Rassegna storica del Risorgimento

ITALIA POLITICA COLONIALE 1896-1898
anno <1975>   pagina <348>
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348 Alberto Aquarone
mesi successivi la polemica degli oppositori dell'avventura coloniale riprese vi­gore con nuova ricchezza di motivi, preparando il terreno a quell'ondata di esasperazione antiafricanista che dopo Adua sembrò per un momento dover far calare definitivamente la pietra tombale sulle aspirazioni coloniali dell'Italia in Eritrea e che comunque scalzò preventivamente alla radice ogni velleità di ri­presa offensiva per lavare l'onta e ristabilire con le armi l'influenza italiana in Etiopia. In prima linea fra gli altri, nel condurre questa polemica, Vilfredo Pareto, che nello stilare la sua Cronaca per l'autorevole anche se non molto diffuso Giornale degli economisti non trascurava occasione per attaccare a fondo le dissipazioni coloniali e l'intera politica crispina, interna ed estera. 5> E se nel suo primo numero dell'anno la Nuova Antologia si attardava ancora, piutto­sto irrealislicamente ormai, ad esaltare l'impresa africana, che sul finire del-l'undecimo anno, da che fu assunta dal Governo, si presenta finalmente all'Italia ricca di risultati, che non possono non giustificare l'entusiasmo dei pochi, e far dileguare la sfiducia degli scettici ,6) sempre più scoperte e decise si facevano
5) Scriveva in particolare nel numero del 1 febbraio 1896 (Giornale degli economisti, s. 2", a. VII, voi. XII. p. 204): a Correva l'anno 406 avanti J.C. quando la flotta ateniese debellava alle Arginuse la flotta spartana. Sulla flotta ateniese, misti agli uomini liberi, combattevano schiavi, e ad essi per guiderdone delle sofferte fatiche e dei corsi perìcoli il popolo ateniese donava la libertà. Non meno generosa, speriamo, verso i sudditi sarà la regia Italia di quello che si dimostrasse la greca repubblica, onde è che tra breve, per prezzo del sangue versato in Africa dalle plebi italiane per la gloria dei loro padroni, udremo che un decreto-legge riduce a metà il dazio sul grano, a metà pure il prezzo del sale, vieta ai signorotti della Sicilia, delle Puglie, delle Calabrie, e di altre regioni di opprimere le plebi e di derubarle, ed assegna per le bonifiche dei terreni i denari che si sprecano in inutili monumenti. Se ciò accadrà, gran benefizio avrà recato all'Italia il Menelik; e non vanamente avranno i nostri concittadini lasciato la vita sul suolo abissino, né saranno stati sciupali i denari tolti alle affamate plebi italiane per la guerra voluta dai nostri signori. (...) Intanto si rafforza la dittatura crispina . Nel numero del 1 marzo 1896 Pareto sfer­rava un nuovo durissimo attacco a Crispi, alla sua dittatura ed a tutta la sua politica sia interna che estera. Ma vera colpevole della situazione era la maggioranza parlamentare che si ostinava a sostenere ancora lo statista siciliano (iùZ., pp. 306-307). Ad augurarsi il saccesso di Menelik, non solo per il bene generale del paese ma nell'interesse vero della stessa borghesia italiana, era già stato, in termini ben più duri ed espliciti. Filippo Turati: Noi desideriamo e auguriamo questa batosta sintetica e risolutiva non solo perché cessi il ludibrio delle nostre armi portate contro l'indipendenza di un popolo, seminatrici di ferocie e di tradimento, aizzataci di fratelli contro fratelli di razza ma più perché possa davvero inaugurarsi in Italia quella politica di raccoglimento e di lavoro fecondo che altrimenti sarà sempre un sogno. La desideriamo perché possa nascere e fortificarsi una borghesia degna del nome, dietro la quale soltanto potrà anche nascere e fortificarsi il pro­letariato dell'avvenire cfr. FILIPPO TURATI, Becchi e bastonati! Vini-presa d'Africa e la borghesia italiana, in Critica sociale, a. VI, n. 2. 16 gennaio 1896, p. 18. In armonia con la sua concezione evoluzionistica e meccanica del futuro avvento del socialismo, Turati si preoccupava insomma che le spese improduttive dell'avventura coloniale ostacolassero quella necessaria accumulazione capitalistica senza la quale non si sarebbero realizzate le condi­zioni per la nascita di un moderno e combattivo proletariato in Italia.
6) Cfr. G. G., L'impresa africana, in Nuova Antologia, voi. 145, 1 gennaio 1896, vp. 47-78. Una volta ottenuto lo scopo fondamentale di creare una vasta colonia estenden-tesi da Cassala ad Assab, sosteneva l'autore, non solo Massaua, ma la stessa Assab avreb­bero potuto facilmente diventare empori commerciali di grande importanza. H vero pen­colo per la colonia, comunque, non stava nel suo ordinamento poHtico-amministrativo, ma nell'organizzazione militare: il rapporto fra truppe italiane e truppe indigene era ormai di uno a cinque, e ciò sia per ragioni di economia, sia perché le truppe indigene erano più