Rassegna storica del Risorgimento
ITALIA POLITICA COLONIALE 1896-1898
anno
<
1975
>
pagina
<
351
>
F. Martini governatore in Eritrea 351
Insomma, anche prima di Adua sembrava che stessero maturando le condizioni, se non necessariamente per mia svolta vera e propria della politica coloniale, certo per un ripensamento a fondo su di essa e per una eventuale correzione di rotta, forse anche abbastanza radicale. L'inquietudine serpeggiante ovunque nelle sfere dirigenti favoriva questo processo, una inquietudine che tendeva sempre più a tramutarsi in insofferenza pronta a sua volta a tradursi in azione politica. E ciò a tutti i livelli. Il 29 febbraio Domenico Farini consegnava al uo diario tutta l'amarezza che lo invadeva di fronte alla diffusa ostilità verso il ministero e verso l'impresa d'Africa non solo alla Camera, ma anche al Senato, dove pure trionfava quella foga di tutto criticare, demolire, biasimare,
zionale per gli interessi del Mezzogiorno d'Italia, 1950). Si veda pure CAHLO DELLA VALLE, Leopoldo Franchetti e Ut colonizzazione dell'Eritrea (con lettere inedite), in Rassegna italiana politica letteraria e artistica, voL XXXVI1, fase. CXCIV, luglio 1934, pp. 643-648. Ma su tutto il problema è fondamentale la monografia di ROMAIN RAINEHO, / primi tentativi di colonizzazione agricola e di popolamento dell'Eritrea (1890-1895), Milano, Marzo-rati, 1960 (e specialmente, per quanto riguarda le concezioni e l'opera di Franchetti, Pp. 115 sgg.). Com'è noto, gli sforzi di Franchetti per impostare la colonizzazione agricola dell'Eritrea lungo direttrici scopertamente anticapitalistiche, mediante l'insediamento sistematico di famiglie coloniche con l'assistenza finanziaria e tecnica dello Stato in poderi di una ventina di ettari ciascuno, urtarono contro l'ostilità tenace delle autorità militari della colonia e in particolare dei governatori Gandollì e Baratieri. Il loro completo fallimento, tuttavia, va attribuito non solo a tale ostilità, che in parte era tecnicamente fondata, ma anche e forse in maggior misura alla scarsa aderenza del programma di Franchetti alle condizioni locali. Per quanto riguarda l'atteggiamento del governo in proposito, significativo è quanto scriveva il ministro degli Esteri Blanc a Baratieri, in data 11 settembre 1894: Il Ministero e il Paese attribuiscono un'importanza vitale per l'avvenire della Colonia allo sviluppo più largo e più fecondo possibile della colonizzazione italiana. La mèta finale dell'azione nostra a questo scopo, dovrebbe essere quella di dirigere all'Eritrea la maggior parte possibile della nostra emigrazione che spietati speculatori inviano spesso a perdersi in regioni inospitali e di creare sugli altipiani eritrei un ambiente italiano, che, senza escludere l'elemento indigeno, non ne sia mai sopraffatto, e possa anche, eventualmente, difendere se stesso. L'esperimento dell'onorevole Franchetti ha il vantaggio d'iniziare questa grande impresa e perciò desidero che tale esperimento venga per ora continuato dall'onorevole Franchetti. Nondimeno, è venuto il tempo pel Governo dell'Eritrea di stendere e proporre, indipendentemente da ciò, un piano concreto e pratico per la colonizzazione agrìcola cfr. Documenti diplomatici presentati al Parlamento italiano dal Ministro degli Affari esteri (Blanc): Amministrazione civile della Colonia Eritrea, 1894-1895, nella seduta del 25 luglio 1895, Leg. XIX; 1* sessione 1895, doc. 7, cit. in ROMAIN RAINEHO, / primi tentativi di colonizzazione, cit., p. 127. In realtà, come del resto lasciava già presagire la fine del passo sopra riportalo, la solidarietà del governo con Franchetti ed i suoi metodi di colonizzazione non fu senza reticenze ed ambiguità, tanto che le opposte tesi di Baratieri non mancarono di trovare attenta considerazione. Su questo contrasto cfr. pure CARLO DELLA VALLE, Leopoldo Franchetti, cit., pp. 646-647. Ma in genere, sul colonialismo democratico e umanitario di Franchetti, cfr. MASSIMO L. SA LV ADORI, //. mito del buongoverno. La questione meridionale da Cavour a Gramsci, Torino, Einaudi, 19723, pp. 109 sgg. Occorre appena aggiungere che il programma di colonizzazione agricola dell'Eritrea come valvola di sfogo per l'emigrazione contadina aveva allora vasta rispondenza fra gli uomini politici specialmente meridionali. Esempio tipico al riguardo Antonino di San Giuliano, il quale, del resto, era stato membro della commissione d'inchiesta per l'Eritrea del 1891, nonché suo relatore. Sul carattere delle sue concezioni coloniali e del suo africanismo in questo periodo cfr. FRANCESCO CATALLCCIO, Antonio di San Giuliano e la politica estera italiana dal 1900 al 1914, Firenze, Le Mounier, 1935, pp. 11 sgg. e RINO LONCHTTANO, Antonino di San Giuliano, Roma-Milano, Bocca, 1954, pp. 92 sgg.