Rassegna storica del Risorgimento
ITALIA POLITICA COLONIALE 1896-1898
anno
<
1975
>
pagina
<
350
>
350
Alberto Aquarone
da stupirsi, poi, se questo clima di crescente incertezza sulla sorte delle armi aveva pure l'effetto di rinverdire le polemiche sul tipo di possibilità economiciie e sociali effettivamente offerte daH*Eritrea e sull'indirizzo da dare all'opera di valorizzazione di quella regione: colonia di popolamento o colonia di sfruttamento, colonizzazione agricola o semplice penetrazione commerciale? Erano temi vecchi e dibattuti, ma certo non logori ancora e che si ripresentavano con carattere di rinnovata urgenza ed attualità ora che sembrava che il destino stesso della presenza italiana in Eritrea e di riflesso in Etiopia potesse tornare in discussione.8)
8> L'Economista di Firenze, in un articolo La questione coloniale del 23 febbraio 1896 (a. XXII1, n. 1138, pp. 113-114), tornava alla carica con maggior vigore che non nel numero precedente, per denunciare i danni ed i pericoli della politica coloniale seguita negli ultimi dieci anni, a esclusivamente di conquista, che fu ispirata esclusivamente dai militari e da criteri militari . Non si trattava di fare dell'anticolonialismo precostituito, ma di scegliere il tipo di colonizzazione più confacente alla situazione esistente in Eritrea, ed a questo proposito la rivista era esplicita: Crediamo che a puro scopo commerciale l'Italia poteva e doveva cercare di istituire sulle coste del Mar Rosso uno o più scali propri, doveva cioè tentare la formazione di una colonia commerciale, che servisse ad agevolare le relazioni commerciali tra l'interno dell'Africa e il nostro paese. Era una impresa limitata, ma tutt'altro che facile a compiersi e certo il suo esito dipendeva dalla scelta delle località nelle quali dovevamo esercitare le nostre attività commerciali. Preferimmo invece la colonia agricola e, doppio errore, parve ch'essa non potesse prosperare se non allargando sempre più il nostro dominio in Africa . E nel suo numero del 1 marzo (n. 1139, p. 128: L'Africa e la logica degli africanisti), a conclusione di una ennesima polemica con la Tribuna, la rivista fiorentina ammoniva: Pensate all'Italia reale, a quella che è tormentata dai debiti pubblici e privati, dalle imposte, dall'anemia monetaria, dall'analfabetismo, dalla pellagra, dalla delinquenza, dalla mancanza di lavoro e se non siete degli allucinati o dei fanatici vi persuaderete che, per lo meno, l'ora delle espansioni coloniali non è ancora suonata per l'Italia . Pure in termini assai prudenti si era poco prima pronunciato, in un articolo recante la data del gennaio 1896, il capitano G-. CASATI, L'Italia in Africa, in La riforma sociale, a. III, voi. V, 1896, pp. 177-184. In generale osservava l'autore l'Africa non presenta le condizioni favorevoli dell'America e dell'Australia; il clima, la natura del suolo, il grado di sviluppo sociale concorrono a far si che essa non si presti che parzialmente e imperfettamente ad una larga colonizzazione agricola con italiani. La colonizzazione è uno dei fenomeni più complessi della fisiologia sociale ed è un'arte che non può dispensarsi dal seguire norme e precetti elaborati dal raziocinio e coordinati con fina osservazione. Ed in oggi è prematuro discutere seriamente la coesistenza pacifica e proficua degli italiani, quali agricoltori, cogli indigeni. Tale un concetto non è ancora assimilato nelle masse; e d'altra parte l'emigrazione si può, bensì, favorire ma non comandare. Il clima torrido di molte località, la proporzione limitata delle terre assolutamente buone, la siccità frequente, presentano un serio ostacolo ad una agricoltura ri numeratrice e consona alle abitudini ed ai bisogni di coloni bianchi. Si impone però il problema di tradurre in valore il vasto territorio, e di stabilire un regime fondiario; e meglio non potrebbe risolversi che col mezzo ed a vantaggio degli indigeni, iniziandolo nelle regioni di clima caldo; e limitando, per ora, la cultura nell'altipiano a quanto è strettamente indispensabile . Era una presa di posizione, come si vede, ben lontana da quell'ambizioso programma di colonizzazione agricola dell'altipiano eritreo a mezzo di una intensa emigrazione contadina dall'Italia, che aveva e doveva continuare ad avere il suo più appassionato fautore ed organizzatore in Leopoldo Franchettt e che ora stato fatto sostanzialmente proprio da Crispi e dal suo ministro degli Esteri Blanc. Cfr. LEOPOLDO FBANCHBTTI, Mezzogiorno e colonie, con un saggio storico su L. F. di UMBERTO ZANOTTI-BIANCO, Firenze, La Nuova Italia, 1950. (Il saggio introduttivo è stato pubblicato anche in opuscolo separato: UMBERTO ZAKOTTI-BIANCO, Saggio storico sulla vita e attività politica di Leopoldo Franchetti, Roma, Associazione Na-