Rassegna storica del Risorgimento
PILO ROSALINO LETTERE
anno
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1975
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pagina
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203
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Giacomo di Gastèltiuóva
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Secondo questo piano, l'Inghilterra, la Francia e l'Italia avrebbero dovuto di comune accordo nominare una commissione finanziaria per pagare anzitutto SU interessi delle obbligazioni già emesse col finanziamento delle case Hope, Biadi more e Devaux, e per procedere poi all'unificazione dei desiti e alla riduzione delle ingenti spese statali della reggenza, la cui autonomia e neutralità do-veva esser posta sotto la garanzia internazionale delle tre potenze.
Un accordo in tal senso venne stipulato a Parigi il. 22 luglio e ratificato dal bey il 19 agosto 1868, a condizione cbe fosse approvato dalle tre potenze; il Ca-stelnuovo, in compenso per la sua mediazione, ottenne, oltre una somma in denaro, la concessione, insieme con due collaboratori stranieri, delle miniere piombifere del Gebel Ressas, ') ma l'esecuzione del piano fu poi bloccata dall'opposizione della Francia.
Il governo di Parigi, che, col nuovo ministro degli esteri La Valèttè, non fu più tenero nemmeno verso il Pinard,2> a maggior ragione contrastò i banchieri inglesi ed il progetto del medico italiano, dicendosi contrario all'ulteriore indebitamento della Tunisia. Castelnuovo ribatteva, in un memorandum al presidente del consiglio Menabrea, che peggiori speculazioni avevano portato il paese alla crisi e tuttora perduravano ai suoi danni, nella mancanza di un piano organico, poggiante su seri gruppi finanziari, e nel contesto delle crescenti ingerenze francesi.3) In effetti, la Francia avanzò chiaramente una richiesta di preminenza nella commissione finanziaria, ottenendo il consenso dell'Inghilterra, che le valse a vincere le lunghe resistenze del governo italiano.4)
Tali resistenze comunque vertevano sulla composizione della commissione finanziaria e precisamente del comitato esecutivo, in cui il governo francese,
*) JEAN GAWLACE, op. cìt., p. 353; LORENZO DEL PIANO, op. cit,, p. 47. Secondo la tradizione familiare, confortata da un'interessante pagina dà GIUSEPPE DESSI, nel suo ultimo romanzo Paese d'ombre (Malano, Mondadori, 1972, p. 218), le miniere della montagna tunisina sarebbero invece state date in concessione dal bey al Castemnovo come compenso delle prestazioni professionali e dolile audaci innovazioni chirurgiche portate In quel paese, secondo l'uso, largamente praticato in Africa fino al secolo scoreo, dì premiare i medici, gli artisti ed -altri benemeriti con terreni, immobili, preziosi. Può essersi trattato probabilmente di un compenso cumulativo per le prestazioni professionali e per la mediazione nella questione finanziaria dei debiti tunisini.
z) JEAN GANIAGE, op. cit., -pp. 358-359. Si deve però notare cbe il gruppo Pinard riuscì a farsi rappresentare in seno al comitato di controllo della commissione finanziaria per la Tunisia.
*) È il memorandum citato alla n. 8, p. 382 in cui si legge tra l'altro: ... Se questi (i nuovi prestiti) sono oggimai impossibili al bey, ne hanno colpa ancora in gran parte le contrarietà da esso incontrate nella diplomazia francese e le strettezze così troppo prolungale, che, come è voce pubblica, lo avrebbero costretto ad alienare varj milioni di buoni del tesoro a prezzi vilissimi, il che avrebbe di molto accresciuto il Debito fluttuante. Intanto si afferma che nuovi speculatori passeggino le vie di Tunisi, colà chiamati da influenti notabilità, a bella posta per simulare in apparenza trattative di prestiti, nut in realtà per combinare di quelle sciagurate combinazioni che non hanno nome nell'usura, consistendo in microscopiche anticipazioni di fronte a colossali obbligazioni 9.
In una lettera allo stesso Menabrea del 16 dicembre 1868 (Archivio esteri, fase. cit.) aveva già denuncialo le mire 'politiche della Francia sulla Tunisìa : ... Se l'Italia e l'Inghilterra non si uniscono per sventare i piani francesi, non tarderanno molti giorni che noi deploreremo tra i fatti compiuti quello dell'innalzamento della bandiera francese sui forti della Reggenza di Tunisi .
4> JEAN GANIACE, op. cit pp. 361-370.