Rassegna storica del Risorgimento

CARTEGGI (PAPPALARDO-LA LUMIA); CARTEGGI (PEREZ-LA LUMIA); CART
anno <1975>   pagina <327>
immagine non disponibile

11 tavolino del Perez
327
lo studio di molte pagine storiche. Però la correzione dei componimenti per bocca del Perez era tale capolavoro di estetica e di gusto unissimo da sfatare i 'lunghi trattati dei retori. Egli insegnava a pensare più che a dire; e intanto metteva nella mente dei giovani la perfetta armonia tra l'idea e la forma; ed ancora di più, la triplice armonia tra il pensiero, la parola e l'azione. Ed è osservazione già fatta che nell'anima dei suoi discepoli il Perez lasciava pro­fonda impronta di sé medesimo . )
È questa ripeto la testimonianza più completa, pur nella sua estrema sinteticità, sulla scuola del Perez, proveniente da un testimone diretto, anzi da un autentico discepolo. Ma cerchiamo di evidenziare qualche particolare riguardante la formazione dell'uomo Perez, che meglio ci giovi a comprendere il maestro di letteratura; ricordando tra l'altro, il fatto non trascurabile che il Pappalardo fu uno dei primi allievi, solo di sei anni più giovane, e che agli inizi del suo insegnamento privato, intorno al 1838, il Perez non contava che ventisei anni.
Orgoglioso si dichiarava nella vecchiezza, scrivendo a Rosario Salvo di Pietraganzili di ben altro sentimento che tutto mi preoccupa a' di che corrono: quello di non aver mai mancato a' principi che mi informavano sin dalla prima età. E questi principi succhiai col latte dell'adorata mia madre, Antonina dei baroni Jannelli di Caccamo , proveniente da un ambiente familiare assai più aperto, che non fosse quello del marito, alle influenze massoniche e liberala dell'ultimo Settecento.
Raccontava lo stesso Perez che, fervendo in Sicilia i più accesi risenti-nienti nei confronti dei liberali napoletani dimostratisi nemici del moto indi­pendentisti co siciliano tra il '20 e il '21, non tacendosi un certo compiacimento per quella specie di nemesi storica che nel '21 vedeva sconfitti ed esuli quei capi napoletani, ella, la madre, aveva composto un sonetto di rimprovero verso quei -suoi corregionali, i quali non vedevano che la sconfìtta della libertà sul continente napoletano era pur sempre una nuova sconfitta della loro libertà; inoltre, ogni divisione materiale e morale fra l'Isola e il Continente rafforzava, alla fine, il despotismo borbonico.37)
Eppure il marito di lei era un funzionario interessato alla sopravvivenza di quel regime, verso il quale, seppure non esprimeva aperti entusiasmi, doveva almeno dimostrare una consistente lealtà. La madre non nascondeva il suo compiacimento quando, anche alla presenza di estranei più o meno conformisti, il figlio, poco più che un fanciullo, esprimeva le sue vedute chiaramente indi­pendenti e liberali. Probabilmente, le abituali, piccole accademie tenute nel salotto Perez, pur senza inquietare troppo il regime vigente, non mancavano di riflettere più o meno vivacemente le diverse aspirazioni o radicalmente indipendentistiche o moderatamente autonomistiche o, più innanzi nel tempo, arditamente federalistiche di una Sicilia insofferente del centralismo napoletano. Tale problematica amministrativa e politica non si sarebbe posta perciò nella sua urgenza soltanto con il 1848, né di federalismo pereziano sarebbe dunque sorto come tardivo o pedissequo consenso al Primato gioberMano, ma
35) R. SALVO DI PIETRAGANZILI, Storia delle lettere in Sicilia in rapporto alle sue con­dizioni politiche, Palermo, 1892-1896, III, p. 468 sgg.
3*) Lettere Perez a R. Salvo cit., lettera XI, da Palermo, 8 marzo 1889, p. 28. 37) Lettere Perez a La Lumia cit., lettera 19, di cui alla nota 26.