Rassegna storica del Risorgimento

PRINCIPATI DANUBIANI STORIA 1821; STORIOGRAFIA ROMANIA; VLADIMI
anno <1975>   pagina <293>
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T. Vladimirescu nella storiografia romena 293
si e detto, aveva inoltre una certa educazione che lo spingeva all'amor di patria ed alla fine del 1814, per risolvere un problema familiare e patrimoniale di Crlogoveanu, fu a Vienna dove seguì il Congresso, lesse libri rivoluzionari e conobbe ambienti greci molto avanzati riuscendo forse ad incontrare persino lo Zar Alessandro o qualcuno del suo seguito. A questo proposito è il caso di ricor­dare un'importantissima esperienza di Vladimirescu: la guerra russo-turca del 1807-1812 cui partecipò divenendo ufficiale russo, decorato (ricevette l'ordine di S. Vladimiro) e capo riconosciuto delle truppe rumene che parteciparono al conflitto a fianco dei Russi.
Queste stesse truppe saranno il nucleo armato della rivolta del 1821. Pro­bàbilmente sin d'allora nacque in lui, e tra i suoi più fidi amici, sollecitati forse dai russi, l'idea di una rivolta nazionale anti-turca, poiché si sa che le armi uti­lizzate in quella guerra furono conservate, per farne nuovamente uso pochi anni dopo, da lui sicuramente, e, probabilmente, da molti altri soldati, tutti Olteni. Questi ultimi, detti anche panduri , erano per lo più piccoli proprietari che avevano perso le loro terre o, possedendole ancona, volevano difenderle, oppure soldati di professione, per tradizione familiare, quasi cadetti dei poveri, ma non mercenari. L'odio antiturco li univa strettamente e ne faceva un corpo valoroso.
L'Oltenia, oltre ad essere centro di commercio, poiché confinante con terri­tori absburgici, era anche la zona dove più dura era la resistenza dei piccoli pro­prietari contro la concentrazione delle terre in latifondi.
La guerra, dopo la pace di Bucarest nel 1812, lascerà nella vita di Vladimi­rescu lo strascico di processi contro i suoi connazionali da lui perseguitati perché filo-ottomani o banditi mentre, per evitare una vendetta dei turchi, manterrà sempre la cittadinanza russa ottenuta combattendo, e penserà persino di andare in esilio.
Dopo il viaggio a Vienna già ricordato, fino al 1821 la sua vita si svolgerà in apparenza molto calma, caratterizzata da un susseguirsi di nomine ad ammi­nistratore comunale (con responsabilità anche nelle zone circonvicine) di Closani che dimostrano come Vladimirescu avesse validi agganci nell'alta nobiltà (non tanto con Glogoveanu, con il quale ebbe contrasti, quanto con un altro poten­tissimo nobile, eterista, Samurcas). In effetti sembra si passa provare cbe sin dal 1817 o almeno dal 1819 egli abbia stretto conoscenze con ambienti rivolu­zionari (cfr. in seguito gli studi di Nestor Camariano).
Questo l'uomo che guidò la rivolta del 1821, uomo valoroso, fanatico e di carattere duro; questi i prodromi della rivolta, la sua base sociale, la sua scatu­rigine. I risultati sono in parte in linea con le premesse. L'unico risultato pro­bante fu l'allontanamento dei fanarioti ed il ritorno a principi nazionali (Gre­gorio Gbica in Valacchia, Ioan Sandu Sturdza in Moldavia) mentre le richieste popolari non furono assolutamente tenute in considerazione se non per brevis-timo tempo finché durò nei nobili la paura dei ribelli .
Però, ciò che è più importante sottolineare è la politica comune portata avanti, soprattutto durante roccupazione turca seguita al fallimento del moto in ambedue i principati, dai delegati Valacchi e Moldavi, politica costellata di richieste in senso nazionale come si vedrà in seguito. Il 1821 segna così un passo avanti verso l'individuazione e l'emancipazione nazionale.
Un avvenimento di tale natura trovò subito pronta eco nella storiografia coeva, in scritti più o meno scientifici, suscitando poi sempre maggiore inte-