Rassegna storica del Risorgimento

CARTEGGI (PAPPALARDO-LA LUMIA); CARTEGGI (PEREZ-LA LUMIA); CART
anno <1975>   pagina <340>
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340 Francesco Luigi Oddo
tici che identificavano l'arte con la rappresentazione del vero, del naturale, del comune, del quotidiano, senza pensare, a parte ogni altra considerazione, che il vero, la natura, eoe. altro non erano che parvenze, quindi pur sempre risultati di una ricreazione personale, anzi di una irripetibile reazione psicologica.
Questa antica ed ostinata ambizione della filosofia così avrebbe scrìtto nella " Beatrice Svelata" di voler conoscere ciò che sono le cose in se stesse (quasi che la mente possa conoscerle altrimenti ed altrove che pe' rapporta e ne' rapporti che hanno con essa) fu sempre cagione, e probabilmente sarà, di molti deliri decorati dei nome di scienza del trascendente. E venne da quella inane ambizione il paradosso platonico, cioè: "questo gli è certo che, se qualche cosa vogliamo sapere, è mestieri ci separiamo dal corpo, e che l'anima, per se stessa investighi le cose in se stesse".66)
Questo basilare quanto fermo convincimento Perez avrebbe ad apertissime note espresso dal tempo del suo primo insegnamento privato al tempo del suo insegnamento fiorentino, a quello del suo insegnamento, per quanto breve, presso l'Università di Palermo, e sempre in tutti i suoi scritti su questioni di arte e di estetica, non escluso il saggio presentato in sede di prova scritta del concorso alla cattedra di letteratura italiana nell'ateneo palermitano, e quello inviato alcuni anni più tardi all'Accademia di Archeologia e Belle Arti di Napoli67)
Soffermiamoci ad esaminare le cose espresse in queste occasioni, che il Perez meditava da anni prima dell'inizio del suo insegnamento, e che le sue lezioni private, con quanto comportavano di discussione e di dibattito, hanno certamente concorso a rendere lineari, lucide, definitive, almeno nella coscienza critica e nella delineazione letteraria.
Fin dal 1831, la cattedra di letteratura dell'Università veniva affidata per incarico, e se ne postergava continuamente l'assegnazione per concorso. Fu solo hi seguito ad una protesta (già di per sé compromettente) presso I sovrano in persona, da parte del Perez, che l'autorità universitaria si decise a bandirlo ed a svolgerlo. Si voleva conservare sulla cattedra l'incaricato e perciò gli altri due concorrenti, le cui idee erano note, erano osteggiati in partenza dalla commis­sione esaminatrice. Nel giorno 4 gennaio 1842 fu ai tre concorrenti dettato il seguente tema: Fare l'analisi del bello ne' suoi diversi ordini, fisico, intellet­tuale e morale; determinare in che esso propriamente consista, ed esaminare qual parte abbia l'intelletto, quale il sentimento nella contemplazione del bello. Caratterizzare il gusto degli Italiani pel bello relativamente alle altre nazioni .
A parte il sospetto che esso fosse stato comunicato segretamente al pro­fessore incaricato, perché questi venisse meglio preparato a svolgerlo, il tema, come si vede, fu formulato in modo che Perez, abituato ad esprimere sempre le sue idee schiettamente e coraggiosamente (idee, in questo campo, ben note a Palermo e in Sicilia), fu messo nelle condizioni di doverlo negare da cima a fondo, come un insieme di assiomi antiquati ed errati, e di dover condannare (anche al ridicolo) il pensiero degli esaminatori. Naturalmente, Perez e l'altro concorrente furono respinti e la cattedra restò in mano all'occupante. I perdenti pubblicarono immediatamente, come da copia conforme, rilasciata dall'univer-
60) V. voi. II degli Scrìtti cit. di Perez, p. 145.
67) Si veda: Memoria premiata dell'Accademia di Architettura, Lettere e Delle Arti nel concorso dell'anno MDCCCLXXI, di F. PEBEZ, Napoli, 1873.