Rassegna storica del Risorgimento
ITALIA POLITICA COLONIALE 1896-1898
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1975
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pagina
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366
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366 Alberto Aquarone
non doveva limitarsi solo a quest'ultima, che anzi doveva ridimensionare quel privilegiamento del continente nero che si era avolo negli ultimi anni, per rivol-gersi invece con maggiore alacrità e coerenza di intenti e di sforzi verso quelle regioni e quei mercati delle Americhe ed anche dell'Estremo Oriente, che tanto più promettenti si dimostravano sia come sbocchi per la nostra emigrazione, che come acquirenti dei nostri prodotti.39) Era questo sostanzialmente, per esempio,
non aveva naturalmente mancato di salutare con entusiasmo il trattato di pace dell'ottobre 1896, come primo passo nella direzione giusta dopo tanti anni di errori, contraddistinti dalla enorme sproporzione tra le aspirazioni e i mezzi per raggiungerli cfr. La pace col' UAbissinia, in L'Economista, a. XXIII, n. 1177, 22 novembre 1896, p. 737. L'abbandono completo dell'Eritrea era certo impossibile, se non altro in considerazione del sangue ver* sato e dei capitali investiti, ma bisognava rinunciare alle smanie territoriali e limitarsi a conservare quel minimo di possedimenti territoriali occorrente alla promozione di un fruttuoso commercio. Cfr. La questione coloniale alla Camera, ìbid., n. 1179, 6 dicembre 1896, pp. 769-770. Particolarmente significativo infine, anche in relazione a quel tipo di soluzione del problema eritreo ventilato nelle trattative allora in corso fra il governo e Leopoldo II, l'interessamento dimostrato dalla rivista per un opuscolo che aveva sintomaticamente visto la luce proprio allora (G. ERRERA-E. ALAMANNI, Studi coloniali. La Compagnia commerciale per l'Eritrea, Roma, Loescher, 1897), nel quale i due autori sostenevano l'opportunità di cedere ramministrazione della colonia ad una società privata sul tipo di quelle charter ed companies, che già tanti servizi avevano reso al colonialismo britannico e tedesco. Ma naturalmente, premessa di ciò era il riconoscimento dell'importanza puramente commerciale, come base per i traffici lungo le coste africane ed asiatiche, di Massaua e del territorio circostante. Cfr. Il commercio dell'Eritrea, ibid., n. 1200, 2 maggio 1897, pp. 281-282. L'opportunità del ricorso ad una società privata per una più proficua gestione della colonia africana, una volta riconosciuto ch'essa si prestava esclusivamente ad uno sfruttamento commerciale senza ambizioni di colonizzazione agricola o di ampliamenti territoriali, fu sottolineata in quel torno di tempo anche da L'Economista d'Italia: Il bilancio della Colonia Eritrea, a. XXX, n. 20, 16 maggio 1897, pp. 218-219. La tesi che una testa di ponte in Eritrea potesse essere utile, se non necessaria, per l'espansione commerciale italiana in Africa ed in Asia, non mancò di essere contestata duramente. Si veda per esempio FORTUNATO MAUAZZI, La nostra situazione e la Colonia Eritrea, in La riforma sociale, a. IV, voi. VII, 1897, pp. 257-278. Nell'invocare l'abbandono totale della colonia, l'autore, che militava alla Camera nelle file moderate, osservava fra l'altro che allontanandoci da quel deserto (...) non si comprometterebbe il nostro commercio con le Indie, perché questo commercio è ben meschino e nulla ha che vedere con Massaua; non si sacrificherebbero capitali, perché capitali apprezzabili ed a frutto nell'Eritrea non ve ne sono; non si verrebbe meno a nessuna intelligenza diplomatica, perché trattati legali non ne esistono . E aggiungeva: ce Vi sono colonie di popolamento e colonie di sfruttamento, ma le due qualità fuse insieme, coll'aggravante del dominio politico, costituiscono l'assurdo .
39) Sintomatico, a questo proposito, il mutamento di denominazione sociale effettuato da uno dei più antichi sodalizi sorti in Italia dopo l'unità per promuovere l'espansione economica e politica nel continente nero: la Società d'Esplorazione Commerciale in Africa. Fu proprio il principale suo artefice, Manfredo Camperio, che nell'assemblea dei soci tenutasi nel marzo 1897 propose di eliminare la specificazione <c in Africa dalla denominazione stessa, quale manifestazione esteriore del nuovo orientamento della società, che avrebbe dovuto rivolgere in avvenire la sua principale attenzione all'America. La proposta non fu immediatamente accolta, anche per evitare come osservò il presidente Pippo Vigoni una facile taccia di opportunismo; l'anno seguente, tuttavia, la denominazione sociale fu effettivamente modificata in Società Italiana d'Esplorazioni Geografiche e Commerciali. Cfr. su ciò ANNA MI LANINI KEMÉNV, La Società d'Esplorazione Commerciale in Africa e la politica coloniale (1879-1914), Firenze, La Nuova Italia, 1971, p. 185. Ma per un resoconto più dettagliato dell'intera vicenda e delle sue motivazioni cfr. soprattutto: ANTONIO