Rassegna storica del Risorgimento
STORIOGRAFIA GRAN BRETAGNA
anno
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1975
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pagina
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194
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GabrìUa Gìqinfii
dissentii, ma ai chiama questo un prometterei Si, se io fossi stato tra compagno della sua missione, o un suo segretario; ma io ero un semplice umico, che non doveva compromettere ne me né la Sicilia, tostoché ebbi a conoscerò qua!'era il vero scopo del consiglio-promessa. l)
Le Brevi note sulla Sicilia inviate al Cavour, furono successivamente pubblicate dal Ferrara alla fine di agosto e distribuite in Sicilia sotto il titolo di Cenni sul giusto modo d'intendere l'annessione della Sicilia all'Italia. Il testo venne modificato nella parte finale, nella quale l'annessione della Sicilia al Piemonte era presentata ài modo più esplicito come un fatto transitorio che non doveva pregiudicare, in quello che sarebbe poi stato l'assetto definitivo dell'Italia unita, neppure la scelta istituzionale fra monarchia e repubblica.2)
Il Ferrara fu, quindi, fra i moderati, uno dei più fermi sostenitori della necessità di anteporre l'istanza autonomista a quella unitaria; ma, invero, neppure coloro che più risolutamente avevano accettalo la tesi annessionista, intendevano rinunciare ad assicurare alla Sicilia un sistema decentrato: anzi, essi continuavano a dichiararsi profondamente convinti che non fosse neppure da mettere in dubbio che la loro terra avrebbe visti riconosciuti particolari privilegi per le sue condizioni.
Lo stesso conte Amari distingueva fra la sua posizione ufficiale, per cui non poteva richiedere altro che pronta annessione, e la sua aspirazione personale di vedere garantito alla Sicilia un sistema decentrato.3) Egli non si peritò di esprimere queste sue vedute allo stesso Cavour, inviandogli una breve memoria, nella quale, pur ribadendo che la gran maggioranza Siciliana non desidera altro che la pronta annessione alle altre parti d'Italia raccolte sotto la dinastia di Savoia , auspicava che il Governo del Re... dovrebbe conservare all'isola come già si fece per la Toscana, tante e sì larghe franchigie auto-nomiche, insino al limite che non ponga ostacolo alla vera unità ed unificazione nazionale italiana . *)
') Lettera di F. Ferrara ad Enterico Amari del 20 luglio 1860.
2) Si può vedere in questo l'effetto della rottura del Ferrara con la politica cavouriana e l'antìcipo dell'alleanza che, per le elezioni dei deputati siciliani al Parlamento nazionale, avvenne fra gli autonomisti e i repubblicani.
3) a Io vorrei conservata alla Sicilia tutta quella parte di autonomia che non e di menomo ostacolo alla vera unificazione italiana, e quindi vorrei che la Suprema Corte, la Finanza, l'Istruzione Pubblica, le acque pubbliche siano indipendenti e difesi dalla concc[n]trazione governativa. È questo il mio desiderio: come bene puoi indovinare, non devi confondere tra il mio desiderio, e il dovere del mio ufficio. Per adempimento del mio mandato, non debbo chiedere, che l'accettazione dell'annessione . Lettera del conte Amari a Michele Amari del 6 agosto del 1860, in li. COMPOSTO, Lettere del conte di Sant'Adriano tàt.t p. 68.
i II promemoria fu Inviato dal conte Amari ad Isacco Artom con una lettera del 4 agosto 1860, in ERNESTO ABTOM, L'opera politica del senatore I. Artom nel Risorgimento Italiano. Parto I. Collaboratone col conte Camillo di Cavour, Bologna, Zanichelli, 1906, p I3L
In alcuni possi appare una certa analogia con lo scritto del Ferrara, soprattutto allorché l'Amari spiega a che cosa miravano i sostenitori dell'annessione incondizionata: Essi vorrebbero ohe, rinunziando alla propria autonomia storica e politica, ne potessero godere una vera e reale, pratica, cioè quella giudiziaria-ammiinslrativa-finanziaria. Essi vorrebbero che alle franchigie che godevano del passato governo, al aggiungesse il gran bene della libertà. E siccome per la condizione speciale dell'isola sarebbe gravissimo danno