Rassegna storica del Risorgimento
PRINCIPATI DANUBIANI STORIA 1821; STORIOGRAFIA ROMANIA; VLADIMI
anno
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1975
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pagina
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309
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T. Vladimirescu nella storiografia romena 309
rittura non informato dei propositi di Ipsilanli, come facilmente non a conoscenza delle iniziative di questi poteva essere lo zar che si trovava in quei tempi a Lubiana.
Anche alcune lettere scritte dalla prigionia in Ungheria ed in Boemia da Ipsilanti allo zar hanno alimentato la polemica ma senza osservazioni decisive. In queste lettere e generalmente sulla prigionia di Ipsilanti ha scritto nn esauriente articolo il già ricordato N. Corivan9S) basato su nn dossier praghese e su corrispondenze ufficiali austriache che serve a correggere alcune informazioni errate del passato. Corivan è l'umico tra gli storici romeni a giudicare, come Despotopoulos, Ipsilanti un buon patriota caduto per la libertà dei suoi fratelli (in effetti il capo eterista uscì dal carcere di Theresienstadt solo per morire poco dopo 1 agosto 1828 a Vienna).
Nel 1971, 150 della rivolta guidata da Yladimirescn, sono stati pubblicati diversi libri sul capo olteno, alcuni dei quali sono già stati qui menzionati. Tra questi ve n'è uno di Marin Mihalache che non è di eccezionale consistenza scientifica (mancano le note bibliografiche) bensì opera di divulgazione,96) edita dalla Editura m ili tara. Per lo più è nn lavoro di compilazione: le premesse sociali ed economiche, il ruolo della borghesia, elemento di coesione nazionale strumentalizzata dalla nobiltà (l'accordo tra Vladimirescu ed i boiari secondo Mihalache è il primo esempio di alleanza fra le due classi), sono già indicati in 0etea ed Àdaniloaie; l'interesse per l'uomo e per il patriota ricorda Iancovici anche se Vladimirescu è visto spesso come un borghese desideroso di affermarsi; la retrodatazione dell'inizio delle attività rivoluzionarie di Vladimirescu era già nella Storia della Romania di Pascn e collaboratori; il reciproco sfruttarsi tra l'Eteri a di Tudor richiama la Storia dei Ginrescu. C'è comunque qualche osservazione originale: di ritorno da Vienna Vladimirescu sostò nel Banato (gennaio-marzo 1815) e forse, secondo Mihalache, ebbe contatti con i serbi in rivolta. I turchi, sempre secondo l'autore, intercettarono corrispondenza di Insilanti a Costantinopoli contenente anche chiari accenni all'aiuto russo ed all'alleanza con Vladimirescu. Mihalache si sofferma inoltre sui rapporti tra Barion, vescovo dì Arge, e Vladimirescu e sull'incontro tra questi ed Insilanti. Darion dice era cinico, pieno di disprezzo per la corruzione della classe governante ed anche per il culto religioso... .97) L'incontro con Ipsilanti fu rapido e freddo, in piedi, tra scorte armate schierate. Duca, luogotenente di Ipsilanti, aveva proposto invano di eliminare Vladimirescu e Sava (agente ottomano infiltrato nelFEteria secondo Mihalache) come traditori. Su questi ultimi argomenti è opportuno ricordare un articolo del 1967 di S. P. Candea98) dove si delinea un Ilarion, nomo di vasta cultura ed ostile a nobili e a turchi, che fu padre spirituale di Tudor sin da prima della rivolta (contro l'opinione di Iorga e Iancovici) e soprattutto spinse il capo ribelle ad agire con moderazione verso i nobili alla mercè delle sue armi. Lo stesso Ilarion fece da interprete tra Vladimirescu ed Insilanti, rincontro tra i quali si svolse in clima di reciproco so-
95) pf, COBIVAN, La captività d'Alexandre Ypsilantis, in Balkan Sludies, 1967, pp. 87-102.
96) MABIN MIHALACHE, op. cit.
97) Iw, cap. IV.
98) gPa CANOE A, Revoluta lui Tudor Vladimirescu i episcopui Ilarion al Argeului (La rivoluzione di T. Vladimirescu ed il vescovo di Àrges, Darion), in Mitropolie Argefuhd, 1967, 8-9, pp. 715-726.