Rassegna storica del Risorgimento

ITALIA POLITICA COLONIALE 1896-1898
anno <1975>   pagina <364>
immagine non disponibile

364
Alberto Aquarone
formala un'autentica convergenza di vedute sul problema coloniale. Accanto a Luzzatti che rappresentava la punta più avanzata dell'opinione antiafricanista presente nel gabinetto (e che nella sua qualità di ministro del Tesoro aveva modo di far sentire tutto il peso delle sue convinzioni in sede di decisioni vi­tali sul problema), vi era un Visconti Venosta tutt'altro che disposto ad avallare una politica di abbandono o di riduzione della colonia ai minimi termina e de­ciso ad operare con prudente fermezza, anche a prezzo delle necessarie conces­sioni e rinunce, per la conservazione dell'Eritrea all'Italia nella più larga mi­sura possibile.34) Per lui, come per Dal Verme, le trattative con Leopoldo II non dovevano significare l'inizio di una più completa rinuncia, ma anzi il mezzo per salvare il salvabile in una condizione di cose estremamente delicata. Diversa, invece, la posizione del presidente del Consiglio. Tutto fa ritenere che, se ap­pena gli equilibri politici interni e la sua situazione parlamentare glielo aves­sero consentito, egli si sarebbe liberato 'di buon grado del fardello eritreo, chiu­dendo alla bell'e meglio un capitolo di storia coloniale italiana, al quale, peraltro, egli stesso aveva dato un non indifferente contributo al tempo del suo primo ministero.35) Egli non era tuttavia uomo da mettere a repentaglio con risoluzioni
3*) È significativo che il primo accenno registrato dai DDI circa l'operazione eritrea da concludersi con il sovrano belga sia costituito da un breve biglietto di Luzzatti a Vi­sconti Venosta, in data 21 gennaio 1897: Finalmente ho fatto un sogno ed è che un Re amico, quello del Belgio, p.e., il cavaliere delle avventure africane pigliasse a coltura il nostro altipiano per certo numero di anni. È un amico, che non pesa e che sa colonizzare. Non mi sentirei umiliato. Vado a Venezia con questa speranza cfr. DDI, serie cit., voi. I, doc. 335, p. 247. Sull'atteggiamento di Luzzatti in materia coloniale, a partire dalle prime avvisaglie dell'impresa di Massaua nel 1885, cfr. LUIGI LUZZATTI, Memorie tratte dal car­teggio e da altri documenti, voi. II: (1876-1900), Bologna, Zanichelli, 1935, pp. 427 sgg. La sostanza del suo pensiero in materia non si discostò mai da quanto ebbe ad affermare già nel gennaio 1885: Non bisogna lasciarsi predominare dalla fantasia del grande e delle avventure eroiche; anche cose modeste, ben ponderate e suscettibili di sicure esplica­zioni, possono appagare il nostro legittimo orgoglio nazionale; e più che all'orgoglio pos­sono rispondere alla cura degli interessi nostri. (...) Escludiamo fin d'ora la dottrina delle colonie per le colonie. Le colonie per l'Italia, adattate all'Italia, rinforzanti e non indebo­lenti il paese; ecco la nostra politica coloniale. Meglio nessuna velleità che le colonie per pompa, per parere qualcosa senza esserlo . Prudenza e scetticismo estremi, quindi, ma non avversione rigida ed assoluta a qualsiasi politica coloniale. Dopo Dogali, egli si di­chiarò contrario ad un ritiro immediato e senza dignità, e consigliò piuttosto di conservare Massaua fino a quando non fosse sorta l'occasione di usarla come moneta di scambio per una base commerciale più importante e più vicina (e pensava in modo particolare a Cipro). Dopo Adua la preoccupazione costante di Luzzatti, ministro del Tesoro, fu quella di dare una sistemazione definitiva al minimo livello possibile alle spese d'Africa, attraverso una politica di disimpegno (ma non necessariamente di ritiro totale) in Eritrea, stretta­mente collegata alla realizzazione dell'obiettivo primo, che era il pareggio del bilancio. H suo tema ricorrente, comunque, era che prima di colonizzare l'Africa bisognava pensare a migliorare le condizioni economico-sociali di quelle regioni d'Italia che all'Africa poco ave­vano da invidiare, nonché ad assicurare al paese la sua posizione internazionale in Europa. In una lettera a Martini del 18 febbraio 1899, egli così per esempio si esprimeva, a propo­sito del loro dissenso sulla questione africana: Noi dobbiamo ancora colonizzare l'Italia, piena di malaria e di infecondità; dobbiamo difenderla per terra e per mare, dobbiamo cercare di tener il nostro posto nel Mediterraneo cfr. ACS, Carte Ferdinando Martini, busta 20, fase. 23.
35) Sulla politica di raccoglimento perseguita da Rudinl nel 1891-92, e sulle sue oscillazioni e incertezze, cfr. ROBERTO BATTACLIA, La prima guerra d'Africa, cit., pp. 506