Rassegna storica del Risorgimento

CONNUBIO; RADICE EVASIO
anno <1975>   pagina <211>
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Giacomo di Casteltiuovo
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E
i impegno di massima del governo tunisino al risarcimento dei danni atta Società .
Dopo qualche indugio per la ratifica, dovuto a pressioni dell'Inghilterra e della Francia, che vollero esaminare bene il nuovo documento,1' il 25 marzo si giunse finalmente al ristaliilimcnto delle relazioni diplomatiche con solenne cerimonia e con la presenza alla Coletta del bastimento da guerra Castelfidardo.2
Questa vicenda ebbe nel complesso uno spazio marginale nell"attenzione della stampa e dell'opinione pubblica italiane, rivolte soprattutto ai grandi fatti del conflitto franco-prussiano, del trasferimento della capitale in Roma e del dis­sidio col papato. Non mancarono comunque reazioni nei giornali italiani, come ad esempio sul Diritto, che dedicò albi vertenza un risentilo articolo di fondo, chiedendosi se dietro gli arbitri polizieschi tunisini non si celasse la mano oc­culta di qualche potenza desiderosa di creare imbarazzi all'Italia, per accusarla di mire imperialistiche e prevenirla nella conquista della reggenza: * Provocati, offesi nei nostri interessi coloniali, noi non possiamo, non dobbiamo sopportare che l'insulto fatto alla nostra bandiera rimanga impunito . 3>
La Gazzetta d'Italia, tra gli altri giornali, prospettò un'azione dimostrativa della flotta,4* e l'eventualità naturalmente allarmava le altre potenze, essendo difficile stabilire il limite tra la difesa della dignità nazionale e i deliberati pro­positi espansionistici, sempre stimolati nei paesi europei dalle provocazioni, an­che modeste, di quelli coloniali, se non altro per un giuoco psicologico di rea­zione del più forte.
I sospetti stranieri, nati in sede politica e contingente, si sono poi estesi in sede storiografica, dove troviamo gli scrittori francesi attenti a cogliere, dal loro punto di vista nazionale, le manifestazioni della potenziale rivalità italiana nella conquista della Tunisia. Si segnalano, a questo proposito, nell'ottocento la denuncia di Paul Belltiat d'Estournelles de Constant5' e recentemente l'affilata polemica del Caniage, cui si deve riconoscere il merito di un'ampia e documen­tata ricostruzióne delle vicende tunisine, congiunto però ad una duplice dispo­sizione negativa verso l'Italia e verso l'elemento ebraico.
Egli ha. in particolare, presentato un'immagine deteriore del Castelnuovo, come personaggio a lungo attivo sulla scena tunisina, dotato sì di relazioni e pra­tiche capacità, ma soprattutto astuto ed intrigante, quasi un avventuriero, su­scitando già un'opportuna risposta da parte di Sergio Angelini.6*
ti Si trattò veramente di una questione interna ai onal e con risonanze diplomatiche in altre capitali, per quanto sorta da un incidente nel complesso modesto. Anche il Visconti Venosta, prima di procedere all'accordo con Hussein, si consultò coi rappre­sentanti italiani in Inghilterra ed in Francia: D.D.I., II, p. 208. Sugli indugi del bey per la ratifica, v in particolare, il dispaccio del Pinna in data 19 marzo 1871, D.DJ II, p. 290.
ti Dispaccio del Pinna al Visconti Venosta del 25 marzo 1871, D.0.1 voL II, p. 313.
ti La vertenza tunisina sol Diritto dell'I 1 marzo 1871.
*) Tunisi e la marina, in Gazzetta d'Italia del 21 febbraio 1871.
5) Uomo politico e storico della questione di Turasi, parlando dell'incidente della Gedeida, ravvisò le mire espansionistiche dell'Italia mentre la Francia era in difficoltà dopo la sconfitta di Seduti (La politiquo francaise en Tunisie: le protectorut et ses ori' ginas, Paris, 1891, p. 60). Fu conlutato dal CHI ALA (op. cit.. p. 1021.
*) L'ANGELINI, nel cit. studio sulla Rivista di studi politici internazionali, ha t-pecìalmente reagito alHnaimiazione su ITA noni, che nella vertenza iuilo-iunimna non avrebbe dato consigli di moderazione perché amico e correli gì o-nario del Castelnuovo (p. 407 del Caniage), all'altra sull'interrogazione parlamentare di Mauro Macchi, che