Rassegna storica del Risorgimento
CARTEGGI (PAPPALARDO-LA LUMIA); CARTEGGI (PEREZ-LA LUMIA); CART
anno
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1975
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pagina
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341
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// tavolino del Perez
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sita, i loro svolgimenti, i quali vennero pubblicamente giudicati senz'altro superiori a quello del vincitore, costretto da un minimo di serietà professionale a pubblicare anche il suo.
Ma vediamo i concetti di Perez, tenendo conto che egli insegnava da neanche quattro anni nella sua scuola privata e che perciò essi non possono discostarsi di molto dalla lezione quotidiana di estetica e di critica. Esordiva rimproverando al pensiero classico la concezione di un bello ipostasi ideale, e lamentando che il metodo baconiano, introdotto nelle ricerche sperimentali, non fosse stato introdotto nelle questioni di natura artistica ed estetica. Così ài brutto era stato identificato con l'eccessivo, ed il bello con il giusto mezzo. Vigore ed ordine contraddistinguevano il bello aristotelico. Per Cicerone o per S. Agostino, il bello coincideva con una studiata armonia di elementi spontanei. Non meno fallace il concetto di bello presso altri pensatori che il Perez enumerava con straordinaria padronanza delle impostazioni e delle risposte relative. Era perciò condannevole ogni partizione del bello, come quella che scambiava la causa per l'effetto. Era impossibile disgiungere l'oggetto percepito dal soggetto percipiente. Con Romagnoli, sosteneva che i poteri dell'individuo per-cipiente non si esercitavano che alla stregua di una natura esterna, e che la natura esterna non si rivelava se non nella misura dei poteri propri di ciascun soggetto percipiente: Anzi, sì l'una che le altre (facoltà) non sono affermava che il risultato di queste due potenze scambievolmente poste in relazione . **) H bello, dunque, altro non era che una piacevole sensazione, derivante dal contatto sensibile con determinati oggetti, condizionalo per altro da un certo complesso di fatti psicologici. H bello consisteva, cioè, in una certa modificazione soggettiva dell'animo umano, anziché in un certo modo d'essere dell'oggetto: modificazione simile a quella di ogni altra sensazione, dal punto di vista del rapporto oggetto-coscienza.
Non importava dunque conoscere quali oggetti fossero o sarebbero stati oggetti dotati di un'arcana potenza, quella appunto del bello; tale indagine sarebbe stata in contraddizione con l'originalità, l'autonomia, la creatività, l'autenticità del fatto artistico. Immutabile era semmai il rapporto fra cosa e cosa, donde la possibilità della legge di natura e della scienza, come la prevedibilità delle reazioni psicologiche, affettive, ecc. In certe condizioni precise dalla parte dell'oggetto e dalla parte del soggetto, non esclusa una evoluzione temporale del gusto, era possibile prevedere una sensazione di bello o di brutto, sulla base di una certa universalità del giudizio (il trascendentale kantiano). Non si sarebbe potuto spiegare altrimenti il prestigio e la suggestione universalmente esercitati da alcuni autentici capolavori.
Qualche tempo dopo la sfortunata prova universitaria, insistendo coerentemente nella negazione, di un bello apostatico, scriveva con fiera amarezza: La miscredenza alla ortodossia di tipi immutabili di bello mi ha già troppo costato, perché altri sospetti ch'io sì di leggieri intenda di rinnegarla .69) L'imitazione della natura poteva perciò essere, secondo il Perez, un mezzo, mai un fine dell'arte; intanto, perché il bello non poteva essere cavato come da un deposito naturale, nel quale risiedesse 6 aeterno; poi, perché l'imitazione della natura, intesa come il bello per eccellenza, avrebbe condotto all'artificio tecnico
> Sul bello eit., IH, p. 43. >) Ivi, p. 78.