Rassegna storica del Risorgimento

CARTEGGI (PAPPALARDO-LA LUMIA); CARTEGGI (PEREZ-LA LUMIA); CART
anno <1975>   pagina <335>
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Il tavolino del Perez
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che promettendo eli rischiarare tutta quanta l'indole di un'età o di un paese, manomettono e storia e costumi e passioni di quel paese e di quelle età .
La società alla quale Dante apparteneva era agitata fra teocrazia ed auto* erazia. Non senza una logica storica, prevaleva la tendenza teocratica, perche, durante l'età di mezzo, il sacerdozio avea contrapposto un principio di morale unità a quel moto di disgregazione e di sperpero che la caduta dell'Impero Ro­mano impresso aveva all'Europa.56)
Potentemente suggestiva risultava, dall'ai tra, l'idea dell'Impero, alla cui crisi si attribuiva ogni decadenza e barbarie d'Europa. E, poiché di quella crisi ai dava gran parte di colpa alla Chiesa, si voleva una precisa divisione tra Impero e Papato. Era questa divisione l'ideale per il quale Dante si schierava e si batteva, abbracciando il principio della Monarchia universale, intesa come suprema magistratura garante della giustizia e della pace possibili solo nel­l'unità, vero regno di Dio in terra. Per il Perez, le opere di Dante costituivano i diversi riflessi del medesimo fuoco speculativo, della medesima prospettiva politica. La Chiesa, per difendersi dall'Impero, si prostituiva alla Francia, sacri­ficando le giovani democrazie municipali : donde il sanguinoso conflitto guelfi-ghibellini, potere ci vile-potere ecclesiastico.
Ma guelfismo e ghibellinismo, spesso, non erano che convenzionali eti­chette, utili soltanto a contraddistinguere divergenti interessi materiali. L'inge­renza francese rendeva potente forse, ma certamente impura, la Chiesa; serve, non forti, le città guelfe; preparava la morte dell'Impero e la dissoluzione della società mondiale. Perez vedeva dunque, nella selva, la crisi dell'umanità; nel monte, l'universale monarchia, redentrice civile dell'umanità; la Lonza era figura delle divisioni italiane; il Leone, dell'ingerenza francese; la Lupa, del­l'indebito prepotere della Chiesa nel campo, non suo, dell'Impero. Lo stesso Dante, come protagonista del viaggio, raffigurava l'umanità che, allontanatasi dall'idealità civile-religiosa dell'Impero universale cristiano, tendeva ad un unico impero, indipendente e diviso dal sacerdozio, e con sede in Italia.
Rendere adunque una tale necessità umana evidente per narrazioni sto­riche, certa per dimostrazioni filosofiche, sacra per dettami teologici, chiamando in soccorso Storia, Filosofìa e Religione, ad additare, e, direi quasi, mettere in atto la serie degli umani traviamenti, la fonte e il riparo; ecco lo scopo della Divina Commedia . Proclamarsi cantore delia giustizia voleva dire per Dante lo stesso che proclamarsi poeta dell'Impero, che ne era il sinonimo.
Già dal 1836, abbracciava poi l'idea centrale della Beatrice Svelata , cioè che Beatrice non è la fede rivelata, la teologia, ma Vintelligenza, cioè quella sapienza eterna, che rendeva operante, secondo il pensiero medievale, l'intelletto possibile: intelligenza,, a cui si contrapponeva, con grado inferiore, la ragione (Virgilio). La Beatrice della Vita Nova aveva il volto terreno della razionalità; quella della Divina Commedia aveva il volto ultraterreno della 80vrerazionalità. Nella mente di Dante, non potevano, però, coesistere due Beatrici assolutamente diverse e distinte; i suoi sguardi luminosi rappresenta­vano le dimostrazioni, impossibili altrimenti alla sola ragione; il rimprovero mosso a Dante òa Beatrice nel Purgatorio era per non aver visto, cercato, indi­cato già, nell'Impero, l'unica via della salvezza.
56) F. P. PEREZ, Sulla prima allegorìa cit., in Scritti cit., I, p. 12.
57) /Ut, p. 18 Sg.