scolari nell'Università di Pisa nel Risorgimento Nazionale (1815-1870), Firenze, Sansoni, 1949, p. 526.