Rassegna storica del Risorgimento

CARTEGGI (PAPPALARDO-LA LUMIA); CARTEGGI (PEREZ-LA LUMIA); CART
anno <1975>   pagina <342>
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342 Francesco Luigi Oddo
(diremmo oggi: alla rappresentazione fotografica), il cui impiego aveva sempre contrassegnato tempi di decadenza: dal semplice, ma potente gcometrismo del medioevo, una falsa concezione dell'arte, ed il consequenziale soffocamento della spontanea creatività, avevano condotto gli artisti al dettaglio virtuosistico, ma freddo e distaccato della pittura posteriore a quella dei grandi cinquecentisti, non escluso il più recente neoclassicismo.
L'anti romantico Perez si dichiarava ancora una volta un autentico roman­tico, nel senso, come abbiamo detto, più profondo della parola, allorquando passava a combattere la distinzione '* poetabile-impoetabile ": non aveva dunque ragion d'essere la nuova ostilità verso le figure mitologiche e le raffigurazioni simboliche, allegoriche, ecc. espresse con emblemi tradizionali, classicisti, codi­ficala. Per il vero genio artistico nulla era da rifiutare; per il vero genio nulla era convenzionale e trito: Ita materia convenzionale restava tale dinanzi alla passività; diventava perennemente originale dinanzi all'attività spirituale. Non si doveva aver paura di dipingere ancora una volta una danza delle ore né ed poteva giudicare brutta quella raffigurazione solo per via del soggetto: il mito* logico, come figura di fatti e di sentimenti universali, come emblema di vita, era pur sempre materia poetabile; l'importante era che ci fosse di poeta, che ci fosse la poesia, cioè la capacità ricreativa. Questo diceva in sintesi il Perez nella Lettera al Cav. Giacomo Levi ,70) a proposito di certa critica sfavorevole al Conti, che aveva creduto opportuna una Danza delle ore, per adornare di soffitto di un circolo ricreativo messinese. Arte non era che linguaggio di forme, di colori, di suoni, che deve esprimere idee; e tipo all'artista è la idea che egli ha nella niente. Or quando co testa idea, nella sua astrazione, o nella sua generalità, non ha riscontro sensibile nella natura, che farà egli? Rinunzierà ad esprimere tutto ciò che non è individuale, o concreto? Lo stesso ideale dell'arte come schietta rappresentazione della natura, come si potrebbe realiz­zare, senza ricorrere a certi simboli?71)
Come si doveva rifiutare ogni cristallizzazione della lingua in forme inve­terate, e qualsiasi esemplare linguistico vincolante, analogamente non potevano esserci contenuti di moda e contenuti fuori moda; contenuti da prediligere, con­tenuti da rifiutare. Vi erano soltanto esigenze interiori da esprimere, in libertà da qualsiasi pastoia. ra)
Anche alcuni anni dopo, nel 1847, alla vigilia della rivoluzione, che gli avrebbe fatto chiudere da scuola e l'avrebbe, in seguito, costretto all'esilio, nella prolusione ad un corso di letteratura, tenuto presso altro istituto culturale, il Perez sviluppava ancora questo concetto, dichiarandosi avverso alle scuole dei retori, che tutto ritenevano di potere assoggettare a norme. In qua! modo sa­rebbe nata la Divàna Commedia , tanto indipendente dalle regole aristoteliche ed oraziane? In qual modo sarebbero nate tutte le più recenti opere migliori, tanto indipendenti dalle più recenti precettistiche formali? Dapoiché affer­mava Perez se a* precettisti aristotelici successe l'età dei precettisti che si dissero romantici, non l'essenza mutò, ma l'aspetto .73*
I classicisti di maniera, fermandosi al fatto delle età che dissero clas-
ro) Pubblicta tra gli Scritti cit., voi. Ili, p. 87 sgg.
71 ) Ivi, p. 104.
T2) Cfr. ivi, pp. 104-105.
13) Scritti cit., voi. IV, p. 87.