Rassegna storica del Risorgimento
CARTEGGI (PAPPALARDO-LA LUMIA); CARTEGGI (PEREZ-LA LUMIA); CART
anno
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1975
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pagina
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319
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// tavolino del Perez
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gradazione e la compostezza degli alti, la prudente unificazione delle leggi, la forza delle anni e della finanza, condizioni indispensabili per mostrare i denti allo straniero, tanto francese che austrìaco. Del resto concludeva sull'argomento padre Vito m'abbandono ad una Provvidenza suprema, che, a dispetto degli uomini, ha condotto fino a questo segno e non è poco la rigenerazione italiana . u)
Nell'ultima parte della lettera, Vito Pappalardo rispondeva ad altre affettuose domande presumibilmente rivoltegli dall'amico intorno alle sue attuali attività, non solo di preside e di professore, ma anche di filologo, di critico, di letterato. La risposta, ignota a Nunzio Nasi, in questi suoi termini precisi, è quella tuttavia espressa esattamente dal ministro trapanese, ex discepolo liceale di padre Vito, allorquando, per lo scoprimento del busto dedicato al sacerdote* patriotta, spiegava la sproporzione tra le pubblicazioni del Pappalardo e la sua grande valentia di maestro e di critico letterario.13) Scriveva infatti il Pappalardo: Di me e dell'angusta mia vita che potrei dirvi! Ho rinunciato alla R. Ispezione degli Studj (funzione di provveditore-ispettore, attribuitagli dal Prodittatore Mordini ed esercitata per circa tre anni), per non guardare in faccia la burocrazia: rad attengo alla cattedra di Letteratura Italiana e alla Presidenza di questo Liceo, per attuare quel po' di bene che io posso verso la gioventù del paese, mia dolce speranza: fuori l'orario liceale vivo solitario e finanche selvaggio, confortato e più spesso ancora amareggiato dallo studio della storia degli Italiani: e tocco i miei 46 anni senza aver lasciato un segno della mia esausta esistenza. Sei fratelli e quattro sorelle, de' quali fui primogenito, combattuti inesorabilmente dall'avversa fortuna, fu questo il fardello toccato alle spalle del nostro ottimo padre: io e Paolo, associatici a lui, come il Cireneo, abbiamo condotto in porto la numerosa famiglia: ecco tutto il mio povero merito.
Quando ripenso alle sublimi speranze dello studio e a quel mondo ideale che la voce del Perez mi creò nella mente, ed oggi lo raffronto alla pallida realità della scorsa mia vita... guardo il cielo e sospiro .M)
Sembra, a chi legga attentamente, che, con il trascorrere degli anni, persone e cose attinenti alla scuola domestica del Perez, anziché scolorirsi, si rendessero a quegli animi sempre più. chiare ed importanti, e non soltanto di quella chiarezza ed importanza che assumono, a un tratto, dalla nostra memoria fugaci impressioni e squarci sereni dell'età prima: quella scuola non soltanto si identificava con alcuni anni più o meno intensi della giovinezza, ma si rivelava, anche, al contrasto di deludenti esperienze successive, sempre più l'occasione meravigliosa ed esaltante, anzi il portento detenninante di ogni destino spirituale e civile.
Nella lettera del 12 maggio 1865, il Pappalardo si doleva per una indi* sposizione del Perez e, sapendo che quasi tutte le sue lettere secondo la saggezza dell'amico Isidoro finivano con l'essere lette in casa Perez, dava al Maestro il consiglio di agevolare la guarigione con l'ilarità dell'animo... con
12) Ibidem.
li) Cfr. N. NASI, Pel Prof. V. Pappalardo, Insegnante, Sacerdote, Cittadino, inaugurandosi, addì 23 gennaio 1890, il suo mezzo busto. Discorso pronunziato nella chiesa naz. di Trapani, Trapani, 1898.
") Lettera n. 282.