Rassegna storica del Risorgimento
ITALIA POLITICA COLONIALE 1896-1898
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1975
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361
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F. Martini governatore in Eritrea 361
dopo fu iniziato il rimpatrio del corpo di spedizione proprio quando i colloqui di pace, appena sospesi, apparivano più che mai in alto mare ed In Eritrea non rimase che poco più di un migliaio di truppe bianche, quasi a dimostrare l'intenzione dell'Italia di accettare una pace qualsiasi, rinunciando anche alla parvenza di una eventuale pressione armata nel corso dei negoziati. Si trattava, senza dubbio, di una linea di condotta praticamente inevitabile, date le circostanze e 'le condizioni del paese, quali che fossero gli effettivi propositi ultimi del governo; ma era pure una 'linea di condotta che denunciava apertamente la posizione di debolezza dalla quale muoveva quest'ultimo nel tentare una soluzione definitiva del problema eritreo e ohe poteva facilmente essere intesa, dai settori dell'opinione pubblica più sensibile in materia, come una prova di sostanziale disinteresse per l'avvenire della colonia. E i risultati della ripresa dei negoziati di pace, affidati al maggiore medico Cesare Nerazzini, profondo conoscitore di cose etiopiche, non furono brillanti; meno favorevoli, comunque, delle condizioni offerte dall'Imperatore nel marzo precedente.27)
H trattato di pace fra l'Italia e l'Etiopia, sottoscritto ad Addis Abeba il 26 ottobre 1896, stabiliva l'espressa abrogazione del trattato di Uccialli del 1889 ed il riconoscimento, da parte italiana, della indipendenza assoluta e senza riserve dell'Impero etiopico come Stato sovrano e indipendente s>. La pretesa italiana di un impegno etiopico a non accettare il protettorato di alcuna altra potenza venne del tutto accantonata. La definitiva delimitazione dei confini nell'impossibilità di un accordo immediato al riguardo venne lasciata in sospeso allo scopo di non ritardare l'auspicata conclusione della pace; la questione avrebbe dovuto essere risolta amichevolmente entro un anno da delegati di fiducia del Re d'Italia e dell'Imperatore d'Etiopia. Nel frattempo, le due parti contraenti s'impegnavano a rispettare lo statu quo ante ed a non varcare la linea provvisoria di confine, rappresentata dal corso dei fiumi Mareb, Belesa e Muna. Il governo italiano s'impegnava altresì, fino a che non fosse stata fissata di comune accordo la frontiera definitiva, a non fare alcuna cessione territoriale a terze potenze. Nel caso in cui avesse voluto abbandonare di propria volontà una parte del territorio in suo possesso, avrebbe dovuto rimetterlo all'Etiopia. La delicata e scottante questione dei prigionieri fu risolta in modo da incitare il minimo possibile la suscettibilità del governo e dell'opinione pubblica italiani, e cioè con una convenzione separata, recante la medesima data del trattato di pace, in virtù della quale si provvedeva alla immediata liberazione dei prigio-
27) Come già si è detto, una ricostruzione dettagliata delle trattative di pace esula dagli intenti del presente scritto. Si veda comunque la n. 12. Per quanto riguarda in particolare questa seconda e conclusiva fase del negoziato italo-etiopico si aggiungano, dai DDI, voi. cit i docc. 168, 170, 171, 172, 176, 179, 180, 183, 205, 219. Scarsi e poco rilevanti gli accenni contenuti nella recente monografia di HAROLD G. MARCUS, The Life and Times of Menelik IL Ethiopia J844-1913, Oxford, Clarendon Press, 1975, pp. 174 sgg. Sulla missione del Nerazzini cfr. inoltre RICCARDO TRUFFI, Precursori dell'Impero africano. Lettere inedite, Roma, Edizioni Roma, 1936, pp. 101 sgg. (e soprattutto, per la sua corrispondenza del settembre 1896 alla vigilia del suo arrivo ad Addis Abeba, pp. 152 sgg.). Fin dal 1881 il Nerazzini, che aveva iniziato nel 1878 la sua carriera come ufficiale medico nella marina militare, si era visto affidare dal ministero degli Esteri una prima missione in Africa Orientale, alla quale numerose altre se ne aggiunsero, fra cui una presso l'Imperatore d'Etiopia Giovanni nel 1885. Nel 1896 egli era senza dubbio uno dei maggiori conoscitori italiani di questioni etiopiche. Sulla sua azione nel 1891 come strumento della politica tigrina di Rudi ni in Eritrea cfr. ROBERTO BATTAGLIA, La prima guerra d'Africa, oit., pp. 512 sgg.