Rassegna storica del Risorgimento
CARTEGGI (PAPPALARDO-LA LUMIA); CARTEGGI (PEREZ-LA LUMIA); CART
anno
<
1975
>
pagina
<
333
>
Il tavolino del Perez
333
Perez raccolse tra i suoi amici più facoltosi quel danaro che potesse bastare alla partenza del perseguitato Borghi ed ai più immediati bisogni del suo incerto futuro.
Tale solidarietà non poteva non costituire un altro gesto sgradito del giovane letterato palermitano nei confronti del governo e dei Gesuiti, e perciò ulteriore ragione di umiliarlo e danneggiarlo, costringendolo, almeno per qualche tempo a dimettersi. Aveva perciò origine, o soltanto un decisivo sviluppo, la scuola di largo Casa Professa, che consentiva tra l'altro al giovane insegnante di dedicarsi ad un concorso universitario e dì sopravvivere economicamente, senza doversi moralmente asservire. Non solo riferirà più tardi il Perez esercitai con l'esempio un'azione rinnovatrice delle vecchie aspirazioni politiche su qualche giovane dell'Isola, ma, ciò di cui mi compiaccio, la esercitai diretta colFinsegnamento in mia casa, degli egregi giovanetti che poi furono modello, ciascuno nel proprio ramo. E furon costoro Isidoro La Lumia, Onufrio, poi Segretario al nostro Municìpio, Giacinto Carini, Fardella, poi sindaco di Trapani, Vito e Paolo Pappalardo, Ciotti, poi Segretario al Banco di Sicilia, Nicasio Mogavero, di Castelbuono, e qualche altro, che or non rammento. Ebbi anche uditore nelle stesse lezioni, in mia casa, Paolo Giudici, che nella sua storia letteraria si valse non poco delle idee udite da me, senza neppure citarmi .
Agli uditori va assai probabilmente aggiunto Lo Forte, del quale lo stesso Perez riferisce altrove che, insieme con il Giudici, lo pregò di volere impartire le sue lezioni di lingua e di letteratura italiana alle sorelle Turrisi, una delle quali era la già nota poetessa Giuseppina.
Scrive, in quella sua lunga lettera autobiografica del 1865, il Perez, che alla madre delle due sorelle Turrisi anche il Borghi, il quale da qualche tempo era stato chiamato ad impartire le sue lezioni presso quella famiglia, prima di partire, avea raccomandato far capo a me .53) Perez accettò quel delicatissimo incarico e dovette smantellare non poco di quanto il Borghi ed altri avevano edificato. Perciò, si attribuì più volte, esplicitamente e fieramente, senza ammettere in altri il minimo dubbio, la svolta artistica della Giuseppina: dalle precedenti movenze, arcadiche, lacrimose, manieristicamente romantiche, alle prove, profondamente nuove, di una poesia assai più sofferta, intesa come segno e bando di un vigoroso impegno morale e sociale. Più di una volta Perez rivendicava nelle sue lettere il merito di aver fatto d'un'areade innografa manzoniana , cioè della Turrisi come gliela aveva affidata Borghi, quella poetessa virilmente civile, che tutti ammirano meravigliando del suo italianismo come piovuto dal cielo ... .54)
Le lezioni dantesche, più che sulla Divina Commedia in sé, erano tenute su tutti i testi del Poeta, continuamente contrapposti e coordinati tra loro, ora per illuminarsi e spiegarsi reciprocamente, ora per verificare la perfetta circolarità della cultura dell'Autore, specialmente del suo pensiero politico. Come attesta il Pappalardo, Dante costituiva un centro per le argomentazioni più diverse; Dante richiamava tutto: i tempi prima di lui, i tempi suoi, i tempi pò-
52) A Rosario Salvo di Pietraganzili, leti. XX, da Palermo, 24 marzo 1891, nella citata raccolta, p. 40.
53) Lettera 19 cit.
54) A Rosario Salvo di Pietraganzili, lett. X, da Palermo, 17 novembre 1888, nella cit. raccolta, pp. 25-26.