Rassegna storica del Risorgimento

ITALIA POLITICA COLONIALE 1896-1898
anno <1975>   pagina <368>
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368 Alberto Aquarone
quel più vasto e generale filone di pensiero, che proprio in quanto tendeva a porre il problema dell'accumulazione capitalistica al centro della sua analisi dei mali economico-sociali della nazione e dei modi migliori per sanarli, scorgeva poi nelle imprese coloniali a base di conquiste militari e di occupazioni terri­toriali un freno anziché uno stimolo allo sviluppo economico.41)
giorno in cui potremo restituirla all'Egitto, e per esso alla Turchia, avendone in cambio la Tripolitania? A lasciarla avremo sempre tempo. (...) Restiamo dunque a Massaua, man­tenendo, della terraferma, quanto occorre alla sua difesa, ma rinunciamo, apertamente una volta per sempre, ad ogni proposito di colonizzazione, soprattutto ad ogni idea di conquista militare . Concetti analoghi ebbe ad esprimere fra gli altri ATTILIO BRUNI ALTI, Le colonie degli italiani, Torino, Unione Tipografico-Editrice, 1897, pp. 516 sgg. La direttrice ameri­cana era qui indicata come preminente in modo ancor più. reciso.
41 ) Osservava L'Economista d'Italia, nel citato articolo II bilancio della Colonia Eri­trea, che a il popolo italiano fece plauso alla politica coloniale perché la credette destinata ad accrescere la prosperità economica della patria; fu un'illusione sotto la quale si fece di tutto affinché esso rimanesse . Tanto più splendida l'illusione, tanto più amara la delusione. Naturale quindi che un'opinione pubblica che aveva visto nell'Eritrea nuli'altro che un mezzo di espansione economica, si disamorasse della politica coloniale una volta resasi conto ch'essa era cosa ben diversa da un fatto economico destinato ad accrescere la pro­sperità del paese . Una politica di colonizzazione agricola, peraltro, si era dimostrata inat­tuabile; il fallimento del programma di emigrazione contadina promosso da Leopoldo Fran­chete stava ormai a provarlo inequivocabilmente. Circa l'inutilità di proseguire sulla via dei tentativi di colonizzazione agricola in Eritrea mediante la concessione di piccoli lotti a famiglie contadine, si pronunciò in termini assai drastici, proprio in quel torno di tempo, il vice-governatore della colonia Vigano, in un rapporto del 3 aprile 1897 al ministro degli Esteri, trasmesso da Visconti Venosta al presidente del Consiglio il 29 dello stesso mese. Oggetto specifico del rapporto era appunto il vero stato delle cose relativamente agli espe­rimenti fatti in Adi-Ugri dal Governo, ed a Scinnara e Modacca dalla Associazione Nazio­nale di Firenze affine di togliere ogni equivoco relativamente alia questione delle coltiva­zioni . Sia nel primo caso e si trattava dell'iniziativa promossa da Franchetti con il sostegno diretto del governo che nel secondo, il risultato era stato fallimentare, ed il vice-governatore non mancava di indicare quali ne erano state a suo giudizio le cause prin­cipali. Comunque, le famiglie contadine rimaste si erano ridotte a una decina. La conclu­sione ch'egli ne traeva era quanto mai esplicita: oc Dato tale stato di cose, il mio modo di vedere, quantunque non abbia e non possa avere gran competenza in materia, è di farla finita una buona volta con questi inutili anzi dannosi tentativi i quali sciupano energie, fanno perdere denari preziosi e creano disillusioni e di mettersi seriamente a coltivare nei dintorni dei punti occupati, valendosi dell'opera dei soldati. Ciò è possibile senza nuocere al loro principale ufficio, ed è utile per potersi incamminare verso lo scopo sommamente desiderabile di fare sì che ogni presidio possa vivere totalmente, o in gran parte con le risorse tratte dal luogo, ed eliminare in tal guisa il fatto scandaloso, che in questa Colonia dopo 12 anni di occupazione e dopo 7 dacché salimmo all'altipiano si debba fare ancora venire quasi lutto dall'Italia o dall'India per far vivere i soldati che la situazione politica esige si tengano qua. (...) Perché questo si possa ottenere in un tempo relativamente breve, occorrerebbe che l'opera del governo fosse inspirata a questi concetti 1 non dare più ascolto alle proposte di colonizzarono e alle conseguenti domande di appoggio che gli pos­sano pervenire; 2 appoggiare per contro nel miglior modo la opera del governo coloniale diretta allo sviluppo delle coltivazioni militari, intendendo con ciò denominare le coltivazioni fatte per lo scopo di fare vivere sulle risorse del luogo le truppe che necessariamente si devono tener qui. (...) Le colonie militari romane diventavano colonizzatrici riducendo a coltivo le terre attorno agli oppidi lor assegnati. Perché il nostro soldato non deve imitare il loro esempio producendo il necessario al suo sostentamento in quelle terre ove lo destinò la madre, patria a guardia della sua bandiera? . L'intraprendente comandante delle