Rassegna storica del Risorgimento
STORIOGRAFIA GRAN BRETAGNA
anno
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1975
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pagina
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190
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370
Gabriella Ciampi
problema siciliano e prima o poi il dissenso doveva venire alla luce, anche perché esso era destinato ad allargarsi sempre di più. in seguito alla nomina del conte quale rappresentante del Governo Provvisorio di Sicilia presso la corte di Torino. 0
Di fatto, come emerge dalle stesse lettere del Ferrara, non si trattava di una divergenza fra due persona, quanto del distacco fra due gruppi, e, cioè, fra gli autonomisti siciliani residenti in Piemonte e quelli residenti in Toscana. Questi ultimi rimasero fino all'ultimo legati all'obiettivo prioritario del decentramento e dell'autonomia, e di fronte al rapido evolversi degli eventi e al crescente successo del programma fusionista, appaiono lagliati fuori dalla scena politica."2 ÀI contrario, gli esuli in Piemonte, attraverso un progressivo avvicinamento alla politica cavouriana sotto rincalzare degli avvenimenti in Sicilia, avevano abbracciato la tesi dell'annessione incondizionata, nell'estremo tentativo di non essere del lutto privati del potere politico, di cui quasi pretendevano avere il monopolio.
In particolare, poi, si ha l'impressione che di fronte ai fatti dei mesi di giugno e di luglio, gli esuli in Toscana rimasero sorpresi e colti alla sprovvista. Una prova di questo tato d'animo ci viene data dalla reazione del Ferrara alla notizia della partenza alla volta di Palermo del marchese Torre Arsa, munito delle istruzioni del Cavour: Ferrara ne scrive al conte Amari, non solo usando espressioni piuttosto vaghe Mi si assicura che egli è partito con istruzioni di Cavour; che deve operare di accordo con Lafarina; che il loro principale mandato è di rompere Ventourage di Garibaldi ed evitare che si vada avanti nella linea socialista presa in alcuni fra i decreti garibaldini. Voi dunque vedete che Torre-Arsa è, come da qualche tempo si è detto, acquistato al partito della fusione 3> -, ma quasi ritenesse di illuminarlo su un fatto a lui poco noto. Addirittura si può supporre che in Toscana non si immaginasse che il conte Amari, perfettamente a conoscenza del tradimento del marchese, stesse spingendo lo storico Michele Amari ad andare anch'egli in Sicilia per aiutare Torrearsa e se fa d'uopo Lafarina .4>
t) La nomina e del 14 giugno 1860: essa giunse a Torino mentre si tentava un avvicinamento fra Cavour e Beri ani. Tale nomina permise un abile ripiegamento a Cavour, il quale si disse impossibilitato a trattare con due diversi rappresentanti. Ovviamente egli preferiva il conte Amari e lo stesso governo provvisorio siciliano, il 3 luglio, invitò il Bertani ad accordarsi con Amari ed unificare l'amministrazione dei contributi per la campagna garibaldina. Si iniziava cosi la collaborazione diretta fra il Cavour ed il conte Amari, collaborazione che doveva culminare nella missione svolta da quest'ultimo in Sicilia, nella prima metà di luglio per le trattative sulla scelta del pro-dittatore.
2) Per un giudizio complessivo sulle caratteristiche della emigrazione siciliana in Toscana, cfr. E. Di CARLO, L'emigrazione siciliana in Toscana cit., pp. 186-189.
3) Lettera di F. Ferrara al conte Amari dell'I I giugno [18601. Successivamente egli scriveva Non vorrei che foste ingannato anche sul conto di Torrearsa . Di fronte alla conferma delle voci sul marchese, egli con durezza ripeteva: lo credo aver giudicato benissimo Torrearsa pensando ohe egli si propone di trovarsi bene con tutti i partiti, piegando più dove più forte sia il vento . Lettera di F. Ferrara al conte Amari del 18 giugno 1860.
4) Lettera del conte Amari a Michele Amari del 13 giugno 1860. in R. COMPOSTO, Lettere del conte di Sant'Adriano cit., p. 60.