Rassegna storica del Risorgimento

CARTEGGI (PAPPALARDO-LA LUMIA); CARTEGGI (PEREZ-LA LUMIA); CART
anno <1975>   pagina <332>
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Francesco Luigi Oddo
stito, anche dopo il 1860, in tema di legislazione amministrativa nazionale e regionale e di sistema elettorale, che avrebbe voluto a suffragio universale, ma sulla base di comuni attività produttive, di comuni interessi di mestiere, piut­tosto che per fluttuanti ideologie e partiti.51)
Il 1837 fu dolorosissimo per il Perez uomo e cittadino. Mentre, per l'imper­versare del colera, vedeva in pericolo tutta la città e la famiglia, e veniva a perdere una bambina di dieci mesi, dall'altra i moti mazziniana di quell'anno, nell'Isola, facevano conoscere le repressioni di Del Carretto e le ripicche di quel Ferdinando II, che, invece, qualche anno prima, salendo al trono di Na­poli, aveva lasciato sperare qualche liberalità. Tornando a Palermo a piedi da Belnionte Mezzagno, dove aveva trovato riparo in una sua casa campestre, un giorno Perez si era trovato improvvisamente a passare presso monti di cada­veri insepolti ammucchiati accanto a S. Spirito. Quella orribile immagine di miseria e di morte, aggiuntasi agli altri motivi di umiliazione e di tristezza per le condizioni della Sicilia avvilita dal Borbone anche con l'invasione degli impieghi locali da parte di elementi della burocrazia napoletana che, ancora nel 1865, Perez asseriva essere stati deliberatamente i peggiori, esasperò gli sdegni del carme in morte dello Scinà, una delle più illustri vittime del colera, da recitare per la commemorazione accademica ufficiale. Perez andò preparato ad un arresto immediato. L'arresto non ci fu: la polizia si limitò a chiedere copia del carme, volendo certamente consentire al Perez di eliminare i passi più aspramente allusivi (egli, malgrado tutto, godeva della sincera stima del sovrano). Perez rifiutò ogni emendamento; a sua insaputa, prowedette ugual­mente Agostino Gallo, presidente dell'accademia, per evitare più grossi guai al fiero giovane.
Questi fu provocato altrimenti, con l'invito a comporre un carme ufficiale per la "fausta" venuta a Palermo del re, nel 1838. Oppose naturalmente un netto rifiuto, che gli costò un trasferimento 'indesiderato ad altro ufficio, la per­dita di un'imminente promozione, minacce e vessazioni ulteriori. È incerto il particolare non era perfettamente chiaro neanche al vecchio Perez se quella punizione e le dimissioni da lui presentate l'avessero spinto ad aprire la sua scuola privata di letteratura italiana, o soltanto a dedicarsi esclusivamente a quelle lezioni.
Era, infatti, accaduto o accadeva in quel torno di tempo che l'abate Giu­seppe Borghi, insegnante privato di retorica e di eloquenza, fosse costretto a lasciare Palermo e tornarsene in Toscana dond'era venuto con fama, piuttosto usurpata, di valentissimo poeta, critico e filologo. Perez aveva avuto già modo di mostrarne ai Siciliani la mediocrità, contrapponendo alle teorie dantesche di quel professore certe sue idee Sulla prima allegoria e sullo scopo della Di­vina Commedia , che, genialmente preannunci andò più recenti interpretazioni figurali, venivano a costituire il primo nucleo delle lezioni tenute nelliniver-sità di Palermo nel 1864 e, quindi, della Beatrice Svelata (1865), il capo­lavoro critico e storico-speculativo del Perez.
Il Borghi aveva incassato il colpo con stile, lodando il proprio critico ed invocandone, ammirato, l'amicizia, che potè in concreto misurare quando il
51 ) Basterà leggere Centralizzazione e libertà, del 1862 e la importantissima lettera a S. Jacini, nella copia inviata a La Lumia con lettera da Firenze, 7 marzo 1870, n. 43 della cit. raccolta 2. Qq. C. 187 della Bibl. Coni. Palermo.