Rassegna storica del Risorgimento

CARTEGGI (PAPPALARDO-LA LUMIA); CARTEGGI (PEREZ-LA LUMIA); CART
anno <1975>   pagina <317>
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II tavolino del Perez
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Nella lettera del 31 agosto 1862, da Trapani, padre Vito ringrazia La Lumia per il promesso appoggio in favore del fratello Paolo, sacerdote-letterato libe­rale, condiscepolo cornane alla scuola del Perez, aspirante al titolo, in quel momento alquanto conteso, di arciprete in Caatelvetrano donde proveniva anche Vito popoloso centro di un territorio trapanese fertile in ogni tempo di geniali intelletto. Tra l'altro, padre Vito scriveva: Non dico quanto ne vada lieto rotiamo padre mio, che da' suoi figlioli preti riportò le maggiori amarezze della sua vita, sotto il governo borbonico.5)
Nel precedente 10 maggio,6) padre Vito aveva infatti riferito all'illustre storico come, in opposizione al fratello Paolo, fosse stato segnalato altro sacerdote al sig. Pagano, amministratore generale di Casa Monteleone, da parte dell'animi nistrator e locale, sig. Signorelli, eccellente retrivo , e perciò av­verso alla candidatura Pappalardo. E non era tutto: una terza proposta era stata infatti avanzata dal cav. Gioacchino D'Ondes, il quale continua padre Vito non ostante, da ottimo cittadino, diati le mille miglia dai pregiudizi del sig. Signorelli, però, avuto riguardo alle relazioni amichevoli ohe lo legano alla società castelvetranese, avrà messo avanti il sig. Pagano un altro raccoman­dato, che non è mio fratello . Era necessaria, perciò una calda commenda­tizia, principesca, quanto a dire da principe a principe, da duca a duca, che tra loro s'intendono meglio , cioè, direttamente, da Isidoro La Lumia al duca di Monteleone, al quale, per diritto di patronato, spettava di pronunciarsi. Ed ecco, degnissimo Sig. Isidoro sospira padre Vito, illuminando ancora una volta, senza volere, il suo vigoroso spirito, alieno da ripieghi e compro­messi come il dritto di patronato, ben differente dal dritto di libero con­corso, caccia tutti (si noti quel tutti) per una atessa via di commendatizie per non dire di intrigo e di servilità i degni e gl'indegni, i ragionevoli e gl'irragionevoli, i topi ed i gatti, e tutte le classi zoologiche, dai zoofiti ai vertebrati . Questo citato non è solo un tratto di bonaria ironia e di satira civile, ma anche un tratto di fierezza e di onestà morale, veramente degno del discepolo di Perez. Né casuale è, certamente, anche il richiamo ai topi, che per i Siciliani erano da tempo figura della reazione e della repressione bor­bonica.
Nella terza lettera,7) in data 7 dicembre 1864, padre Vito si duole di un malessere improvviso che, nel corso di una breve gita a Palermo, gli ha impe­dito di incontrarsi con qualche altro amico, come La Lumia: anche per averne aiuto a dissipare una strana impressione di diffidenza nei propri confronti, suscitata in lui dal non temporaneo Maestro Francesco Paolo Perez. Si trat­tava di una impressione giustificata, o di una pretesa da ragazzi, troppo esi­genti di carezze non meritate?.
Pochi giorni dopo, il 25 dicembre del 1864, padre Vito augura8) che il 1865 possa vedere la pubblicazione di un nuovo saggio di storia siciliana del condiscepolo;9) ed è un altro passo lampeggiante di spirila pereziani:
E non è cosa da campanile come scriveste per celia l'illustrare
5) Lettera n. 279 della raccolta cit.
6) Lettera n. 280.
7) Lettera n. 281.
8) Lettera n. 282.
9) Sarà la Storia della Sicilia sotto Guglielmo il Buono, ma solo nel 1867, in cui ap­pariranno, anche, / quattro Vicari e Gli ebrei siciliani.