Rassegna storica del Risorgimento

ITALIA POLITICA COLONIALE 1896-1898
anno <1975>   pagina <356>
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Alberto Aquarone
L'ora della verità era venuta ed era inutile aggrapparsi alle illusioni: Il tracciare il confine nostro cinquanta chilometri più avanti o più addietro, ha oggi una (importanza morale altissima, ma unicamente morale. Sia che voi vi fermiate all'Asinara, eia che voi vi fermiate al Mareb, potete avere ancora una questione coloniale, ma la Colonia non l'avete più. Per altri fini, quel qualsiasi altro fine a torto o a ragione vagheggiato prima d'ora, la Colonia non esiste più (Bene!). Chi pensò a stabilire colonie agricole nell'Eritrea, chi pensò a dirigere colà la corrente dei nostri emigranti (o torto o ragione che egli avesse, non è ora il caso di discuterne), pensò ancora che con lavorio prudemissimo, pazientis­simo, direi quasi secolare, non per opera di una, ma di due, di tre, di quattro generazioni, gl'Italiani ai sarebbero accostati non pure al Taccazzè, ma all'Abbai. Ora questa, che doveva essere opera di secoli, ha trovato nella follia di un giorno impedimenti, che oramai è impossibile rimuovere, o non siamo in grado di rimuovere, o, quando non si tratti che di Interessi materiali, non mette più conto di rimuovere. (Benissimo!) . E dopo aver polemizzato risolutamente con­tro quanti puntavano non già su una rapida pace, ma su una energica ripresa della guerra a fondo, concludeva che la necessità più urgente del momento era quella di non approfondire la spaccatura che divideva il paese e rimandare per­ciò a tempi migliori ogni discussione e ogni decisione sull'avvenire definitivo della colonia africana.18)
L'acceso dibattito alla Camera -si concluse con la prevedibile vittoria del ministero, che riuscì a prevalere sia sulla proposta di immediato richiamo delle truppe dall'Africa, avanzata dall'Estrema Sinistra, sia sulla opposizione conser­vatrice che si riconosceva nella politica crispina e che aveva trovato in aula il suo più autorevole portavoce in Sennino.19) Il 21 marzo il disegno di legge go-
18) Ibid,, pp. 215 sgg. È interessante notare che fra gli argomenti addotti da Martini contro gli avversari della pace vi era quello della necessità di non lasciarsi distogliere da quello che stava diventando il principale campo d'operazione del colonialismo italiano, os­sia il Bcnadir; e ciò tanto più, in quanto vari elementi inducevanc a ritenere che gli Abis­sini stessero cercando di aprirsi uno sbocco all'Oceano indiano proprio attraverso la Somalia meridionale. E aggiungeva: Ora, se si può discutere della fertilità della colonia Eritrea, credo non si possa disconoscere l'utilità commerciale del Benadir, che non ci costa un uomo; del Benadir, dove noi facciamo quella tale politica commerciale che, a senso mio, è la sola che ci convenga . È da ricordare, a questo proposito, che fino ad allora l'azione italiana nel Benadir si era svolta sotto forma di dominio politico indiretto, attraverso una società commerciale privata. In proposito v. GIUSEPPINA FINAZZO, L'Italia nel Benadir. L'azione di Vincenzo Filonardi, 1884-1896, Roma, Edizioni dell'Ateneo, 1966. La convin­zione che Adua avesse inferto il colpo di grazia ad ogni programma di colonizzazione agricola dell'Eritrea era stato già espresso da Martini al generale Luchino Dal Verme, da pochi giorni nominato sottosegretario alla Guerra nel gabinetto di Rudinì, in una lettera del 15 marzo 1896: Circa alla pace, il discorso sarebbe lungo: bisogna farla; ma per me meglio varrebbe rimanere con una nave da guerra a Massaua, senza pace e aspettando gli eventi, da compiersi magari in mezzo secolo, piuttosto che sottoscrivere una pace medio­cremente onorevole e ritornare al Mareb. E che fare al Mareb? Di Colonia agricola non è più a parlare... cfr. RICCARDO TRUFFI, Lettere inedite di Ferdinando Martini, in Gli Annali dell'Africa italiana, a. I, voi. II, 1938, p. 626.
19) Il richiamo immediato delle truppe dall'Africa fu richiesto, nella seduta del 17 marzo, sia da una mozione socialista (De Marinis, Ferri ed altri), sia da una mozione firmata da vari deputati radicali e repubblicani (fra i quali Sacchi, Mussi, Bovio, Barzilai, Credaro e Marconi). Sennino presentò invece un ordine del giorno puro e semplice, non