Rassegna storica del Risorgimento

STORIOGRAFIA GRAN BRETAGNA
anno <1975>   pagina <193>
immagine non disponibile

CU èsuli moderati siciliani nel 1859-60 373
gramma dell'economista siciliano,l) ribadendo che unico è 11 voto dei Sici­liani: l'annessione al Piemonte e pronta annessione.
Si era giunti, dunque, alla rottura fra i due Siciliani: ci sembra a questo pùnto interessante riportare la versione dei fatti> fornita dal Ferrara, ver­sione che in alcuni passi assume toni fortemente polemici. Il 10 luglio, appena avuta notizia dello scambio di lettere avvenuto fra il Cavour e l'Amari, egli si affrettò a scrivere a quest'ultimo:
Jersera, giunto qua [Genova], ho trovato che voi eravate montato sulle furie per l'affare della Noterella passata a Cavour. Ecco di che si tratta. Pochi minuti dopo la vostra partenza ho avuto una visita, di persona che conosco come intima di Valerio ed informata delle cose ministeriali. Si parlò di varie cose, e poi degli affari di Sicilia. Io ne ebbi a ricavare in modo molto esplicito che mi si attribuiva nelle alte regioni il mento di aver lavorato e star lavorando, di accordo con voi, per effettuare la fusione completa. Essendo voi assente, e dovendo io partire, m'importava togliere un equivoco, che più tardi potrebbe costarmi gravi dispiaceri; e non avendo altro mezzo, pensai di combinare una letterina al Conte Cavour per acchiudergli quella nota, in termini di cui non avrebbe potuto dispia­cersi, se non si dispiaceva della cosa in se stessa. Per evitare ogni occasione di entrare in altre spiegazioni gli faceva intendere che io partiva, e cosi feci il giorno appresso... So ora in che sensi il Conte vi ha scritto, e come voi gli avete risposto. Tutto, a senso mio, va benissimo. Ogni sospetto di solidarietà tra la vostra missione e i miei pensieri, è di­strutto. Ogni dubbio sulla flessibilità delle mie opinioni è svanito. Ogni pericolo di malin­teso è finito: si sa nettamente ciò che si vuole dal lato loro, e ciò che io desidererei dal mio. Voi avete potuto per un momento dispiacervi del potersi supporre dal Conte ohe vi vi fosse accordo tra noi, ma non dovete dispiacervi dell'opportunità presentatasi di togliere radicalmente un tal dubbio.3)
Di lì a pochi giorni, il Ferrara tornava sullo scottante argomento con Ente­rico Amari, anch'egli in rottura col fratello:
Son contentissimo di esser arrivato a tempo per liberarmi dalla umiliante posizione a cui voleva ridurmi: ciò che tu chiami promessa e che egli ai è creduto fortunato di poter qualificare per tale, era un consiglio, un proponimento, che non implicava per nulla l'abdicazione della mia individualità; giacché bisogna sapere che quella nota era fatta prima, per pubblicarsi, o presentarsi, che egli lo sapeva, e né ai oppose, né mai le diede il carattere d'un'operazione fatta d'accordo, ma la riguardò sempre, com'era, un mio atto individuale.
Tutto ad un colpo, nel momento di partire, mi consigliò di non darle corso; io non
t* a Con mia dolorosa sorpresa apprendo dalla pregiatissima dell'E.V. che il Ferrara abbia a Lei indirizzata una lettera e le abbia inviato talune note sulla Sicilia. Posso assi­curare l'E.V. che nulla so di quanto egli scrisse, anzi ignoravo affatto che avesse avuto in mente di rappresentarle le sue particolari opinioni sulle difficili presenti emergenze. La Sicilia manifesta le sue idee per mezzo dei suoi legittimi rappresentanti, e dei fatti; e da questi, e da quelli che ho avuto l'onore di esporre all'È.V. ho piena fiducia che i Sici­liani meritano la stima e hi simpatia di V.E. e di tutti coloro che appartengono alla fami­glia Italiana. La onde, se nelle note e nella scrittura di Ferrara vi sieno delle ideo dalle quali si avessero a trarre le induzioni che v'abbia ricavate V.E., queste sono intieramente opinioni individuali, di cui egli solo può essere responsabile: e quindi tutte quelle ohe dalle mie differiscono debbo respingerle perché non sono quelle del paese ch'io rappre­sento . Lettera del conte Amari a Cavour del 9 luglio 1860, La liberazione del Mezzo­giorno dt., voL I, pp. 309*310.
2) Ibidem, p. 310.
3) Lettera di F. Ferrara al conte Amari del 10 luglio 1860.