Rassegna storica del Risorgimento

ITALIA POLITICA COLONIALE 1896-1898
anno <1975>   pagina <369>
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F. Martini governatore in Eritrea 369
Alla discussione alla Camera sulla questione africana prese parte attiva pure Martini, che il 20 maggio presentò un ordine del giorno sospensivo cosi concepito : La Camera, affine dì dare alla Colonia Eritrea rassetto che meglio convenga e alla dignità e agrinteressi del paese, sospende ogni deliberazione e si riserva di riprendere la discussione intorno all'ordinamento della Colonia, quando, adempiute le condizioni del trattato del 26 ottobre 1896, essa abbia tutti gli elementi necessari ad un giudizio definitivo .42) La proposta era coerente con la tesi espressa già l'anno prima da Martini stesso, non doversi cioè antici­pare gli eventi con decisioni premature che avrebbero potuto compromettere irrimediabilmente una situazione ancora quanto mai fluida ed aperta alle solu­zioni più diverse.43) Ma poteva anche essere una mossa mirante a evitare che la maggioranza della Camera si pronunciasse espressamente ed inequivocabilmente per quella politica di vigoroso raccoglimento preconizzata nel corso del dibattito dallo stesso presidente del Consiglio, e che sembrava ormai dover preludere, se non all'abbandono completo della colonia, per lo meno al ritiro dall'altipiano. >
R. Truppe d'Africa, del resto, era già passato all'azione, come dimostrato da una sua cir­colare dell'll marzo 1897, da luì allegata al rapporto in questione, e con la quale aveva disposto: Nello scopo di trarre dal paese tutte le possibili risorse, e di limitare le neces­sità di trasporti di derrate da Massaua all'altipiano, desidero che in ogni presidio, meno quello di Asmara pel quale dispongo in modo speciale, siano a cura dei rispettivi coman­danti fatte ad economia, per conto dell'amministrazione, quelle colture cui meglio si pre­stino i terreni disponibili nei dintorni dando a seconda dei casi la preferenza al grano, al­l'orzo, alla dura, al granturco, alle patate, ai fagiuoli ed altre leguminose . Seguivano altre istruzioni più dettagliate. Cfr. ACS, Presidenza del Consiglio, Budini, 1897, fase. 112.
42) AP, Camera, Legislatura XX, Sessione I, Discussioni, voi. I, p. 862 (tornata del 20 maggio 1897).
43> Nell'illustraxe il suo ordine del giorno, Martini così si rivolse al governo: a Voi volete una politica di raccoglimento; l'approverò anch'io molto volentieri pel primo, ma a questa politica di raccoglimento un altro raccoglimento si accompagni, il raccoglimento del nostro pensiero, degli animi nostri, della nostra esperienza, sicché sappiamo ciò che fac­ciamo a ibid., p. 867.
44) Nella prima fase del dibattito, e precisamente nella tornata del 15 maggio, Rudinì aveva tenuto a sottolineare come, grazie all'azione dei governo, fossero rimaste disponibili in Eritrea le opzioni più diverse, dato che nulla era stato compromesso: Nell'anno decorso io mi sono sforzato a ricondurre le cose nello statu quo ante, vale a dire nello stato in cui esse si trovavano dopo Coatit e dopo Senafé, l'epoca la più brillante, se così può dirsi, della nostra Colonia affricana. (...) Una cosa sola è mutata ed è questa: che noi, rinunziando al trattato di Uccialli, abbiamo rinunziato alla pretesa di esercitare il protettorato sulTAbis-sinia. Tranne questo, noi siamo tornati allo statu quo ante. Noi possiamo ora liberamente, serenamente esaminare la questione: prendere il partito che a noi sembra più opportuno e più conveniente, e prenderlo liberi da qualsiasi impegno, di qualsiasi natura . Il pro­blema di fondo, escluso l'abbandono completo della colonia che era un'alternativa respinta dal governo, consisteva ormai nella opportunità o meno di conservare l'altipiano. Su ciò, Rudinì dichiarava di rimettersi alla Camera, insistendo sul fatto che toccava alla rappre­sentanza nazionale decidere su una questione così importante e delicata. Bisognava però tener conto di due elementi fondamentali: che non esistevano le condizioni politiche ed economiche per fare dell'Eritrea, e in particolare del suo altipiano, una colonia di popola­mento in grado di accogliere una cospicua corrente di immigrati italiani; che la conserva­zione e quindi la difesa dell'altipiano avrebbe comportato una spesa molto rilevante, pari ad almeno 19 milioni all'anno. Chi si fosse assunta la responsabilità di restare sull'altipiano avrebbe pertanto dovuto assumersi pure quella di approvare forti aumenti d'imposta. Cfr. AP, Camera, Legislatura XX, Sessione I, Discussioni, voi. I, pp. 694-695. Nella successiva