Rassegna storica del Risorgimento

ITALIA POLITICA COLONIALE 1896-1898
anno <1975>   pagina <367>
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F. Martini governatore in Eritrea 367
il programma accolto pure da Giustino Fortunato nel suo discorso agli elettori del suo collegio di Melfi delTll marzo 1897. *>) Un programma che s'inseriva in
ANNONI, Società d'Esplorazione Commerciale in Milana, in Rivista Geografica Italiana e Bollettino della Società di studi geografici e coloniali a in Firenze a. IV, fase, IV, aprile 1897, pp. 225-227 e E. PINI, Cenni storici sulla Società Italiana di Esplorazioni Geografiche e Commerciali! in L'Esplorazione Commerciale, a. XVI, fase. VII, 15 aprile 1901, pp. 97-136 (ma specialmente pp. 128 sgg.). Il presidente della Società, Vigoni, fu particolarmente esplicito, nel corso della sua relazione all'assemblea del 28 marzo 1897, nel sottolineare come gl'Italiani non dovessero occuparsi solo dell'Africa: a Si pigli esempio dalle altre nazioni che ogni anno più sciamano nuclei di viaggiatori, esploratori, studiosi, commercianti in tutte le parti del mondo alla conquista di nuovi mercati: guai a lasciarsi sopraffare dalla concorrenza mondiale che si fa ogni anno più terribile, ponendo a dura prova le nostre esportazioni (ANTONIO ANNOISI, op. cit., p. 226). La modifica della denominazione sociale fu poi ratificata dall'assemblea dei soci nel 1899. Fu così soddisfatto, scrisse il Pini, l'an­tico voto di confermare nel titolo odierno della Società il suo larghissimo programma di azione, che non ammise mai per le iniziative coloniali e commerciali fuori d'Italia alcun limite prefisso, alcuna preferenza od esclusione illogica e contraria agli interessi nazionali. La necessità di tale indirizzo andava sempre più imponendosi man mano che crescevano d'importanza i commerci e rapporti coi paesi del Nuovo Mondo, dove si dirigono e si svol­gono le energie dei più forti nuclei di nostri emigranti . Sui pericoli sia politici che mili­tari di una eccessiva concentrazione di energie in Africa si era già espressa con vigore, poco prima di Adua, La riforma sociale nella sua Cronaca politica: a. LEI, voi. V, 1896, p. 155. Sul Camperio, e la parte da lui avuta nella fondazione e nella vita della Società di Esplorazione Commerciale cfr. VAutobiografia di Manfredo Camperio, 1826-1899, rive­duta dalla figlia SITA MEJER CAMPERIO, Milano, Riccardo Quintieri Editore, 1917. È certo che la sconfitta di Adua e la conseguente battuta d'arresto della penetrazione italiana in Africa contribuirono direttamente ad incrementare l'interesse verso nuove e più promet­tenti direttrici d'espansione, che del resto erano già nella natura delle cose. E ciò vale non solo per le Americhe, dove da qualche anno si andava indirizzando una sempre più impo­nente corrente emigratoria, ma anche per l'Estremo Oriente (in seguito alla grave crisi po­litica della Cina che sembrava lasciar presagire una imminente sua spartizione ad opera delle grandi potenze), nonché per i Balcani (che la crisi di Creta aveva proprio in quel­l'anno 1897 riportato più che mai alla ribalta, aprendo all'Italia nuove possibilità di azione diplomatica e commerciale soprattutto con riferimento all'Albania). Si trattava insomma di tutto un vasto e complesso processo di riorientamento dei criteri di espansione italiana, ben al di là del colonialismo tradizionale, che meriterebbe un discorso specifico ben più approfondito, necessariamente da rinviare ad altra occasione. Per una incisiva prima ap­prossimazione a questo tema, ricca di considerazioni assai penetranti, si veda intanto il reeente saggio di GIUSEPPE ARE e LUCIANA GIUSTI, La scoperta dell'imperialismo nella cultura italiana del primo Novecento, in Nuova rivista storica, a. LVIII, fase. V-VI, set­tembre-dicembre 1974, pp. 549-589.
*) Cfr. GIUSTINO FORTUNATO, Il Mezzogiorno e lo Stato italiano, Firenze, Vallecchi, 1973 (nuova edizione con introduzione di MANLIO ROSSI DORIA), voi. II, pp. 332-350. Disse allora fra l'altro Fortunato: oc Anzi che sognare imperi e colonie in Affrica, pen­siamo dunque a proteggere, a difendere, sia alla partenza sia nel viaggio e all'arrivo, le migliaia di nostri fratelli, i quali, non più rassegnati alla fame come a proprio retaggio, volontariamente solcano il mare infido, scendono a New York, a Rio de Janeiro, a Buenos Ayres, e mandano in Italia, ogni anno, a furia di privazioni e di fatiche, da 150 a 200 mi­lioni di lire. Sono que' milioni di lire, per lo appunto, e non altri, che salvano dalla inedia alcune intere nostre province del Mezzogiorno . Quanto all'Eritrea, egli così si espresse: Non ho il coraggio di ascrivermi tra' partigiani dello sgombero immediato di Massaua. (...) Se la colonia ha perduto, come credo, tutto il suo valore economico, può ancora non aver perduta tutta la sua importanza politica: chi può dire, ad esempio, non verrà mai