Rassegna storica del Risorgimento
CARTEGGI (PAPPALARDO-LA LUMIA); CARTEGGI (PEREZ-LA LUMIA); CART
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1975
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338
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338 Francesco Luigi Oddo
stata già ed essere tuttavia intensissima, anche perché i frequentatori per più di un anno delle sue lezioni avessero a sentire come attesta il Pappalardo lezioni sempre nuove su cose sempre nuove
In correlazione con gli studi danteschi in ispecie, letterari e filosofici in genere, si svolgeva in quegli anni giovanili anche un'altra tendenza del Perez, coltivata pur sempre nella piena e tarda maturità, alla traduzione poetica di questa o quella parte specialmente suggestiva della Bibbia, vista come opera di letteratura, di pensiero, di storia, d'arte poetica capace di suscitare, con l'universalità delle intuizioni e dei simboli, delle profezie e delle figure, valori morali e civili, indipendentemente dal particolare credo religioso del lettore. La sua prima prova fu l' Apocalisse giovannea, da cui fu allettato, a suo dire, specialmente per le oscurità e difficoltà interpretative.60) Fu quindi la volta deH' Ecclesiaste , come alcuni anni più tardi sarebbe stata la volta della Sapienza , che il Perez riteneva di potere con qualche certezza attribuire a Filone alessandrino.61)
Nella sua prima esperienza culturale c'erano anche Napoli e Roma; ma è difficile dire quanto la dimora in quelle città abbia potuto influire sulla formazione delle sue idee estetiche e sulla sua coscienza artistica.
A Napoli lo mandò la prima volta il padre, presso l'amico, barone Rothschild, nella speranza che il figliolo ne accettasse un impiego, che questi invece rifiutò, dopo avere trascorso a Napoli circa due mesi in gran parte riempiti dai ricevimenti, dai pranzi, dai vari intrattenimenti in casa Rothschild. Quivi, un incontro indimenticabile avvenne con di vecchio cardinale Capece-latro, il quale più volte si compiacque di raccontare al giovane, le cui idee ed i cui sentimenti aveva subito capiti, la sua opposizione alle pretese temporali di Roma allorché era arcivescovo di Taranto, e la sua riluttanza alle pretese straniere, quale ministro di re Murat. Così avvenne anche che un giorno, dopo aver parlato a lungo della Sicilia, ch'e' tanto amava, de' Vespri, e delle condizioni d'Italia, cosi il Perez nell'avviarsi alla sala del desinare, egli, appoggiato al mio braccio si soffermò; stette alquanto pensoso. Poi, come chi conchiude un discorso, mi disse: Vogliono adunque un Vespro Italiano!.62)
Da Napoli, quella volta, fece una brevissima puntata a Roma, nel corso
6) F. P. PEREZ, Della Apocalisse di S. Giovarmi, versione poetica, Palermo, 1836; cfr., inoltre, lettera 19 cit.: Sin d'allora presi a tradurre qualche brano, qua e là dell'Apocalisse che m'allettava colle sue difficoltà; e più volte lasciai e ripresi . Interessante la testimonianza di Benedetto Casti gli a nella cit. recensione su La Ruota: In Sicilia, il 1836 vide, a distanza di pochi mesi, due traduzioni deìTApocalisse . Precedette quella di Perez segui quella di F. Bisazza. Gran parlare enfaticamente sui giornali per il secondo. Quasi affatto per il primo. A dir vero afferma il Castiglia simili originali si lasciano dove stanno, né si traducono. Pure, se il Perez vi si accinse, non è Perez de* tanti che oprano a caso; una ragione la ebbe, e se il suo lavoro piacque a chi intende, convien dire che pregi tutti suoi e non ripetibili dall'originale Io resero ammirevole (p. 84). E tali pregi indicava abbastanza espressamente, lodando la fedeltà della traduzione, ma anche la rapidità, l'essenzialità, la potenza della frase con la quale Perez rendeva la frase originale.
61 ) Nella recensione, di cui alla nota precedente, B. Castiglia parla anche delP22ecZe-siastet considerandolo una prova ancora più convincente fornita da Perez, traduttore-poeta. Si veda, nella raccolta cit. 2. Qq. C. 187, quanto Perez dice a proposito della Sapienza nelle lettere n. 60, del 10 apr. 1871, n. 61, del 5 aprile, n. 62, del 28 aprile, n. 63, del 6 maggio, n. 65, del giugno, n. 69, del 7 luglio dello stesso anno.
62 ) Lettera 19 cit.