Rassegna storica del Risorgimento

ITALIA POLITICA COLONIALE 1896-1898
anno <1975>   pagina <365>
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F. Martini governatore in Eritrea 365
nette e ferme una maggioranza alla Camera, che le elezioni del marzo 1897 ave* vano solo apparentemente rafforzato a suo favore grazie alla caduta di numerosi elementi crispini. E non a caso, nella prima fase del negoziato con il sovrano belga, egli tenne a chiarire che il governo italiano nessuna decisione definitiva avrebbe potuto prendere prima di aver tastato il polso della nuova Camera,36) L'occasione non tardò a venire. Era passato poco più di un mese dalla inau­gurazione, il 5 aprile, della nuova Legislatura, quando la Camera tornò ad occu­parsi della politica africana in un ampio e mosso dibattito al quale presero parte quasi tutti i più. autorevoli esponenti parlamentari. Ancora una volta si fronteg­giarono, da posizioni estreme contrapposte, i fautori dell'abbandono completo della colonia da un lato, gli assertori della non diminuita necessità di una vigo­rosa politica di espansione, anche coloniale, dall'altra.37) Era trascorso un anno esatto dall'ultima discussione generale sull'Eritrea e da allora erano andati estendendosi e rafforzandosi, nel paese, d consensi ad una politica di ripiega­mento (ma non di abbandono totale), che una volta messa da parte ogni illu­sione di colonizzazione agricola e di conquiste militari, puntasse tutta verso l'espansione commerciale, prendendo Massaua come base per questa pacifica opera di penetrazione in Africa.38) Una politica di espansione, del resto, che
sgg. Che Rudinì fosse il principale ispiratore, nell'ambito della compagine ministeriale, di una politica di ripiegamento e magari anche di abbandono completo dopo Adua, era con­vinzione pressoché unanime a quel tempo, di cui sono innumerevoli le testimonianze nella stampa quotidiana. Alla data del 24 novembre 1896 Sonnino annotava nel suo diario che rinviato del Times di Londra, Stillman, gli aveva dichiarato di aver tratto la convin­zione, nel corso di una intervista con Rudinì, che l'opinione personale di Rudinì fosse, che la migliore soluzione per gl'interessi politici ed economici dell'Italia fosse il completo ritiro della colonia cfr. SIDNEY SONNINO, Diario, voi. I: 1866-1912, a cura di BENJAMIN F. BROWN, Bari, Laterza, 1972, pp. 318-319. Il manifesto desiderio di Rudinì di abbando­nare l'Eritrea era stato riferito poco prima da Btilow a Hohenlohe; cfr. Die Grosse Politile der europàischen Kabinette, 1871-1914, a cura di J. LEPSIUS et al., voi. XI, n. 2794 (3 no­vembre 1897), pp. 261-262. La piena identità di vedute fra Rudinì e Visconti Venosta in materia coloniale è forse esagerata da FRANCESCO CATALUCCIO, La politica estera di E. Vi-sconti Venosta, Firenze, Marzocco, 1940, pp. 79-80.
36) gì veda quanto Rudinì stesso ebbe a riferire a Visconti Venosta, in data 3 aprile 1897, circa un suo recente colloquio con il ministro del Belgio van Loo, che gli aveva chiesto una sollecita decisione dell'Italia sulle proposte del re Leopoldo: Stimai però op­portuno dichiarare che oltre le note condizioni preliminari già annunziate (delimitazione con Menelik e assenso della Germania e dell'Inghilterra) mi era necessario attendere le risoluzioni del Parlamento sulla Colonia Eritrea. Dissi che non poteva il Governo prendere impegni di sorta prima di avere esposto alle Camere la sua politica e averne avuta l'appro­vazione cfr, DDI, serie cit., voi. I, doc. 407, p. 306.
37) L'Estrema Sinistra chiese ancora una volta al governo di provvedere al più pre­sto all'abbandono completo della colonia. Il discorso di punta in senso colonialista ed afri­canista fu quello del di San Giuliano, che teorizzò l'irrinunciabililà per l'Italia di una poli­tica di espansione, in un momento in cui tutte le nazioni civili facevano a gara nel ten­tare di assicurarsi gli sbocchi necessari all'esuberanza della loro produzione e della loro popolazione. Si trattava di una inesorabile selezione tra i popoli destinati a progredire e i popoli destinati a decadere e l'Italia non poteva sottrarsi a questa legge universale, per­ché sarebbe stata comunque trascinata anch'essa dal turbine irresistibile della storia uni­versale e perché più di ogni altro Stato aveva bisogno di nuovi mercati e di nuove terre di popolamento. Cfr. AP, Camera, Leg. XX, Sessione I, Discussioni, voi. I, pp. 781-782 (tornata del 18 maggio 1897).
38) ln prima linea su queste posizioni era come sempre L'Economista di Firenze, che