Rassegna storica del Risorgimento

ITALIA POLITICA COLONIALE 1896-1898
anno <1975>   pagina <357>
immagine non disponibile

F. Martini governatore in Eritrea 357
vernativo sul nuovo stanziamento di 140 milioni per l'Eritrea fu approvato con 214 voti contro 57. In realtà, non si trattava di una conclusione, bensì dell'inizio di una lunga e faticosa ricerca dà una nuova politica coloniale e di più adeguati strumenti politici ed amministrativi per attuarla. Per quasi due anni, l'azione di governo in questa sfera fu comunque caratterizzata essenzialmente dall'incertezza sui fini e dalla confusione nei mezzi, attraverso oscillazioni e ripensamenti deri­vanti spesso, più che dal merito stesso del problema, dalle alchimie di politica interna e dalle manovre parlamentari dei vari gruppi politici; particolare peso, a questo riguardo, ebbe la continua preoccupazione del presidente del Consiglio di allargare la base della sua maggioranza o per lo meno di evitare che que­st'ultima venisse ulteriormente corrosa a causa di divergenze insanabili in ma­teria coloniale.
Anche mantenendosi rigorosamente nell'ambito di una politica di raccogli* mento e di rinuncia ad ogni forma sia pur larvata di protettorato sull'Etiopia, restavano sèmpre al governo varie alternative circa il problema eritreo, ognuna delle quali aveva nel paese ed in Parlamento i suoi fautori più o meno decisi e influenti. H programma massimo era costituito dalla conservazione dell'altipiano con il confine lungo la linea Mareb-Belesa-Muna; in questo modo si sarebbe abbandonata ogni aspirazione sul Tigre, ma la colonia sarebbe pur sempre ri­masta entro limiti ben più ampi di quelli previsti dal trattato di Uccialli. A que­sta soluzione si contrapponeva quella opposta consistente nel limitare la presenza italiana in Eritrea all'occupazione della sola Massaua, facendone un emporio commerciale in funzione della pacifica penetrazione economica nell'interno, non­ché un utile scalo per le linee di navigazione con l'India e l'Estremo Oriente. Numerosi sostenitori aveva poi la soluzione intermedia, che prevedeva la ridu­zione della colonia al triangolo Massaua-Asmara-Cheren, con rinuncia ad ogni programma di colonizzazione agricola dell'altipiano fonte tra l'altro di con­tinui attriti sia con le popolazioni indigene locali sia con quelle limitrofe al di là del confine , ma conservazione di una solida base di penetrazione commer­ciale in direzione sia dell'Impero etiopico sia del Sudan meridionale. Dopo il disorientamento ed i turbamenti delle settimane immediatamente successive ad Adua, scomparvero invece dal novero delle opzioni effettivamente disponibili ed immediatamente attuabili sul piano politico le due alternative estreme: quella dell'abbandono completo della Colonia Eritrea e quella di una ripresa della guerra a scopo offensivo, al fine di recuperare le posizioni perdute.21*
accolto dal governo, che voleva significare soltanto approvazione dei crediti per l'Eritrea, ma non anche fiducia esplicita al ministero. Nella tornata del 17 marzo tale ordine del giorno raccolse ben 119 voti, contro 219 e 72 astenuti. Cfr. AP, Camera* Legislatura XIX, Discussioni, voi. Ili, p. 3617, e, per la votazione sul disegno di legge governativo, p. 3620.
20) ]Trutto della intrinseca debolezza della posizione parlamentare del Rudinì, sia prima che dopo le elezioni del 1897, furono le due crisi di governo del luglio 1896 e del dicembre 1897. che portarono entrambe ad un notevole rimaneggiamento della compagine ministeriale. Nel primo caso i mutamenti più rilevanti furono le sostituzioni di Caetani con Visconti Venosta agli Esteri, di Ricotti con Pelloux alla Guerra e di Colombo con Luzzatlì al Tesoro. Nel secondo l'ingresso nel gabinetto di Zanardelli alla Giustizia (dove Gianturco era per breve tempo succeduto al senatore Costa, deceduto il 15 agosto 1897) e la sostitu­zione di Pelloux con Asinari di San Marzano alla Guerra.
21) Subito dopo la sua costituzione, il nuovo ministero si era dichiarato pronto a pro­seguire la guerra nel caso che le proposte di pace del Negus risultassero inaccettabili, ma era chiaro che una eventuale prosecuzione delle ostilità non era certo prevista in funzione