Rassegna storica del Risorgimento
ITALIA POLITICA COLONIALE 1896-1898
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1975
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pagina
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349
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F. Martini governatore in Eritrea 349
Invece le critiche anche da parte di organi di stampa per solilo ben poco disposti ad indulgere a toni troppo accesi. Così, dalle sopraggiunte difficoltà africane trovava in particolare nuovo alimento la polemica in chiave moderata del liberismo economico, sempre pronto a denunciare gli sprechi ed i pericoli di una politica estera megalomane che aggravava le ingiustizie tributarie e sospingeva sempre più Parlamento e governo sulla strada di una politica finanziaria disastrosa, incompatibile con quel sano processo di accumulazione capitalistica senza cui era illusorio sperare nella restaurazione economica del paese.7) Non c'è
resistenti e adatte alle condizioni locali. Ma continuando di questo passo, il pericolo di ribellioni sarebbe divenuto sempre più incombente, in quanto l'istruzione militare e l'educazione del popolo promosse dagli stessi occupanti avrebbero dato una nuova coscienza politica e nazionale alle popolazioni eritree: ce Noi veniamo a disciplinare e ad educare militarmente popolazioni, che già naturalmente posseggono in alto grado l'umor battagliero e il temperamento guerresco, ed inoltre l'istinto delle avventure, della ribellione e del tradimento . L'articolo concludeva con una diagnosi ed una proposta che meritano di essere riportate: ce Ma se si continuerà ad avviar battaglioni italiani al momento e a misura del bisogno; battaglioni composti di uomini con ferma breve, che poco dopo giunti in Africa devono essere congedati senza neanche avere il tempo di acclimatarsi, di allenarsi alle fatiche, alle marcie, alle privazioni, noi saremo sempre costretti ad impiegare quelle truppe nei presidi, per non esporle a fatiche che non potrebbero sopportare. saranno i battaglioni indigeni che continueranno a far le conquiste; ma essi le faranno volentieri solo fino al giorno in cui si accorgeranno che le compiono a nostro profitto. È dunque necessario procedere alla costituzione di una fanteria italiana capace di gareggiare con le truppe indigene nella resistenza alle fatiche ed alle marcie prolungate. Ma perciò occorre una ferma lunga, una scelta accurata degli uomini, un buon sistema di selezione; in altri termini, un reclutamento speciale, e premi d'incoraggiamento. E poiché la colonia Etiope diventerebbe veramente florida ed importante, quando vi si fissasse una popolazione italiana numerosa, non potrebbe ottenersi lo scopo con la distribuzione di terre a titolo d'incoraggiamento a quei soldati che compiano una ferma sotto le armi di alcuni anni? .
7) Le considerazioni di bilancio erano sempre in prima linea nell'atteggiamento dei fogli liberisti. Si veda per esempio, a questo riguardo, la polemica dell'Economista con quell'acceso organo degli africanisti più estremi che era la Tribunal Gli spropositi degli africanisti, in L'Economista, a. XXIII, n. 1137, 16 febbraio 1896, pp. 97-98. Ma nello stesso senso andava pure l'articolo Africa-Finanza-Economia nazionale, in L'Economista d'Italia, a. XXIX, n. 5, 2 febbraio 1896, p. 49. Pur dissociandosi esplicitamente da ogni partito preso anticolonialista, la rivista sottolineava come la piega politico-militare che aveva preso il problema eritreo negli ultimi tempi si andasse sempre più dimostrando incompatibile con quelle esigenze di risanamento di bilancio e di economia produttivistica che dovevano restare più ohe mai in prima linea. D'accordo sulla necessità di riaffermare entro il minor tempo possibile il prestigio delle armi italiane in Africa; ma era non meno ingente stabilire colà tal ordinamento di cose, per cui la nostra opera coloniale, qualunque possa essere, e quella parte di azione civilizzatrice che il destino volle affidarci, possano svolgersi tranquillamente, senza costituire per noi un incubo permanente, ed una causa di continuo squilibrio per la nostra finanza. (...) La situazione del Tesoro era, pei saggi provvedimenti adottati, sensibilmente migliorata, ma quale sarà dessa, dopo gli sforzi cui il Tesoro è costretto per far fronte alla spesa straordinaria che la nostra azione in Africa richiede? . Purtroppo, ai doveva constatare che il savio concetto della inderogabile necessità di una finanza sana e forte si era andato pericolosamente affievolendo; ma restava pur sempre il fatto incoercibile che le richieste del fisco non potevano oltrepassare certi limiti e che la capacità contributiva del paese non era infinita. A voler dimenticare questa semplice verità, si rischiava di compromettere l'avvenire stesso del paese, in quanto ce sostare o retrocedere sulla via che ha per mèta una solida finanza, vuol dire abbandonare il più efficace coefficiente di quella prosperità economica che è elemento indispensabile alla grandezza vera e non effimera di una nazione.