Rassegna storica del Risorgimento
CONNUBIO; RADICE EVASIO
anno
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1975
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pagina
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209
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Giacomo di Castdnuovo
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Il console Pinna, più duttile su questo punto, chiederà però energicamente lo sgombero della rasa, la destituzione del colonnello Taib e la punizione dei gendarmi colpevoli di eccessi nel caso della Gedeida come in quelli simili, che coinvolgevano altri Italiani. Egli fa. in alcuni momenti, fiducioso di dirimere agevolmente la vertenza,1 ma verificando poi Telosione anche nei confronti della richiesta più semplice, cioè lo sgombero della casa, sollecitò il pieno ap poggio del governo italiano, prospettando l'opportunità di un gesto di forza con l'invio di navi militari alla Coletta.2)
Una manifestazione del genere sarebbe stata certamente gradita dagli ambienti della Società , che costituivano la punta avanzata della penetrazione italiana ibi Tunisia, come significativo preludio al l'imposizione di un protettorato, cui si era già pensato nel 1864 quando lo stesso Napoleone IH aveva suggerito all'Italia un'azione a Tunisi come diversivo per distoglierla dalla bruciante questione romana.3)
Ma nel 1871 Roma era ormai italiana e la Francia postnapoleonica, umiliata dalla Germania bismarckiana, cominciava invece a pensare per sé più concretamente, malgrado la crisi che la travagliava, allo sbocco in Tunisia, verso la quale l'avrebbe indirizzata, per allontanarla dalla Revanchc, lo stesso Rismarrk, prima favorevole alla colonizzazione italiana. **
Né il governo italiano pensò di osare o di avventurarsi. Il ministro degli esteri Emilio Visconti Venosta, nella sua pacifistica prudenza, già messa alla prova dalla breccia di Porta Pia e lumeggiata da Federico Chabod anche per quanto riguarda tale frangente,5' suggerì un atteggiamento temperato. Ai di-
ficare le infrazioni alle leggi e regolamenti generali o municipali d'igiene, di polizìa, di finanze o di altra natura e riferirne al governo di S.A.S. il Bey, il quale potrà provvedere affinché cessi la irregolarità denunciata e siano applicate, nei modi legali e da giudice competente, le pene che fossero comminate dalla legge; ma non potrà in ni un caso impedire, menomare o sospendere l'esercizio legittimo dell industria manufatti!, riera cui la fabbrica è destinata **. È quest'artìcolo ri strettivo alle sole industrie manifatturiere o è applicabile ad ogni altra industria? Sarebbe strano che l'industria mani' fatturiera debba godere di un privilegio da cui è esclusa Vaglicela. L'aforismo del giure comune di essere applicabile la stessa misura ove evvi la ragione medesima ha qui tutta la sua forza*..* (Archivio esteri, fase, cit.l.
0 Special mente nel dispaccio del 20 dicembre 1870, scritto dopo una visita al bey* DJ>, voi. L. p. 623.
2) Dispaccio al Visconti Venosta del 7 febbraio 1871, D.D.I., TI, p. 140. Il console restò deluso e contrariato quando vide approdare alla Goletta navi inglesi invece che italiane (Ibidem, p. 191).
3) La principale ragione per etti il passo, malgrado alcuni preparativi, non venne intrapreso, fu che esso implicava una rinuncia a Berna. V. 'per questo precedente GIROLAMO CAPPELLO, La spedizione francese in Tunisia, in Memorie storiche militari fase. II, 1912, pp. 231*544; PDSTBO SILVA, Il Mediterraneo dall'unità di Roma M'impero italiano, Varese, 1942, pp. 328 sgg-5 GIUSEPPE DB Lutei, TI Mediterraneo nella politica europea, Napoli, s.d., p. 142; FEDERICO CHABOD. Storia della politica estera italiana dal 1870 al 1896, voL II, Bari, 1965, p. 602.
<) LUIGI CHMLA, Pagine di storia contemporanea, fase. II (Tunisi), Torino, 1895, p. 101. A H'csort anione bismarckiana perché l'Italia s'impegnasse in Tunisia, del 1868, fece seguito nel 1869 ima nuova modesta apertura francese in funzione antibismarckinna per aver l'Italia alleata in previsione della prossima guerra contro la Germania: v. PIETIIO SILVA, II Mediterraneo rìu pp. 318 sgg.
D ,J?BDBBICO CHABOD, Storia della politica estera ctt voi. IL, pp. 599, 659, 670, 671, 747,
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