Rassegna storica del Risorgimento
CARTEGGI (PAPPALARDO-LA LUMIA); CARTEGGI (PEREZ-LA LUMIA); CART
anno
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1975
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pagina
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334
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334 Francesco Luigi Oddo
steriori. Questo ci è confermato in gran parto dalla Beatrice Svelata >, che, pubblicata nel 1865, appare evidentemente il risultato di un lunghissimo paziente lavoro di ricerca, di cernita, di sintesi, non affidato semplicemente alla medita zione di un nomo chiuso in sé, ma ad un nomo che discute con se stesso e con gli altari contìnuamente, che continuamente chiarisce agli altri e a se stesso, macerando per anni ed anni una difficilissima materia.
La Beatrice Svelata indipendentemente da questo o quell'aspetto conclusivo, è un capolavoro storico-critico, uno studio di grandissimo rilievo per l'analisi minuziosa delle dottrine e delle civiltà culturali antiche, per il richiamo a tutte le possibili fonti pagane e cristiane, laiche ed ecclesiastiche di tutta l'opera dantesca. Non è opera che si faccia in pochi giorni e neanche in pochi mesi. È costruzione eretta pietra su pietra, con architettura sapiente e paziente nel corso di molti anni, come dimostra la preparazione con cui, già nel 1836, Perez giudicava il saggio del Borghi e stendeva la sua interpretazione.55)
Si trattava di un travaglio critico anteriore alle sue lezioni private; di ricerche e di riflessioni, semmai, verificate, arricchite, consolidate assiduamente, per mezzo delle lezioni e delle discussioni con gli allievi.
Già nello scritto contrapposto a quello del Borghi sul significato della prima allegoria dantesca, Perez affermava che la Divina Commedia , espressione poetica di una universale umanità, non poteva non essere, al tempo stesso, intimamente immedesimata nella singolare vicenda storica: quella morale, intellettuale, politico-sociale di quei tempi che in Dante quasi si condensavano e personalizzavano." Perez era inoltre uno dei primi dantisti che studiassero la relazione tra la varia fortuna di Dante e la diversa tempra civile e morale delle "culture" italiane nei vari secoli.
Trovava che tanta applicazione e 'tanto sforzo di esegesi dantesca non erano tuttavia riusciti al chiarimento di quella che a lui sembrava la più profonda e ferma intenzione, non soltanto della Commedia , ma dell'intera opera letteraria di Dante.
I commentatori continuavano ad essere condizionati da una certa soggezione di vendette ecclesiastiche o da pregiudizi formalistici e retorici, o da allotrii interessi. Bisognava invece partire, con tutta spregiudicatezza, dalla vita, dai sentimenti, dal discorso reale del Poeta.
Fatta una rassegna di studi danteschi tra essi, quelli di Gozzi, Lombardi, Dionisi, Marchetti, Foscolo (del quale ultimo Perez rifiutava il concetto di una riforma religiosa come finalità intrinseca aH'aUegorismo dantesco), ai dichiarava ancor meno convinto dall'eclettismo (sarebbe stato il caso di dire: dalla raffazzonatura esegetica, critica, filologica) -del Borghi, da cui si ricavava che la selva era l'esilio di Dante, il Monte era il suo desiderato ritorno a Firenze, e le tre fiere erano, rispettivamente, Firenze, Carlo di Valois e Roma. A chi avesse più attentamente studiato la storia particolare di Dante e quella più generale di Firenze, dell'Italia, dell'Europa, sarebbero apparse hi grande evidenza la contraddittorietà ed illogicità di tali ipotesi. Le carenze rilevate dal Perez erano soprattutto di natura storico-filologica; donde derivavano favole e sogni più o meno belli secondo la fantasia di chi li immagina, simili aggiungeva con sarcastica allusione a quei romanzi storici dei nostri dì,
S5) Cfr. il saggio del BORGHI, in Effemeridi scientifiche e letterarie per la Sicilia, Palermo, 1836.