Rassegna storica del Risorgimento
CORRENTI CESARE; ISTRUZIONE ITALIA 1870-1877
anno
<
1975
>
pagina
<
212
>
392
Bruno Di Porto
Ora uno stadio monografico sul personaggio, qua! è il presente, deve naturalmente approfondirlo, per renderne Ja figura più completa ed organica, sollevandola dalla bassura di un giudizio unilaterale e nel tempo stesso ripresentando iti un'altra prospettiva quegli aspetti pratici ravvisati in lui dallo storico francese. Vi era invero nel Castelnuovo un'inventiva tendenza agli affari, ricca di potenzialità creativa con le sue idee ambiziose, perseguite talora con tenacia ma Spesso deviate dal temperamento esuberante, dalle difficoltà incontrate e dalle numerose occupazioni di diverso genere. Vi erano anche in lui uno stimolante gusto della trattativa ed una continua ricerca di addentellati per lo sviluppo dei propri disegni, che lo avviavano a realizzare combinazioni di interessi ad alto livello.
Non stupisce che, in una interpretazione polemica, tutto ciò possa apparire conie genio dell'intrigo, ma un nesso di interiore dinamismo emergente da tante manifestazioni della sua vita, saldava questi aspetti sinuosi, pratici e brillanti ai lati più. nobili della sua personalità di uomo del Risorgimento.
In Tunisia, paese per certi aspetti vergine, ricettivo e COSMI opoli ti cani ente aperto, egli trovò un fertile ambiente, in cui maturò le sue iniziative e da cui trasse significative opportunità per presentarsi autorevolmente in Italia, dove peraltro fu egualmente apprezzato per le proprie doti.
Dinamico consigliere, avveduto negoziatore provvisto di qualche attitudine diplomatica, capace nella professione medica con interventi chirurgici che parvero miracoli, signorile nei modi, onesto pur nel desiderio di ricchezze, ottenne alla, corte del bey onori, compensi ed appoggi, con cui annodò nuove relazioni, a vantaggio della stessa Tunisia. Ma questo paese lo mise anche alla prova con le ambiguità della sua classe dirigente, con gli improvvisi trapassi dalla tollerante apertura agli impeti xenofobi, con l'aspra gara degli interessi coloniali che vi erano in giuoco. Ed egli, nei momenti d'urto, mancò probabilmente di tatto o s'irrigidì in atteggiamenti legalistici, che erano d'altronde formalmente necessari a tutelare le attività intraprese.
Quando vide colpire la Gedeida da una rude polizia che il governo tunisino tergiversava nel tenere a freno, chiese a gran voce, senza più. esitazione, il sostegno
sarebbe stata suscitata dallo stesso Castelnuovo e da altri dopatati azionisti della So cieià * (Ibidem* p. 411), e alla tesi secondo cui la lite sarebbe stata una fortuna insperata, bene afferrata dal barone e dal gruppo italiano per liberarsi nel modo più comodo da una gestione fallimentare ( Ibidem, pp. 406 e 415).
Quanto al primo punto, ba difeso l'integrità e lo spiccato senso dello Stato dell'Arto m, riportandoli al di sopra di qualsiasi sospetto di connivenza, tanto più indignandosi per la segnalazione del comune credo religioso, che lo univa al Castel nuovo. Sul recando ponto ha giustamente fatto notare che il Macchi era deputato tii tutt'altru parte poilitiioa e soprattutto che ai era già occupato della Tunisia fin dal 1864. Riguardo al terzo punto, ha riequilibrato il giudizio sulla consistenza e l'efficienza delia Gedeida.
Tornando sulla questione dell'Antoni, voglio concedere al Gamia gè la rilevanza ehe possono -avere un vincolo d'amicizia ed affinità di qualsiasi genere nel predisporre in un determinato senso anche un uomo di alta levatura, ma le osservazioni di questo genere possono essere alili se avanzate con ramisela, in un contesto di obiettiva rltfor trazione, laddove imi suo libro l'osservazione cade virulenta come un colpo in più da assestare ai Castelnuovo e allTtaiin, con una logica di parte che finisce con l'essere azzardata e col nuocere al merito storiografico dell'ampia ricerca.
Dei resto, 1 amicizia di Castelnuovo ed Artom non doveva esser tanto stretta perché il diario del primo, parlando della pmrliecipnzàoaje del diplomatico ad un consiglio dei ministri in Ferrara, dove egli soggiornava durante la guerra del '66, non accenna ad un incontro personale, che ci si attenderebbe tra mici ritrovatisi nella stessa città.