Rassegna storica del Risorgimento

PRINCIPATI DANUBIANI STORIA 1821; STORIOGRAFIA ROMANIA; VLADIMI
anno <1975>   pagina <297>
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T. Vladimiresca nella storiografia romena 297
Romeni dalla Dacia Troiana W poiché si occupa di un vasto periodo che va dal 1812 al 1821 (dalla pace di Bucarest al rovesciamento dei fanarioti) analiz­zandolo in profondità a diversi livelli (parla della crisi morale causata dal go­verno fanariota nei principati danubiani e, al contrario, del rinnovarsi della cultura ellenica; tratta inoltre del vasto moto rivoluzionario greco che da sem­pre trovava appoggio in Romania). Così la sua fama, dovuta a scritti varii di storia e filosofìa della storia, andrebbe illustrata in maniera più analitica. In questa sede basta ricordare i cardini della sua interpretazione sul 1821. Prima di tutto la cosiddetta teoria delle due fasi nelle quali si sarebbe articolato il moto condotto da Vladimirescu : una, la prima, conserva un carattere mera-mente sociale; la seconda che data dall'arrivo a Bucarest ne avrebbe as­sunto uno nazionale anti-greco in accordo con la nobiltà romena, la quale, al­meno in parte, ai era schierata sin dall'inizio con i ribelli. H perché di questa strana alleanza tra classi oggettivamente in violento contrasto è spiegato, secondo Xenopol, dal comune ideale nazionale e non, come -altri in seguito dirà, da un'unica affiliazione all'Eteria, affiliazione che può spiegare la posizione di forza da cui tratta Vladimirescu, il quale forse secondo Xenopol aspirava al trono, pur non dimenticando le ragioni sociali della rivolta. Xenopol afferma che anche in Moldavia, dove la rivolta fu condotta dal Capo stesso dell'Eteria, Ipsilanti, i boiardi non erano affiliati all'Eteria, pur accettando c obtorto collo ' di collaborare al moto, al punto che alcuni chiesero subito l'aiuto turco e tutti gli altri furono pronti a distinguere, quando si profilava l'intervento ottomano, tra le proprie rivendicazioni nazionali e quelle dei greci, lasciando così rapi­damente la barca che affondava. Xenopol afferma inoltre che Vladimirescu lasciò Bucarest per timore che i Turchi lo considerassero alleato di Ipsilanti e insieme per tema di un colpo di mano di Sava. Contava di attaccare di sorpresa, nella ritirata, i Greci. In definitiva la sua interpretazione vede nel 1821 un moto nobiliare nazionale anti-greco che riuscì con l'aiuto delle masse ad ottenere quanto voleva, cioè la fine del governo fanariota.
Anche il grande storico Nicola lorga s'è occupato degli avvenimenti del 1821 in diverse opere che però hanno suscitato molte critiche. La sua interpre­tazione di quella rivolta risponde ad una visione generale che egli aveva della storia romena, visione che la critica storica di impostazione marxista ripudia del tutto. Iorga infatti ha creduto in un primitivo Stato dacico basato sul diritto romano e sulle tradizioni traciche, popolato da contadini, Stato che sarebbe vis­suto in perfetta e democratica felicità fino al XV-XVI secolo. A discapito di questa società idilliaca si sarebbero costituiti i principati danubiani i quali ave­vano come costante la compressione dei diritti ancestrali dei contadini. Il Risor­gimento romeno e lo Stato unitario avrebbero recuperato, con lunghe tappe tra le quali la riforma fondiaria più volte richiesta da Iorga come parlamentare questa vasta base popolare necessaria alla vita della Nazione romena. Una delle tappe di questo recupero fu, per Iorga, la rivolta del 1821. Ovviamente l'attri­buire queste connotazioni al moto è, per i marxisti, non cogliere il significato asili-feudale dello stesso. Secondo alcuni32) Iorga non è coerente nelle sue dà-
31) A. D. XENOPOL, Istoria RomànUor din Dacia Traiana, voi. X, Iasi, 1896 e Bucarest, s.d.
*2) Cfr. V. MACIU, CaracteruU di.