Rassegna storica del Risorgimento

CORRENTI CESARE; ISTRUZIONE ITALIA 1870-1877
anno <1975>   pagina <216>
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Bruno Di Porto
razione geografica per far luce alle possibilità di realizzazione del mare sahariano.
Lo sfruttamento minerario del monte concessogli dal bey, non era davvero facile, dati il secolare abbandono e la diminuzione del prezzo del piombo sul mercato internazionale. Si comincia con lo sfruttamento dì grossi depositi di scorie, da cui gli antichi non erano riusciti ad estrarre il residuo contenuto me-tallico, ora ottenibile grazie ai moderni procedimenti tecnici. ')
Dovendosi dividere gli utili a metà col governo tunisino, il Castelnuovo, per disporre dell'altra metà, rilevò le quote dei due collaboratori stranieri, che dovette però rivendere, per bisogno di denaro, a due Italiani.2) U trapasso, avve­nuto senza la sua autorizzazione, scatenò la reazione di Khereddin, divenuto primo ministro (ma molto combattuto dai vari consolati europei), il quale av­versò l'iniziativa mineraria del Castelnuovo come aveva fatto per quella agri­cola della Gedeida.
La nuova controversia potè tuttavia esser risolta, ed egli si dedicò con ar­dore all'impresa, facendosi finanziare dalla Banca industriale e commerciale sarda , ma s'indebito con essa fino alla paurosa cifra di due milioni e per libe­rarsi del débito dovette alienarle la concessione. La banca costituì allora una Società mineraria e metallurgica italiana , ma neppure questo organismo coi suoi ingenti mezzi potè avere un duraturo successo nel difficile sfruttamento della miniera tunisina, cosicché, verso la fine del secolo, la alienò, a sua volta, ad un gruppo francese.
Come si vede, la fortuna economica, perseguita con successo in alcune fasi, sfuggì di mano, nel complesso, al Castelnuovo, che tuttavia fece un uso largo ed intelligente della ricchezza a sua disposizione nei momenti più felici. Spicca, tra le sue varie sovvenzioni, il finanziamento dell'esplorazione geografica per far luce sulle possibilità di realizzazione del mare sahariano, un affascinante ma illusorio progetto, vagheggiato specialmente dal francese Roudaire ed animata­mente discusso fin dal congresso geografico di Anversa nel 1871.3)
Si pensava di inalveare acque del mare nel letto degli sciotts, bassi fondi pantanosi ricoperti di materie saline, che solcano il deserto del Sahara, dove si sarebbe cosi formato un mare interno, lungo 250 km. e largo 60, per agevolare lo sviluppo dei traffici verso l'interno dell'Africa. I nostri esperti, tra cui si di­stinguevano gli ingegneri Paladini e Cagliari, erano scettici, ma non mancava nell'ambiente della Società geografica italiana il rammarico di non poter giovare all'esplorazione scientifica della zona, essendo i suoi sforzi indirizzati a preparare una spedizione verso i laghi equatoriali.
Ebbene il Castelnuovo, che era tra i fondatori della Società geografica >,
offrì il finanziamento per una spedizione limitata al deserto tunisino, concepita
come preliminare rispetto a quella da svolgere in più vaste porzioni del Sahara.
Si sarebbe anzitutto esaminata la possibilità di aprire, con spesa conveniente,
1) Le vicende del Gebel Ressas (per col v. pure GASTON LOTH, Le peuplemenl italièn eli- Tunisie et en Algeri e, Paris, 1905, p. 246) hanno avuto una risonanza nel contesto narrativo dell'oitàma opera dà Giuseppe Dessi, insignita del premio Strega, citata alla nota 1, p. 383.
2) LORENZO DEL PIANO, op. cit., pp. 97-99.
3) ORAZIO ANTTNORI, Spedizione geografica italiana nel Sahara tunisino, nel Bollet­tino della Società geografica italiana, appendice al fase. 5-6-7, voi. XII, a. IX, maggio loglio 1875, pp. 1-6.