Rassegna storica del Risorgimento

STORIOGRAFIA GRAN BRETAGNA
anno <1975>   pagina <191>
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Oli esali moderati siciliani nel 1859-60
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Il viaggio, che il Ferrara fece a Torino alla fide di giugno, pnò dunque essere interpretato come un tentativo di rompere l'isolamento in cui egli, Perez, Omerico Amari e tanti altri esuli in Toscana si erano venuti a trovare. Du­rante il soggiorno nella capitale piemontese egli cercò di allacciare contatti e, superando ogni indugio, decise di far sentire la voce di chi non concordava con i novelli sostenitori del ministro sardo: l'8 luglio scrisse una lettera al Cavour, dove, annunciando la sua imminente partenza per la Sicilia,'J richiamava l'at­tenzione del presidente del Consiglio sul problema siciliano, inviandogli gli appunti dal titolo Brevi note sulla Sicilia .
Particolarmente interessante è la parte introduttiva dello scritto, di cui ci sembra opportuno richiamare i punti fondamentali. In primo piano è ancora una volta il tema dell'autonomia a costituire la premessa di tutto il discorso. H fatto che in Sicilia la rivoluzione operatasi, e il partito da prendere hanno un solo movente: il desiderio irresistibile di emanciparsi da Napoli. Le grida che r s'innalzano, i principii che s'invocano, sono semplici frasi a cui si ricorre per politica necessità, e che si possono da un'ora all'altra mu­tare col mutarsi delle circostanze: la nazionalità, l'unità son propriamente mezzi e non fine... Nel momento attuale, la loro salvezza sembra tutta dipen­dere dalla loro unione con l'Italia sotto Vittorio Emmanuele. Quindi Vannes-sione è concordemente richiesta. Tutti si guardano dal definire ciò che inten­dano per annessione. Quando sarà il momento di spiegarsi, le divergenze si ma­nifesteranno, più o meno potenti, secondo che meno o più sia il pericolo di rimanere sotto il dominio napolitano .21 Perciò l'annessione a cui mirava il Piemonte, spinto soprattutto dalla volontà di troncare sollecitamente i passi al partito repubblicano , doveva essere operata in modo che essa dallo stato di semplice necessità passi a quello di volontà, e che la Sicilia non divenga la piaga del regno italiano com'è stata quella del dominio borbonico .3>
Un duro attacco alla fusione era a quel punto inevitabile: H principio della fusione, abusato come oggi si fa, è la negazione della libertà sotto l'invo-
t) Contro ogni mio disegno, una irresistibile pressione, che mi viene da Palermo, mi obbliga a recarmi colà, interrompendo gli ozii delle mie vacanze; e partirò difatti domani sera. Io sento tutte le spine delle circostanze in cui vado ad ingolfarmi, e calcolo tutto ciò che mi costerà il rendere questo servigio al mio paese natio. Mi sarebbe stato di molto aiuto il ricevere qualche lume da V.E.. ma non ho osato né sciupare il suo tempo, né intru­dermi senza carattere in affari a' quali sperava di non dover prendere alcuna parte. In questo momento però non ho creduto inopportuno di concentrare e precisare i miei pen­sieri, scrivendo alcune Note, che, in via tutta confidenziale, sottopongono alTE.V. Se avrà un istante per leggerle, servano ad attirare sulle difficoltà ohe io incontro la sua attenzione, onde, con qualcuno di que' rimedi di cui solo V.E. ha il segreto, trovarvi le soluzioni che io non trovo . Lettera di Ferrara a Cavour deil'8 luglio 1860, in La liberazione del Mez­zogiorno e Ut formazione del Regno d'Uului, Bologna, Zanichelli, 1949-1961, voi. I, p. 296). (La data della lettera deve essere anteriore poiché la risposta del Cavour è del 7 luglio). Circa la partenza, Ferrara in realtà dal Piemonte ritornò a Pisa, dove rimase sino alla fine di agosto, allorché partì per Palermo.
2) F. FERRARA, Brevi note tutta S'udita, in La liberazione del Mezzogiorno cil., voi. I, pp. 296-297.
3) ìbidem* p- 297.