Rassegna storica del Risorgimento
ITALIA POLITICA COLONIALE 1896-1898
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1975
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352
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352 Alberto Aquarone
vilipendere, che non avrebbe potato che portare rovina al paese. Eppure: Questo è lo spirito che domina la massa dei senatori conservatori, i quali ragionano col criterio d'un negoziante di fichi secchi: non un soldo di spese, non un soldo di nuove tasse, ci vada l'onore del paese, la Patria sia disonorata come imbelle .9)
C'è così da chiedersi se, in una tale condizione di cose e di stati d'animo, la politica africana crispina avrebbe potuto sopravvivere anche solo ad un altro scacco tutto sommato di modeste proporzioni, come quello di Amba Alagi ; o se in realtà non si fossero già dimostrati ben legittimi i dubbi confidati, pur nel momento della vittoria all'indomani di Coatit e di Senafè, da Baralieri a Martini in una lettera vergata, per singolare ironia della sorte, proprio in Adua: Io vedo venire mano mano a noi per forza delle cose tutta l'Etiopia. Ed allora saranno sciolte le due grandi questioni dei Dervisci e degli Abissini ed anche il grosso problema della colonizzazione italiana. Ma ha l'Italia fegato e polmoni per tutto ciò? Ecco la domanda che mi faccio sommessa sommessa e che confido a te in un orecchio perché ne dubito assai .10) Adua, comunque, non fu l'Amba Alagi. e questa volta la sconfitta militare segnò la fine di tutta una politica coloniale, nei suoi fini come nei suoi metodi.
Di colpo, la questione dell'opportunità stessa di restare in Eritrea e di persistere in una politica di colonizzazione e di espansione territoriale in Africa tornò a proporsi non più come argomento di discussioni ormai piuttosto platoniche, a livello di principi generali, ma come problema di scelte di governo e di decisioni immediate. Certo, nelle sue prime dichiarazioni alla Camera del 17 marzo, per presentare il nuovo ministero ed il suo programma, di Rudinì non ai sbilanciò troppo e propose, a nome del gabinetto, una politica di raccoglimento assai più che di abbandono o anche solo di ripiegamento sulla testa di ponte di Massaua. L'ipotesi di una pace a tutti i costi fu comunque decisamente scartata ed anzi la possibilità di una ripresa e prosecuzione delle ostilità venne presentata come tuttfalfcro che remota, se non altro per dare maggior plausibilità alla {richiesta del governo di un ulteriore stanziamento di 140 milioni per far fronte alle esigenze della colonia sino alla fine dell'anno. n) E in effetti l'atteg
gi DOMENICO FARINI, Diario di fine secolo, a cura di EMILIA MORELLI, Roma, Bardi, 1962, voi. II, pp. 861 sgg. II 2 marzo, segnalando le numerose dimostrazioni e iniziative in tutta Italia contro la guerra d'Africa, Farini annotava ancora: Insomma l'agitazione contro il ministero, pretesto l'Africa, è portata in piazza da una edificante comunella di repubblicani e moderati. Non vi ba menzogna, non ingiuria grossolana che sia risparmiata ai ministri e loro amici alla Camera (ibid., p. 865). E il 3 marzo, subito dopo la notizia di Adua: Per quanto grande il disastro, sarebbe facilmente risanabile se si trattasse di un popolo unanime, virile. Ma purtroppo manca l'unione dei cuori e degli intenti. Il nord anticoloniaJe sta contro il sud africanista. I partiti estremi, destra, radicali, mossi da un uguale sentimento hanno avvelenata l'anima del paese. Socialisti e democratici non hanno predicato che la conquista dei godimenti materiali; propri e tur-conserva tori sono mossi, contro alle colonie, dal timore dei sacrifici pecuniari, delle nuove imposte. È lo stesso egoismo che fa calpestare ad entrambi i sentimenti generosi che distinguono l'uomo dai bruti (ibid).
10) ACS, Carte Ferdinando Martini, busta 20, fase. 3.
11 ) Le trattative di pace, affermò Rudinì alla Camera, sarebbero state condotte con prudenza e fierezza, ma sopratutto con la ferma risoluzione di respingere qualsiasi proposta non confacente al nostro decoro . Quindi, aveva precisato: Ma di questo innanzi alla Camera io mi porto garante: che non ci accingeremo mai a fare una politica di espansione; anzi per uscire dalle formule indeterminate, io affermo che la nuova amministrazione,