Rassegna storica del Risorgimento

ITALIA POLITICA COLONIALE 1896-1898
anno <1975>   pagina <353>
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F. Martini governatore in Eritrea 353
giumento del governo ed in particolare del presidente del Consiglio e del nuovo ministro degli Esteri Caetani nel corso delle prime trattative di pace avviate con il Negus subito dopo il disastro di Adua, fu nei primi mesi ispirato ad una rigidezza così intransigente su alcuni punti, senza dubbio importanti, da determinarne il fallimento nonostante la disponibilità di Menelik a riconoscere il confine costituito dalla linea Mareb-Belesa-Muna, politicamente e strategica­mente favorevole all'Italia e comunque molto migliore di quello previsto dal trattato di Uccialll L'abrogazione di quest'ultimo fu senza esitazione accettata dal governo di Roma, il quale però pretese da parte dell'Imperatore d'Etiopia un formale impegno a non accogliere in avvenire il protettorato di alcuna altra potenza. L'Imperatore, per conto suo, non solo rifiutava di procedere, secondo l'insistente e inderogabile richiesta italiana, alla liberazione immediata dei pri­gionieri, ma esigeva a sua volta dal governo italiano l'impegno a non erigere fortificazioni nel proprio territorio lungo la linea di confine con l'Etiopia. I nego­ziati giunsero così ad un punto morto e fnrono interrotti nel maggio.u)
H dibattito alla Camera del marzo, seguito alle -dichiarazioni del nuovo pre­sidente del Consiglio, ripropose ancora una volta, ma ovviamente in un clima ben più accesamente polemico che portava all'esasperazione ed all'irrigidimento
quale che sia la fortuna delle nostre armi, quale che sia la posizione politico-militare che sarà la conseguenza della presente campagna di guerra, non aspira sicuramente a conqui­stare il Tigre. Se anche il Negus ci offrisse il Tigre, noi lo respingeremmo come un dono esiziale ai nostri interessi. (...) Noi non dobbiamo, o signori, cercando l'ignoto, indebolire o perdere la nostra posizione di grande potenza in Europa. E se gli eventi conducessero a stipulare un trattato di pace, noi non vorremmo assolutamente iscrivervi come condi­zione il nostro protettorato sull'Abissinia . E infine: Noi vogliamo la pace, non abbiamo però fretta di stipularne una qualsiasi; ma per conseguirla come il nostro interesse e il nostro prestigio c'impongono, dobbiamo prepararci a continuare la guerra. E vi presentiamo quindi un disegno di legge col quale vi chiediamo la somma di 140 milioni per provvedere a tutte le spese che potrebbero essere necessarie fino a tutto dicembre cfr. AP, Camera, Legislatura XIX, Discussioni, voi. Ili, pp. 3428-29.
a) Per questi negoziati si vedano innanzi tutto / documenti diplomatici italiani (d'ora innanzi DDI), terza serie: 1896-1907, voi. I, docc. 4, 11, 19, 26, 27, 33, 35, 36, 49, 61, 81, 83. Inoltre: CABLO ROSSETTI, Storia diplomatica della Etiopia durante il regno di Menelik II, Torino, Società Tipografico-Editrice Nazionale, 1910, pp. 181 sgg.; GENNARO MONDAI NI. Manuale di storia e legislazione coloniale del Regno d'Italia, parte I: Storia co­loniale, Roma, Attilio Sampaolesi, 1927, pp. 127-128; LUCA DEI SABELLI [LUCA PIETROMAR-CHI], Storia di Abissinia, s.l., Edizioni Roma, 1938, voi. Ili, pp. 424-425; CARLO GIGLIO, Il trattato di pace italo-elio pico del 26 ottobre 1896, in Studi storici in memoria di Leo­poldo Marchetti, Milano, Direzione dei Musei del Risorgimento e di storia contemporanea, 1969, pp. 165-180. Per quanto riguarda in particolare la missione Salsa, cfr. E. CANEVARI e G. COMISSO, // generale Tommaso Salsa e le sue campagne coloniali. Lettere e documenti, Milano, Mondadori, 1935, pp. 82 sgg. Oggetto specifico delle preoccupazioni italiane circa l'eventuale protettorato di una terza potenza sull'Etiopia era la Russia. A tale proposito si veda per lutti 31 telegramma dell'ambasciatore a Pietroburgo, Maffei, al ministro degli Esteri, Caetani, in data 12 aprile 1896, ove era detto fra l'altro: Dal complesso della mia re­cente corrispondenza trapela la tendenza di un vero protettorato russo in Abissinia, e ne ho fatto sopratutto chiara menzione in due distinti rapporti degli ultimi di marzo. Oggi poi ne ho acquistato il convincimento e nulla l'arresterà . Cfr. DDI, cit., doc. 72. Ma su tutta la questione della presenza e delle manovre russe in Etiopia alla fine dell'Ottocento è fondamentale l'opera di CARLO ZACHI, / Russi in Etiopia, Napoli, Guida, 1972, 2 voli. In particolare, per i rapporti con Menelik del principale protagonista di questa presenza e di queste manovre, il Leont'ev, v. voi. II, pp. 55 sgg.