Rassegna storica del Risorgimento

PRINCIPATI DANUBIANI STORIA 1821; STORIOGRAFIA ROMANIA; VLADIMI
anno <1975>   pagina <310>
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Francesco Guida
spetto, non ostante il greco avesse dapprima accolto a braccia aperte l'olteno. Da notare che nel medesimo articolo si fa cenno ad un incontro tra Vladimi-rescu e il principe Caragea, il anale stimava il futuro ribelle , accenno che conforta una tesi di Camariano già ricordata.
Tornando al libro di Mihalache c'è ancora da dire che egli conferma le trattative tra Vladimirescu ed i turchi, le quali fallirono poiché agli stessi torchi sia Sava sia i nobili avevano offerto la testa di Tndor.
Poiché le affermazioni di Mihalache non sono documentate non è il caso di analizzarle più in dettaglio. C'è solo da aggiungere che anche Mihalache fa l'elogio di prammatica dei nuovi rivoluzionari, i comunisti.
Facendo un passo indietro, troviamo un libro di ben altra consistenza che non quello di Mihalache ed estremamente originale: Aspetti militari della rivolta popolare del 1821 di Dan Berindei e Traian Mutacu. ") Come dice il titolo, si occupa del 1821 sotto un'angolazione particolare. È estremamente ben fatto e meriterebbe un'analisi approfondita. È basato soprattutto su testimonianze coeve alla rivolta, su manuali militari russi per lo più dell'epoca e su osserva­zioni tecniche. Secondo gli autori l'organizzazione rivoluzionaria si dimostrò ot­tima: Vladimirescu raggiunse con estrema rapidità (300 km in 3 giorni) un pruno nucleo di ribelli armati concentrati in Oltenia; oculata fu la scelta del campo prima di marciare verso oriente: Tinjareni, una scelta strategicamente classica; magnifica la preparazione dei soldati, estremamente disciplinati come provano gli spostamenti rapidissimi. Vladimirescu si preoccupò di avere un parco di artiglieria, di lasciarsi alle spalle in Oltenia munitissime roccaforti (monasteri) pressocché -imprendibili, dove rifugiarsi per un'eventuale guerra di logoramento, di provvedersi di viveri perché l'esercito godesse sempre di una certa autonomia. Egli pensò anche di arroccarsi a Bucarest, ma, dopo i tentativi di trattative con i turchi, i greci e con Sava, resosi conto di non poter resistere nella capitale, puntò verso l'Oltenia, deciso a non attaccare se non attaccato per poi agire nella regione a lui familiare. Oltre a questo quadro, qui appena ac­cennato, riguardante gli aspetti militari del moto, si può notare che gli autori hanno ricostruito, su basi documentarie, senza uscire dalla visione disincantata di 0(etea, il mito dell'eroe Vladimirescu e del suo esercito. H libro, pubblicato quando ancora non si era spenta la polemica Ofetea-fancovici. si inserisce fra le due teorie opposte. Gli autori infatti accettano gli stretti legami tra l'Eteri a e Tndor ma non ne fanno una stretta dipendenza. Anche la nobiltà, secondo loro, ebbe da Tudor solo quelle concessioni che, dopo la sconfessione dello zar, non si potevano non fare. Vladimirescu non tradì la causa sociale e, sin da quando arrivò, da Bucarest, in Oltenia tra i suoi panduri 10) si può riconoscere in Ini un desiderio di indipendenza verso i suoi alleati, per non tradire i quali però non riuscì, in un momento già disperato, ad intendersi con i turchi.
Dan Berindei è anche autore di un recentissimo libro ,01) dove però non si rivela un'impostazione molto differente da quella del testo scritto a due mani
") D. BERINDEI-T. MUTASCU, Aspecte militare ale rascoalei populare din 1821, Bucarest, 1962.
100) Sono soldati di professione, ma non mercenari, pre valeutemente piccoli proprie* tari terrieri ispirati da ideali cristiani; il nome, non romeno, è molto antico ed indicava truppe irregolari dell'esercito asburgico,
ipi) D, BERINDEI, Uannée revolutionnaire 1821 dam les Pays rownains* Bucarest, 1973,