Rassegna storica del Risorgimento

CARTEGGI (PAPPALARDO-LA LUMIA); CARTEGGI (PEREZ-LA LUMIA); CART
anno <1975>   pagina <339>
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II tavolino del Perez
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della quale ebbe ad incontrarsi con alcuni elementi liberali,63) non meglio indicati. Di Roma lo toccarono particolarmente il Colosseo sotto un chiaro di luna, ed il Mosé di Michelangelo che, visitato la prima volta in sul cadere del giorno, a me, solo, in quella mesta ora di crepuscolo, mise un tale brivido addosso, che pareami quasi vederlo levarsi minaccioso e, sì retrocedendo, ne uscii quasi 'atterrito. Poi, tornato più. volte a visitarlo da presso, a cercare il segreto di tanta commozione, ne dedussi la falsità del vecchio principio d'imita­zione obiettiva nell'arte, sì eloquentemente lo smentivano quelle forme, sì poco vere nel senso volgare, e sì vere intanto come espressione del concetto d'un ispirato e terribile legislatore.64)
Né allora, né poi, neanche come capitale d'Italia, Roma fu città intima­mente simpatica al Perez. Costretto dalle buone norme dell'ospitalità ad accom­pagnare per le vie ed i monumenti -di Roma i coniugi Sampolo recatisi in gita colà, così egli avrebbe scritto a La Lumia poco tempo dopo: Quelli di Roma pagana mi rammentano le lagrime delle migliaia d'umane vittime che schiavi, o conquistati, furono mezzo a levarli; e l'orgoglio volgare di que' rozzi e cor­rotti conquistatori, ladroni del genere umano. Quelli di Roma papale non si possono dividere nella mia mente dalla imagine de' milioni di ciechi credenti che, pur di comprarsi il paradiso de' preti, si fecero e fanno oblatori di goffe e superbe opere, pervertitrici dell'arte, ed ora di sinecura a que' birbaccioni che dal Vaticano, e protetti dalla nuova Italia, non cessano di cospirare a' suoi danni .65)
Quando, nel 1865, come or ora abbiamo visto, il Perez respingeva il vec­chio principio d'imitazione obiettiva, non solo condannava le nuove formula­zioni estetiche del positivismo materialistico, ma si ricollegava all'antica bat­taglia combattuta fin dagli anni più giovanili contro ogni forma di ingenuo realismo, sia in filosofia, sia in estetica, quindi contro ogni principio d'imita­zione, sia che rientrasse nella prospettiva classicistica che in quella romantica.
Uno dei punti fondamentali della speculazione estetica di Perez molto più dominata dalla meditazione dei sistemi filosofici di quanto non sarebbe stata quella di De Sanctis e di Carducci e perciò uno dei punti più dibattuti anche tra i suoi discepoli, era l'ingenuità o se si vuole il dommatismo assurdo del cosiddetto realismo in arte (come del realismo nel campo gnoseologico): nell'arte, secondo Perez, di reale altro non era che il rapporto tra coscienza e natura, quindi un'attività giudicante, un'attività kantianamente sintetica, fra un oggetto misterioso ed inconoscibile in sé ed un soggetto di giudizi: acquisizione estremamente individuale del non-io da parte dell'io, sì che il giudizio, trascen­dentale nella sua generalità, si coloriva però di tonalità singolari, in modo che l'espressione esteriore artistica era assolutamente unica ed irripetibile. Una posi­zione espressi onistica quella del Perez, che, mentre recepiva la più essenziale conquista del criticismo e dell'idealismo in estetica, cioè la centralità ed origi­nalità assoluta dell'artista nei confronti del cosmo, l'essenza tutta creativa del­l'attività artistica, rifiutava le anguste pretese realistiche di quei teorici roman-
63) Perez dice che erano Romagnoli e che ebbe occasione di incontrarli nella libreria De Romanis. Probabilmente si trattava di affiliati alla Giovine Italia (cfr. lettera 19 eii. e lettera XI, da Palermo, 8 marzo 1889, a Rosario Salvo nella raccolta epistolare eh., p. 30).
M) Lettera 19 cit.
65) Lettera n. 82 a La Lumia, da Roma, 21 ottobre 1872, nella cit, race. 2, Qq. C. 187.